Arcigay “I due mari”, l’Arena dello Stretto si accende con le bandiere arcobaleno

La presidente Michela Calabrò: «Il Parlamento approvi la legge contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale e l’identità di genere»
La presidente Michela Calabrò: «Il Parlamento approvi la legge contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale e l’identità di genere»

L’Arena dello Stretto si accende con le bandiere dai dell’arcobaleno. Così a Reggio Calabria è stato celebrato simbolicamente il mese dell’orgoglio gay. Così ha deciso l’associazione Arcigay “I due Mari”: nessun corteo, tutti i pride sospesi mentre resta aperto e vivo il laboratorio culturale e politico che il pride rappresenta. Hanno sfilato distanziati all’Arena i giovani e colorati fautori del pomeriggio, per poi posare la bandiera e sedersi sopra. Da qui partono le riflessioni sull’attuale situazione.

L’uguaglianza di tutti e tutte

«Oggi è il 51° anniversario dai moti di Stonewall, l’emergenza sanitaria ha impedito di confermare la parate previste per quest’anno – chiarisce Michela Calabrò, presidente dell’Arcigay di Reggio e presidente della commissione pari opportunità al Comune – abbiamo deciso, rispettando la normativa, di organizzare eventi celebrativi ma carichi di significato. Stamattina con la mostra “Motion”, al palazzo della cultura, con gli scatti del pride dello scorso anno e adesso apriremo il bandierone, simbolo dell’associazione reggina, un gesto simbolico, ma carico di significato per ribadire l’uguaglianza per tutti e tutte».

Una legge contro le discriminazioni

La manifestazione inoltre «Vuole essere uno stimolo per ribadire la necessità per l’Italia di approvare una legge contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale e l’identità di genere. Il nostro parlamento non ha calendarizzato nulla, c’è stata una forte ed operosa discussione in commissione giustizia. Chiediamo al parlamento che venga calendarizzata e che venga approvata senza battaglie ideologiche che non servono a nessuno. L’Italia ha bisogno di una legge che lavori su diritti e prevenzione. Lo chiedono tanti ragazzi, tanti adulti contro l’omobitransfobia è una battaglia di civiltà, di diritti, di uguaglianza».