martedì,Dicembre 6 2022

“Il Parto delle nuvole pesanti”, in “Sottomondi” l’omaggio appassionato all’umanità invisibile

Il nuovo tour della band calabro bolognese toccherà domani, 3 gennaio, Roccella Jonica

“Il Parto delle nuvole pesanti”, in “Sottomondi” l’omaggio appassionato all’umanità invisibile

Il Parto delle nuvole pesanti in “Sottomondi” l’omaggio appassionato all’umanità invisibile. È partito lo scorso il 27 dicembre il tour calabrese di “Sottomondi”, il nuovo viaggio musicale della band calabro/bolognese. Parole, versi e musica che servono per vivere, resistere e, in qualche caso, a cambiare. Il disco, uscito di recente con WMusic/iCompany, andrà in giro col tour che domani, 3 gennaio, sarà all’Auditorium di Roccella Jonica, fra le iniziative di Rumori Mediterranei. Sul palco Salvatore De Siena (voce, chitarra e tamburelli) e Amerigo Sirianni (chitarra, mandolino e cori), si alterneranno sul palco: Mimmo Crudo e Max Turone (basso), Antonio Rimedio e Domenico Ziparo (fisarmonica e tastiera), Enzo Ziparo (chitarra classica e battente), Emanuela Timpano (Sax e cori), Manuel Franco (batteria e percussioni).

Come avete scelto il titolo “Sottomondi” per il nuovo disco?

«“Sottomondi” nasce dall’idea di raccontare “l’umanità invisibile” perché siamo convinti che nei suoi sotterranei si trovi l’esperienza umana più autentica ed interessante. Si tratta di un’umanità maggioritaria ma spesso senza voce, un mondo sotterraneo che a volte riemerge, come le acque di un fiume carsico. Raccontiamo il sottomondo dei bambini, delle donne, dei migranti, degli emarginati, dei pazzi attraverso canti e musiche che faticano a farsi ascoltare ma che servono per vivere, resistere, e a volte cambiare… Sottomondi che all’egoismo e all’arroganza del potere preferiscono il gesto della mano tesa, della solidarietà, dell’incontro».

Da quale esigenza nasce l’album?

«In questi anni abbiamo sentite l’esigenza di riappropriarci di spazi di libertà artistica, di andare oltre la classica canzone e di tirare fuori le cose che avevamo dentro senza tante costruzioni che spesso finiscono per annacquare la forza dirompente delle idee. Abbiamo fatto come i bambini che fanno le cose senza farsi tante domande e forse questo è l’aspetto più vero ed autentico dell’arte che dev’essere un’idea, un’emozione senza preoccuparsi della forma, Così Nascono i bambini… Così sono nati brani come “Niente ninna per l’uomo né” dedicata alla vicenda di Riace e vista con gli occhi di una bambina nera che entra nella culla senza spartito… o “Naturaleza Viva”, un pezzo dedicato a Frida Kahlo che stropiccia il pentagramma, o ancora “Non sono mai stato socià” che delle cinque righe ne fa un tappeto di accesso al reparto di psichiatria…».

Qual è il filo conduttore con le altre vostre creazioni?

«Direi che ce ne sono diversi… Sicuramente ce ne uno che è andato annodando sempre di nel tempo i fili non solo dei tredici album ma anche dei progetti paralleli sia in ambito teatrale, come “Roccu u stortu” e “Slum”, che cinematografico con “Doichlanda”, “I colori dell’abbandono” e il recente “Terre di Musica – Viaggio tra i beni confiscati alla mafia”. È l’idea di militanza intesa come impegno verso l’umanità per migliorare il mondo, magari sottovoce, senza clamori. E questo penso che sia un valore importante specie ai nostri giorni in cui musica sta degradando sempre più verso un ruolo di di intrattenimento. E poi c’è la voglia di mettersi in gioco e la curiosità di scoprire nuovi sottomondi… In questo nuovo disco abbiamo collaborato con Tony Canto, un produttore artistico importante della scena world music italiana, uno che ha curato la direzione artistica degli ultimi dischi di Alessandro Mannarino e Patrizia Laquidara. E’ stato molto bravo a capire il nostro progetto ed entrarci senza calpestarlo ma valorizzandolo col profumo delle sue idee timbriche e degli arrangiamenti».

Raccontate una realtà tra luci ed ombre…

«Sì, in effetti i nostri lavori non sono solo di denuncia sociale e civile ma raccontano anche cose belle del mondo… Certo non possiamo sottacere dell’ignoranza che dilaga, tanto da aver scritto un brano dall’edificante titolo “L’ignoranza è figa” o della violazione dei diritti fondamentali dell’uomo, della violenza sulle donne e sui bambini ma raccontiamo anche le testimonianze di uomini come Mimmo Lucano o le esperienze dei tanti giovani che a costo della vita si prendono cura dei beni confiscati alla mafia per restituirli alla comunità».

Siete tornati in Calabria per una serie di concerti che terminerà il 3 gennaio a Roccella Jonica Com’è il vostro nuovo live?

«Suonare in Calabria è sempre un’emozione nuova perché tocca la nostra anima, la mappa dei nostri affetti, dei nostri legami più profondi, umani e naturali, tanto che in quest’album abbiamo inserito una canzone che si chiama “Il percorso calabrozen”, un percorso magico che risale la corrente dei nostri sogni come i vapori salgono da una vecchia pentola… Il concerto per noi rimane sempre una festa di piazza, perché riprendiamo lo spirito della musica popolare, e quindi che suoniamo in Calabria o in Brasile, in Iraq o negli Stati Uniti, cerchiamo di mantenere sempre la stessa energia, ironia ed allegria, oltre ai momenti teatrali a cui stiamo aggiungendo suggestioni oniriche e imprevedibili follie, vestiti circensi e cappelli nuovi creati nella nostra “sala parto”… E poi stiamo cercando di fare comprendere “via live” il nostro progetto artistico anche a chi non conosce il nostro mondo… attraverso una specie di linguaggio “gramlot” simile a quello che usava Dario Fo … Dal vivo faremo le canzoni del nuovo disco ma anche brani storici come “Raggia”, “Lupu” e “Riturnella”, e quelle più recenti come “Onda Calabra”, “L’imperatore”, “Uomini viaggianti”, “Giorgio” e “Vento di scirocco”».

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