lunedì,Novembre 23 2020

SpazioTeatro, in scena Pitagora, voce dell’anima universale

Approda a Reggio la pièce scritta da Marcello Bruno, sul palco la classe di Ernesto Orrico e la chitarra di Massimo Garritano

SpazioTeatro, in scena Pitagora, voce dell’anima universale

Chi è Pitagora? tutti lo conosciamo come un grande studioso della matematica, un filosofo; per quelli più vicini a lui poi era un maestro. Nella pièce “La fuga di Pitagora lungo il percorso del Sole”, andata in scena SpazioTeatro, ne “La casa dei racconti”, con la recitazione di Ernesto Orrico e Massimo Garritano alla chitarra, Pitagora è l’essenza.

Un polilogo di stati d’animo

È la voce della nostra anima, di quella parte di noi, completamente slegata dal mondo materiale, che vive in eterno: non nasce non muore, ma passa da un corpo ad un altro seguendo la linea del Sole. Ed è la parte saggia e compassionevole, quella che non sacrifica gli animali perché come noi, sono parte integrante dell’Uno.

L’Uno, l’Universo che, spiega Pitagora, infinito, accostato al due: il Diverso, l’unione di due punto, l’uomo e la donna, il bianco ed il nero, la dualità che pervade ogni cosa. Lo spettacolo ha debuttato a Roma, il 23 gennaio all’ÀP – Accademia Popolare dell’antimafia e dei diritti; il 14 febbraio è andato in scena a Crotone, al Teatro della Maruca. Un “polilogo di stati d’animo”.

Dieci finestre nel racconto in cui, il palco nero vuoto si lascia accendere dallo scintillio vibrante dello specchio che incarna il volto di un Orrico, prima Ippaso discepolo fedele del maestro straniero, arrivato a Crotone dall’isola di Samo; poi è una maschera d’oro da cui esce la voce in esterna che tradisce le sembianze di Phyllis: discepola caparbia, coraggiosa e curiosa.

E intorno al mondo di Pitagora, con suo strano preciso modo di raccontare, ruotano le queste figure che aprono, nonostante l’iniziale ambientazione che si perde nel mondo greco, spaccati di realistica verità.

Uno sguardo puntato sul presente, egoismo, nazionalismo, tutti ben incarnati dall’emblematico grido del discepolo infedele «Chiudete i porti!» di salviniana memoria. Bravo Orrico, padrone sicuro del palco, bravo a passare inesorabile col suo manto nero, da una personificazione veloce ad un altra, fino al toccante monologo finale sul ricordo che fa l’anima di tutte le vite in cui si è incarnata.

Pitagora, Orrico e lo scritto di Marcello Walter Bruno

La storia nasce da un primo scritto di Marcello Walter Bruno, professore associato all’Università della Calabria. Si è occupato molto di cinema, fotografia, comunicazioni di massa e poco di teatro. Ha però collaborato come drammaturgo con Giancarlo Cauteruccio/Krypton.

«Più volte gli avevo chiesto e non riusciva a recuperalo. L’ultima volta c’è stata la sollecitazione di Carlo Gallo del teatro di Crotone. Lo scritto però era andato perduto negli anni – afferma Orrico – finchè, dopo le continue richieste, si è offerto di farne un altro. Il testo scritto che ci è arrivato a pezzi, in tre o 4 mesi». Tutto il tempo per elaborarlo, metabolizzarlo e costruire una storia che potrebbe cambiare nelle prossime messe in scena, in divenire come il cosmopolita Pitagora.

Garritano e i tempi differenti

E il binomio voce recitante e chitarra narrante tiene perfettamente il passo. «Tempi differenti, apparentemente in contrasto, scelti appositamente – chiosa Garritano dopo lo spettacolo – applicando la matematica si rischia di essere cervellotici, di fare esercizio di stile». Invece ne viene fuori un’armonia gradevole, tetra a volte, perfetta per accompagnare l’incalzare della recitazione. Musiche scritte per lo spettacolo ad eccezione di “Costellazione 5”, estratta dall’album “Present” del 2016, che s’intona alla scena.

“Piccoli lettori, grandi cittadini”

SpazioTeatro, prima dello spettacolo, sia sabato che domenica, nel corso della replica pomeridiana, ha ricordato il progetto “Piccoli lettori, grandi cittadini”, voluto dall’amministrazione comunale, a cura del gruppo area metropolitana “Nati per Leggere” con il supporto della scuola di Fundraising di Roma. Beneficiari diretti e immediati dell’intervento sono i bambini, ma gli effetti del progetto possono riverberarsi su tutta la comunità, che ne diviene il principale beneficiario indiretto.

Ogni libro donato sarà una preziosa chiave per entrare e agire in territori fortemente urbanizzati. Anna Calarco, di SpazioTeatro, ha ricordato che aderire alla raccolta fondi è un’opportunità di gratificante mecenatismo culturale nel proprio territorio; si usufruisce delle detrazioni fiscali del 65% secondo la disciplina dello strumento dell’Art bonus ed è una qualificante pubblicità indiretta. L’impatto di questo intervento può essere rivoluzionario: il piccolo bambino che “legge” attraverso la relazione con il suo adulto di riferimento diventerà non solo più “performante”, ma soprattutto amerà leggere da grande. E un adulto che legge non è solo più colto ma è una persona più riflessiva, più critica, più libera, un cittadino migliore.