sabato,Ottobre 24 2020

Carenza di motivazione? La spiegazione di alcuni teorici della psicologia sociale

La motivazione è una questione di orientamento e di intensità, di attivazione (o di arousal) e di mobilizzazione delle risorse

Carenza di motivazione? La spiegazione di alcuni teorici della psicologia sociale

di Luana Francesca Laganà* – Essere sempre motivati per raggiungere un obiettivo non è sempre facile, a volte capitano dei giorni in cui al posto di andare al lavoro preferiremmo uscire a fare una passeggiata oppure semplicemente stare distesi sul divano a guardare un film, ma perché accade ciò? Che cos’è che influenza la nostra motivazione?

La motivazione è una questione di orientamento e di intensità, di attivazione (o di arousal) e di mobilizzazione delle risorse, si può dire, infatti, di essere motivati a fare qualcosa ma in assenza di uno stato di attivazione fisiologica non vi sarà una reale motivazione. Molti studiosi hanno analizzato il fenomeno in termini di costi e ricavi, una persona, ad esempio, sarà più motivata se avrà alti ricavi e costi bassi. La logica della motivazione nacque nel 1912, quando Cannon e Washburn con la loro legge motivazionale della difficoltà evidenziarono il ruolo degli ostacoli nel raggiungimento degli obiettivi: maggiori saranno gli ostacoli, maggiore sarà lo sforzo, maggiori saranno le risorse da mobilitare, maggiore sarà la motivazione.

Nel 1970 la teoria venne ripresa dallo psicologo Jack W. Brehm, il quale si focalizzò sulle implicazioni della legge motivazionale della difficoltà; ragionando in un’ottica funzionale, sostenne che entro una certa soglia la funzione della motivazione non cresce in quanto per l’organismo è più utile disinvestire energia al posto di continuare a consumarla per raggiungere un obiettivo irraggiungibile (principio di conservazione dell’energia). Una volta raggiunta questa soglia la funzione non dovrebbe più cambiare (non importa se la difficoltà aumenta ulteriormente, ormai il soggetto ha già disinvestito le energie). L’intensità della motivazione, quindi, dipende non solo dalla difficoltà ma anche dalla nostra soglia, è, infatti, una funzione congiunta tra aspettative, valori e bisogno. Non è detto, dunque, che una persona con motivazione potenziale alta potrà affrontare tutto, dipende dalla difficoltà e da come quest’ultima viene letta e percepita. Secondo il teorico Svend Brinkmann la percezione di un ostacolo varia in base alle caratteristiche dell’organismo, se una persona è stanca (mood negativo) 10 scalini le sembreranno 20 e mobiliterà più energie (motivazione reale più alta), mentre se è allenata e riposata (mood positivo) 10 scalini le sembreranno 5 e mobiliterà meno energie (motivazione reale più bassa). Se gli scalini però diventano 50 la persona stanca abbandonerà, mentre la motivazione reale della persona riportata aumenterà. In un’altra condizione in cui gli scalini invece sono 100 (difficoltà eccessiva, sopra la soglia) abbandoneranno sia la persona stanca e quella riposata.

Il mood (l’umore di base), quindi, determina la percezione della difficoltà e, conseguentemente, il nostro livello di motivazione.

*psicologa