venerdì,Ottobre 30 2020

Gerace, celebrato l’anniversario della fucilazione dei 5 martiri

La vita e la morte di Gaetano Ruffo, Pietro Mazzone, Rocco Verduci, Michele Bello e Domenico Salvadori ripercorse in un incontro pubblico

Gerace, celebrato l’anniversario della fucilazione dei 5 martiri

Il 2 ottobre 1847 nella Piana di Gerace un plotone di esecuzione delle milizie borboniche uccide Cinque giovani intellettuali dell’ex Distretto di Gerace che avevano innalzato al cielo il grido di “Viva L’Italia viva la Costituzione”. La vita e la morte di Gaetano Ruffo, Pietro Mazzone, Rocco Verduci, Michele Bello e Domenico Salvadori, i “Cinque Martiri di Gerace”, sono ben descritte nel libro del professore Enzo Cataldo dal titolo: “Storie di idee e di rivoluzioni. I moti del 1847-’48 in Calabria e i Cinque Martiri di Gerace” (Laruffa editore). Un libro che contiene una ricerca storica, fondata su documenti e atti dell’epoca, ma comprende anche un’ipotesi suggestiva sul possibile ritrovamento dei cadaveri dei cinque eroi risorgimentali.

Di tutto questo si è discusso in un interessante e partecipato convegno, moderato da Rocco Muscari corrispondente di “Gazzetta del Sud”, che si è tenuto venerdì 2 ottobre scorso nella splendida location della Chiesa Monumentale di San Francesco a Gerace. A distanza di 173 anni dalla fucilazione dei Cinque Martiri la Città di Gerace ha voluto ricordare il sacrificio di quei giovani ospitando la presentazione del libro di Enzo Cataldo.

Il sindaco di Gerace Giuseppe Pezzimenti ha ricordato, come ogni anno, il sacrificio di quei giovani eroi che hanno lottato e sono morti per affermare le idee di libertà e uguaglianza che un mondo arcaico mal digeriva, tanto da opporsi con forza e crudeltà ad una rivoluzione gentile: «Il loro sacrificio rappresenta un valore fondamentale per tutti, perché sugli ideali di libertà che i cinque martiri hanno manifestato allora si fondano le radici della nostra storia». Il sindaco Pezzimenti ha sottolineato l’importanza di far conoscere la storia dei cinque martiri agli studenti di tutte le scuole della Locride. Sul punto il dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Gerace Francesco Sacco ha rimarcato l’importanza educativa che assume la vicenda storica e culturale dei Martiri, ricordata già nel corso della mattinata dagli studenti con la presenza del sindaco Pezzimenti: «A scuola si torna ad insegnare l’educazione civica, una materia fondamentale per costruire su solide basi il futuro della società».

Sulla medesima linea è stato l’intervento del sindaco di Bovalino Vincenzo Maesano che ha evidenziato la necessità di educare i giovani a conoscere i valori fondamentali dell’uguaglianza e della libertà.

È seguita l’interessante relazione di Giuseppe F. Macrì, presidente del Comitato Provinciale di Reggio Calabria dell’Istituto per la storia del Risorgimento Italiano, che ha ricordato come di recente il prof. Lucio Villari ha riconosciuto che il 1847 Geracese ha rappresentato la nascita del Risorgimento Italiano che ha portato alla caduta del Regno Borbonico: «L’eco del sacrificio dei cinque giovani martiri geracesi si è propagato in tutta Italia, tanto che i patrioti delle Cinque Giornate di Milano indossavano il cappello alla calabrese per ricordare lo spirito indomito dei patrioti della Calabria. La storia dei Cinque Martiri di Gerace deve essere fonte di ispirazione ancora oggi per tutti noi, affinché possiamo proseguire nel campo della ricerca storica per spiegare i molti punti oscuri che ancora ci sono, come il luogo di sepoltura dei loro corpi».

Su questo specifico punto Enzo Cataldo ha ripercorso gli esiti della sua ricerca che lo ha portato ad ipotizzare che i resti dei corpi dei cinque eroi potrebbero far parte delle ossa umane rinvenute in una fossa comune del cortile della chiesa di Monserrato a Gerace.

Il ritrovamento da parte dell’autorità giudiziaria, tempo addietro, di un agglomerato di ossa del periodo della rivoluzione e l’età emersa compatibile con quella dei Martiri, assieme ad altri indizi, ha fatto scattare il sospetto al professore Cataldo che lì vi potessero essere sepolti i resti dei cinque giovani, è stato rinvenuto un teschio che presenta all’altezza delle tempie un foro d’entrata e uno d’uscita assimilabile ai segni lasciati da un colpo d’arma da fuoco. Altri dati interessanti sono inseriti nel libro di Cataldo dove, tra l’altro, si trova lo studio effettuato sulla scrittura di Michele Bello da parte di Giulio Di Bernardo, esperto grafologo, che ha relazionato sul punto evidenziando la personalità del martire sidernese: «Rivoluzionario gentiluomo con grandissime capacità organizzative, buono d’animo e persona idealista e positiva».