sabato,Ottobre 31 2020

Tris di mostre al museo di Reggio: inaugurata “Tesori dal Regno”

Dopo “Philía” e i percorsi di Umberto Boccioni, i pregiati pezzi della collezione del Mann

Tris di mostre al museo di Reggio: inaugurata “Tesori dal Regno”

Tris di mostre al museo di Reggio: inaugurata “Tesori dal Regno”. Tre mostre nel giro di una settimana: dopo “Philía”, coi i restauri sostenuti dall’Art Bonus, i percorsi di Umberto Boccioni ecco “Tesori dal Regno. La Calabria nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli”, l’esposizione, curata dallo stesso direttore del MArRC Malacrino in collaborazione con il direttore del Mann, Paolo Giulierini, allestita al livello E del percorso espositivo fino al 21 giugno 2020.

L’esposizione, inaugurata oggi pomeriggio nella sala Orsi, presenta eccezionali e spettacolari reperti provenienti dagli scavi in Calabria appartenenti alla collezione museale del Mann, con un focus sulla Magna Grecia. 

«Una festa dedicata alla tutela dei museo della Calabria e del Mezzogiorno» evidenzia Malacrino – la mostra rappresenta un momento di continuità nei rapporti tra i luoghi della cultura nelle due regioni del Sud d’Italia, in particolare da quando fu concepito il Museo di Napoli, nel XVIII secolo d.C., come “museo universale”, che è andato arricchendo le proprie collezioni con reperti provenienti da tutto il territorio delle regioni meridionali; queste, fino all’Unità d’Italia (1861), avevano fatto parte del Regno delle Due Sicilie».

Tra i reperti: il Sarcofago di Eremburga, da Mileto, risalente a  fine II secolo d.C. (quindi, realizzato in un periodo più antico rispetto al suo riuso per la sepoltura della seconda moglie di Ruggero I d’Altavilla, Eremburga, da cui ha preso il nome).  Esso contiene la raffigurazione di una Amazzonomachia (lotta tra amazzoni e Greci), in una scena inquadrata in una cornice di due listelli, di cui quello inferiore con al centro una ghirlanda di foglie d’alloro (segno che il sarcofago era destinato ad accogliere le spoglie di un personaggio importante).

Tra gli oggetti che il pubblico potrà ammirare, anche un cratere (vaso utilizzato per mescere vino e acqua) apulo a figure rosse, da Ruvo, (360-350 a.C.), un grande cratere a figure nere, da Locri (VI secolo a.C.) e alcuni piccoli vasi configurati, tra cui un rhyton(boccale conformato a testa umana o di animale) a testa di ariete, di fine V secolo a.C.

Come chiarisce Malacrino «Questa occasione espositiva si presta per rinsaldare “antichi” rapporti culturali tra popoli e territori che hanno condiviso esperienze di vita ancor prima delle poleis magnogreche, e poi nel lungo periodo romano, fino all’età moderna. Il “focus” è sulla Magna Grecia, in linea di continuità con la mostra “I Greci d’Occidente. La Magna Grecia nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli”, del 1996, e con la recente riapertura della Collezione Magna Grecia al Mann».

Le collezioni reali costituivano il nucleo originario, successivamente incrementato con acquisizioni, anche da collezioni private. Nel 1865, il Museo acquisì la grande collezione privata Santangelo, con oltre 1400 reperti, tra vasi, terrecotte, bronzi, e 43mila monete, insieme a stampe e dipinti. Molti materiali, tra questi, provenivano dagli scavi in Calabria.

Con la mostra, il museo napoletano, ricambia la “cortesia” del prestito di uno dei capolavori più “preziosi” del patrimonio archeologico del Museo di Reggio, la “Testa del Filosofo”, insieme ad altri reperti della collezione museale del MarRC, per la mostra “Thalassa. Meraviglie sommerse del Mediterraneo”, a Napoli, fino al 9 marzo 2020.

«C’è un fermento culturale vero che non è statico ma è dinamico – Irene Calabrò, assessore comunale alla valorizzazione del patrimonio culturale – sia in relazione con diverse realtà (si tratta di pezzi nostri custoditi a Napoli), sia come strategia di valorizzazione che ovviamente inorgoglisce Reggio e rende più prezioso ciò che custodisce il museo di Reggio Calabria.

Una tecnica di valorizzazione, che è il prestito di cui noi beneficiamo, che mette in risalto i nostri pezzi, poiché si entra in relazione con nuovi sistemi di valorizzazione, quelli del museo di Napoli ma è un’offerta di cui la città gode e beneficia. Quindi è aprire i confini e i metodi di conoscenza, un bene che torna. Lo abbiamo fatto con le tavolette di Antonello Da Messina che sono state esposte a Matera, lo abbiamo fatto con quadri di Cannizzaro in una mostra del Settecento a Lamezia, è una strategia che si condivide con un’azione che serve a promuovere il patrimonio».