giovedì,Agosto 11 2022

Cultura, arte e musica, finisce il 2020: ma davvero è stato l’annus horribilis?

Ci siamo fatti raccontare da cinque artisti come hanno vissuto questi mesi senza pubblico: per molti di loro è stato un periodo prolifico

Cultura, arte e musica, finisce il 2020: ma davvero è stato l’annus horribilis?

Si avvia alla fine l’anno della pandemia, l’annus horribilis per arte e cultura e per tutto l’indotto che vive di mostre, di pubblico dal vivo, del calore degli spettatori, degli abbracci degli applausi. E diversamente non avrebbe potuto essere con la chiusura dei teatri, dei cinema e l’interruzione degli spettacoli, salvo qualche eccezione e con le dovute e rigidissime misure anticovid. Per chi di arte e cultura vive non è semplice tracciare un bilancio: in alcuni casi la necessità aguzza l’ingegno o favorisce sinergie per andare avanti.

L’ultima novità è costituita ad esempio dal Coordinamento delle Imprese di produzione di spettacolo dal vivo della Città Metropolitana di Reggio Calabria (Coro Lirico F. Cilea, Mana Chuma Teatro, Officine Joniche Arti, Orchestra Teatro F. Cilea, Proskenion, Scena Nuda, SpazioTeatro, Teatro Primo, Traiectoriae; 2 nel comprensorio della Città Metropolitana: Accademia Senocrito, Centro Teatrale Meridionale), che riunisce 11 imprese di produzione che svolgono attività professionale nel campo di teatro, musica e lirica. Vediamo come gli artisti hanno vissuto questo 2020.

Teresa Timpano, regista e attrice «Sono molto ottimista di natura e mi rigenero continuamente. Cerco di trovare una via nuova partendo da ciò che è. Quando è iniziata la pandemia ho pensato subito ad un progetto online per stare vicino alle persone che ci avevano seguito negli ultimi anni perché non perdessimo l’opportunità di ricercare insieme. Nel frattempo ho pensato che potesse essere un importante momento formativo ho fatto un corso d’inglese, sono stata vicino a mia figlia…Ho riflettuto su quanto sia importante la vita, che più essenziali si è e più vicini si è agli altri più si è felici.

La cosa più forte per me è stato prendere coscienza di un nuovo coraggio, di dire la mia. come se non ci fosse più niente da perdere. Mi sento di aver fatto una trasformazione. Nel contempo mi rendo conto che intorno c’è il disastro, in molti ambiti, nella cultura, tra i miei colleghi c’è molta depressione. Ma molto dipende da ciò che avevi costruito prima, dalla nostra nazione, dove il Sud Italia è ancora ghettizzato però ci sono nuove aperture. Mi sento èiù forte e spero di poter essere vicina a chi questo non riesce a farlo. Spero in un futturo più roseo, ma dipende molto da noi».

Tiziana Bianca Calabrò scrittrice e attrice: «La Pandemia è un evento straordinario e terribile che ci ha costretti a ridisegnare le ore. Per il mondo dell’arte e dello spettacolo dal vivo, costituisce a una vera e propria via crucis, delineata, a ogni stazione, da decreti restrittivi. Per quanto mi riguarda, ho visto l’arrestarsi, di uno spettacolo teatrale, di cui sono stata co-autrice nella scrittura drammaturgica, la cui replica era prevista nel mese di marzo. La pandemia, al contrario non ha impedito la pubblicazione nel mese di giugno, di una raccolta di racconti scritti con Eleonora Scrivo, il cui titolo sembra  accomodarsi dentro questo tempo: “La cura provvisoria dei tratti fragili”.

I social, in questo caso, sono stati mezzo prezioso di divulgazione e “incontro”, regalandoci anche una ristampa. Quanto alla scrittura, trattandosi di un atto solitario, non si è mai arrestata in questi mesi, dal blog ad altra materia creativa riversata sul foglio. Il confronto con le nostre fragilità e l’imprevedibile, ha stimolato ancor di più il pensiero e lo scavo introspettivo. Parte di queste energie sono approdate in uno spettacolo on-line ideato con Eleonora Uccellini, che ridisegna l’alfabeto di questa pandemia e “in scena” da poche settimane. E insomma il mio pc è pieno di tracce narrative di questo tempo, custodite in racconti e altre architetture di scrittura. Perché in fondo questo è il mio modo di decodificare e attraversare questo tempo così assurdo, così straordinario».

