giovedì,Agosto 11 2022

Sergio Pugliesi, il maestro liutaio che trasforma l’anima del legno in strumenti musicali

Scilla, i lavori di “Oliver guitar” hanno richieste in tutto il mondo. Ma il fiore all’occhiello resta la chitarra battente

Sergio Pugliesi, il maestro liutaio che trasforma l’anima del legno in strumenti musicali

Dall’Australia all’America. I suoi strumenti musicali fatti a mano prendono il volo in ogni parte del mondo. E ogni strumento ha un suo timbro ed è unico perchè strettamente connesso con chi l’ha costruito. Dalla passione per la musica e da una famiglia di antica tradizione di falegnameria Sergio Pugliesi diventa liutaio: La sua è la bottega a Scilla  ed ha il marchio unico “Oliver Guitar”.

Tutto comincia quando giovanissimo e innamorato della musica vorrebbe un basso. Ma erano altri tempi, negli anni Ottanta non c’era internet, era difficile procurarsi uno strumento. Così decide di fabbricarselo e così nasce la liuteria prestigiosa. Una bottega specializzata per “confezionare” strumenti su misura. A misura di musicista. Per intenderci un po’ come accade con gli abiti cuciti dal sarto…Un maestro liutaio che basa il lavoro sulla tradizione che però a tratti va cambiata. Se così non fosse dal clavicembalo non si sarebbe mai passati al pianoforte.

Da dove nasce questa bottega?

«È un lavoro iniziato da mio trisavolo, il nonno di mio nonno. La mia da sempre è una famiglia di falegnami, quindi qui dentro sempre stata fatta la lavorazione del legno. Nel 1999 ho aperto la liuteria, deviando da quello che era il cammino della falegnameria. Ho unito l’aspetto timbrico alla realizzazione degli oggetti in legno. Ho iniziato con le chitarre elettriche, sono passato alle chitarre classiche e adesso sto realizzando un bel progetto con le chitarre battenti».

È la chitarra battente il vero gioiello?

«Sì, è uno strumento antico del Seicento. Uno strumento che in questo momento sta prendendo nuova linfa da un lato grazie al mio lavoro timbrico e dall’altro grazie al repertorio creato da Francesco Loccisano. Si sta creando un bell’ambiente e dallo scorso anno la chitarra battente è diventata materia di studio specialistico al conservatorio di Reggio Calabria» .

Qual è il parco clienti?

«I clienti principali sono musicisti a tutte le parti del mondo. Le mie chitarre spaziano dal Canada, al sud America, in tutta Europa, fino in Australia. Però ho anche clienti locali, per le riparazioni, e chitarre elettriche e battenti le ho vendute anche in zona».

E la richiesta più bizzarra?

«Ultimamente ho realizzato un basso monocorda da una scopa, il cliente pensava non ci potessi riuscire e invece un liutaio può fare tutto».

Cos’hanno di speciale i suoi strumenti?

«Hanno il timbro che fa la differenza sostanziale rispetto ad uno strumento costruito in serie, molte volte. Ad esempio, se parliamo delle chitarre, ci sono i materiali: sono costruite in multistrato, non in legno solido che già suona da solo. Un liutaio riesce a tirare fuori il meglio dal legno. L’industria riesce a fare le cose in serie, anche centinaia al giorno. Per me invece ci vogliono circa due mesi per creare uno strumento e per questo ho una lista d’attesa di un anno».

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