sabato,Ottobre 31 2020

Al museo “Philía”, la mostra coi i restauri sostenuti dall’Art Bonus

L'esposizione, curata dal direttore Malacrino, sarà visitabile fino al 22 marzo

Al museo “Philía”, la mostra coi i restauri sostenuti dall’Art Bonus

Al museo “Philía”, la mostra coi i restauri sostenuti dall’Art Bonus dei privati. È stata inaugurata ieri pomeriggio e sarà visitabile fino al 22 marzo, al MarRc di Reggio Calabria: “Philía. Restauri sostenuti dai privati con l’Art Bonus”, allestita nel magnifico spazio di Piazza Paolo Orsi (fino al 22 marzo) e curata dal direttore Carmelo Malacrino.

Una serie di reperti rimasti per molto tempo nei depositi possono ora essere studiati e conosciuti. L’inaugurazione è aperta con un intervento del questore di Reggio, Maurizio Vallone, a seguire la presentazione di Malacrino. «Una mostra di accoglienza – ha spiegato, collocata in modo che il visitatore se la ritrovi davanti non appena arriva. il precedente, riguardante le mostre di oggetti restaurati, afferma il direttore, riguarda il 2017.

«Su queste mostre di accoglienza noi puntiamo molto – chiosa Malacrino – volendo raccontare anche quello che è il museo oltre la valorizzazione delle sue collezioni. Il tema del restauro e della conservazione, delle attività dei laboratori di restauro sono state già oggetto di una esposizione nel 2017, dal titolo “A nuova vita, restauri al museo archeologico nazionale di Reggio Calabria”, con la quale abbiamo presentato non solo gli oggetti, ma chi restaurava gli oggetti, ma chi si impegna a restituire gli oggetti da conoscere e ci permette di consegnarli alle prossime generazioni.

Con Philya restiamo sempre sul tema del restauro utile alla valorizzazione però con un’ulteriore presenza perché si tratta di oggetti restaurati all’interno dell’art bonus ossia una grandissima opportunità che nasce nel 2014 e che permette, tramite un credito d’imposta al 65% di supportare la cultura, lo possono fare tutti: privati o associazioni che hanno voglia e sensibilità adottando un reperto, legando la propria sensibilità ad un reperto che resterà anche oltre l’esposizione».

Infine «Questa esposizione – conclude Malacrino – assume anche il senso di una “restituzione” nei confronti dei nostri primi mecenati, costituita dall’impegno delle tante professionalità che al Museo hanno trasformato una elargizione liberale nel restauro di opere da studiare, valorizzare e consegnare alle prossime generazioni».