sabato,Ottobre 24 2020

Cultura, “Vivere di.versi”: il romanzo di Cetty Costa si anima dell’unicità dei personaggi

Il secondo libro dell’autrice reggina racconta di un’inusuale terapia di gruppo. E la catarsi dei “diversi” che passa attraverso parole, emozioni e disegni

Cultura, “Vivere di.versi”: il romanzo di Cetty Costa si anima dell’unicità dei personaggi

La diversità come un’opportunità. Il volare in una direzione differente rispetto a i canoni che società e storia hanno sempre dettato. Cambiare il punto di vista: non “diversi” ma “unici”. Dopo “Il mio sesso viola”, il secondo libro di Cetty Costa è “Vivere di.versi” (Sabbiarossa edizioni). Dopo il battesimo di agosto, la seconda presentazione del libro della scrittrice e illustratrice reggina è stata giovedì, da “Zio Fedele”, a Reggio Calabria, con letture di Rosanna Palumbo, ed interventi musicali di Tiziana Serraino; ha moderato l’evento Gabriella Lax, giornalista di LacNwes24 e IlReggino.it. 

Si può raccontare la trama del romanzo senza per questo togliere al lettore l’entusiasmo di scoprire, parola dopo parola, l’emozione che fa da padrona. Nello spazio senza tempo che l’autrice chiama “amistade”, la terapia di gruppo ha inizio: da una parte c’è lui, il padre della psicanalisi, Sigmund Freud, dall’altra struggenti e vivi Gesù, Mia Martini, Rita Hayworth, Muhammad Alì, Pierpaolo Pasolini, Veronica Franco, Alda Merini, Michel Petrucciani, Anna Frank.

«Il romanzo è una scommessa: faccio terapia da quando avevo 19 anni per cui sicuramente scrivere di terapie di gruppo è qualcosa di familiare. Ho trovato l’escamotage di parlarne in modo potremmo anche dire “leggero”, anche se i temi trattati leggeri non sono, unendo il discorso psicoterapia a quello dell’arte che mi sempre affascinata nella vita. Ho utilizzato personaggi che mi sono cari da sempre: come Alda Merini, Piepaolo Pasolini, per la poesia; Michel Petrucciani, Mia Martini per la musica. Li ho messi insieme usando la terapia di gruppo con un grande maestro che è Freud che da ragazzina ho letto molto. Adesso da adulta e dopo anni di terapia mi sono emancipata ma lui resta un colosso nel suo campo e per questo l’ho scelto e l’ho voluto utilizzare».

L’autrice ci rende partecipi dell’incedere a volte cauto altre impetuoso delle loro storie: uniche, come i personaggi. La loro descrizione le rende vive padrone nel giogo del tempo. Ognuno ha un compito, ognuno ha subito una deriva: una lacrima, un dolore li accomunano, così come la perseveranza. Un libro che sembra un pezzo teatrale e che lo sarà, come svela a sorpresa l’autrice. Tra i tanti nella storia prendono il palcoscenico ed il loro posto in nove. «La selezione mi è venuta naturale, nel senso che volevo scrivere un romanzo che riuscisse a parlare dei sentimenti che ogni singolo essere umano racchiude in sè e di una forma di diversità differente: le ho ritrovate in questi personaggi che amo. Anche se dietro di loro si celano persone che ho al mio fianco, che ho conosciuto, anche me stessa».

Ma c’è un elemento in comune con il libro precedente: «Sono io il filo di continuità, dal primo romanzo di natura parossistica di estremo romanticismo e anche lì di discriminazione, di uguale c’è la diversità normalizzata il più possibile e l’amore perché quando si scrive un libro si mette amore inevitabilmente».

Ad animare la serata le letture su Rita Hayworth e Alda Merini della Palumbo e la cantautrice Serraino che ha aperto con “Sei e ci sei”, il brano da lei creato dopo la lettura de “Il mio sesso viola”. Sempre dalla voce della Serraino hanno preso voce le pagine di vita dedicate a Mia Martini.