lunedì,Novembre 30 2020

Reggio Calabria, Gennaro Calabrese: le elezioni comunali nella parodia di Full Metal Jacket

Presi di mira dall’imitatore reggino gli aspiranti sindaci Eduardo Lamberti Castronuovo, Enzo Vacalebre e Klaus Davi e l’uscente Falcomatà

Reggio Calabria, Gennaro Calabrese: le elezioni comunali nella parodia di Full Metal Jacket

È andato a scomodare la scena cult di uno dei film più famosi, “Full metal jacket”, per raccontare la situazione delle elezioni comunali Reggio Calabria. Il comico e attore reggino, Gennaro Calabrese torna nei ruoli di doppiatore imitatore che tanto successo gli hanno portato su Sky e dà voce al mitico sergente maggiore Hartman intento a vessare un plotone di giovani coscritti del capolavoro di Stanley Kubrick. Quello che ci troviamo davanti è un generale incredulo di fronte a “12 candidati” a sindaco di Reggio Calabria. Ma, controllando all’ufficio elettorale, il generale “Gennaro” scopre che “È vero, incredibilmente vero!”. La domanda quindi nasce spontanea: cos’é che li porta a candidarsi?

Enzo Vacalebre

Il primo preso di mira è Enzo Vacalebre (Alleanza calabrese), che da anni ha espresso la volontà di candidarsi, silenzioso ultimamente, ma presente. «Tu sei quello nero dentro e nero fuori?». Interroga il sergente e poi lo mortifica ricordando «Non mi risulta che tu sia il candidato della destra, scelto dalla Lega bevendo un mojito al Pepy’s».

Klaus Davi

E poi c’è l’irresponsabile Klaus Davi che osa parlare di “bicchiere di vino” proprio adesso che è in dubbio la festa patronale della Madonna. Quella in cui, per intenderci: i capisaldi culinari vino e satizzo (la salsiccia). Davi viene apostrofato come il “supereroe che vuole sconfiggere la ‘ndrangheta” e sbeffeggiato.

Eduardo Lamberti Castronuovo

«Hai due cognomi per darti più importanza» grida il sergente maggiore a Eduardo Lamberti Castronuovo, Edy, medico, titolare di una tv e di un istituto di analisi cliniche, profondo conoscitore delle opere liriche. E da qui parte il quiz pronunciando frasi a per tastare le conoscenze del èfine intenditore» che non si smentisce e azzecca la Bohème (“Che gelida manina”).

Giuseppe Falcomatà

Con lui è come sparare sulla Corce Rossa. Per fare innervosire il sindaco uscente, Giuseppe Falcomatà, basta solo non chiamarlo col suo nome. Perchè sono i vezzeggiativi e i diminutivi che non sopporta. Quando è il suo turno Falcomatà viene apostrofato ripetutamente Peppe dal sergente Gennaro e, per sfinimento, anche Pino e Pepè, fino a trovare una soluzione: “bellicapelli”. E infine la minaccia: «Se vuoi vincere le elezioni fa in modo che festa Madonna si faccia».