Alessio Laganà, organizzatore di eventi. «Un anno di fermo forzato, ma di base c’è una situazione sanitaria molte grave quindi non mi lamento. Tutti siamo stati colpiti ma non voglio fare vittimismo: c’è gente morta, altri che hanno subito delle perdite gravi. L’arte e la cultura ci manca tanto: ti rendi conto di quanto possa essere arida la vita vissuta senza. Dobbiamo accettare una situazione che è accaduta, la colpa non è di nessuno. Poi chi aveva delle posizioni chiare dal punto di vista amministrativo ha ottenuto i benefit dal Governo e mi riferisco alle associazioni di categoria e ai liberi professionisti.

Chi non ha mai pagato le tasse ora non può lamentarsi dei mancati guadagni. Il sostegno c’è dal Governo anche non ripaga completamente le perdite. Io ho cercato di andare avanti: il primo festival da marzo ad aprile è stato fermato dalla pandemia. In estate abbiamo fatto al Medinblu un bellissimo esperimento di contaminazione, con il circolo Zavattini, Spazio Teatro, Horcynus festival, cinema all’aperto, libri. È andata bene ed è stata un’occasione di sinergia e nuovi incontri. E poi a ottobre avevo due date che sono saltate. Tentativi che hanno creato le perdite,  ma sono già pronto per organizzare gli eventi del prossimo aprile».

Luisa Malaspina, pittrice. «È stato un tempo dirompente che ha agito in due diverse e parallele vie. Mentre mi ha fatto avere paura di respirare ,mi ha anche fatto apprezzare ancor più il respiro. Mentre ha messo distanza fra me e gli altri, mi ha accompagnato nel rimettere ordine e fare pulizia. Mentre mi ha fatto tremare nel non poter raccogliere i frutti e i semi che ho faticosamente piantato, mi ha spinto a cercare la forza di crederci ancora di più per poter arrivare a profondità ancora maggiori. Il blocco, la chiusura, lo stop è assolutamente disumano. Ma ho appreso lezioni importanti. Ho tracciato in me un percorso di produzioni artistiche che prima non era maturo».

Tiziana Serraino, cantautrice. «È nei momenti più bui della tua vita che ti rendi conto di chi ti vuole bene in modo autentico e disinteressato, questo vale non solo per le persone che ovviamente tu senti vicine… nel mio caso, e in questo caso specifico, vale anche e soprattutto per la musica: non mi ha lasciata sola un attimo! La mia vita da musicista non può essere scollegata dalla mia vita personale, da mamma, figlia, da amica, io mi nutro di questo per metterlo in musica. In quest’anno ancora di più. “Sei e ci sei” la canzone è venuta fuori da uno scambio emozionale con l’amica e scrittrice Cetty Costa e l’abbiamo prodotta poco prima della chiusura.

Il primo lockdown l’ho vissuto con terrore, ma grazie alla musica, mi sentivo responsabile, sentivo il dovere nei confronti di mia figlia di 5 anni di alleggerire la vita. Ci siamo tenute compagnia con la musica in casa. Per l’occasione sentendo la necessità veramente di stare a casa, come recitava lo slogan, ho messo scritto la canzone “Covid 19” e ho fatto una clip coi miei musicisti. In estate siamo riusciti a portare in giro la mia musica, anche se con molte meno date del previsto, con la band ci siamo divertiti. A luglio avevo scritto e mandato un brano a Sanremo Rock e solo qualche giorno fa mi è arrivata la notizia che ha passato la selezione di Sanremo Rock. Musicalmente parlando il periodo è stato di forte ispirazione, motivazione, si impara a dare più valore alla vita.  E la mia musica traduce proprio questo… la voglia di vivere e soprattutto di sentirsi vivi! Che spesso è fa la differenza».

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