mercoledì,Giugno 16 2021

Tradizioni a Reggio: alla scoperta dei tesori del museo della seta di Ortì

La fondatrice Rosa Furfari: «Ogni pezzo fisico è accompagnato da un pezzo di storia popolare»

Tradizioni a Reggio: alla scoperta dei tesori del museo della seta di Ortì

A Ortì, poco fuori da Reggio Calabria, si trova il “Museo dell’artigianato tessile, della seta e della moda calabrese”: un luogo fuori dal tempo che ripercorre il viaggio dal baco fino alla realizzazione degli abiti e passa in rassegna mode e strumenti.

Dopo essere stato a Reggio per qualche anno, il museo è ritornato ad Ortì, più vicino alla terra ed ai luoghi che, nei secoli, hanno ispirato mani sapienti. Ma quando si pensa ad un museo l’idea è di qualcosa di statico: il museo di Ortì allora è un’eccezione.

Attraverso simboli, materiali e preziose sete passa una storia millenaria che ci riporta tanto indietro nel tempo e che, allo stesso tempo, proietta nell’oggi le sue radici.

Così come i fili raccolti danno vita a preziosi materiali, allo stesso modo Rosa Furfari, fondatrice ed ideatrice del museo della seta ha messo insieme da un lato i lasciti dei genitori e prima ancora dei nonni: strumenti e materiali, nonché conoscenze, dall’altro ha raccolto in tutta la Calabria altri pezzi di questo magico puzzle di cui adesso lei stessa riassume la composizione.

Nel museo si possono vedere i cicli di lavorazione, dalla materia prima al prodotto finito, di diversi materiali come seta, fibra di ginestra di produzione locale, lino, cotone, canapa, lana. Sono esposti costumi tradizionali popolari e abiti d’alta moda, maschili e femminili.

«Il museo della seta nasce da decenni remoti – spiega Rosa Furfari in quanto avevo avuto in eredità tanti lavori, tanti pezzi lasciati dai nonni ai miei genitori. Poi negli anni Sessanta mi venne questa idea che di tutto quello che avevo dovevo metterlo in mostra, farlo conoscere però non solo i pezzi fisici ma accompagnati dalla storia nostra, la storia popolare che passo passo ha fatto seguito a tutta l’evoluzione dell’arte popolare».

Così strutturato il museo ha un compito che va oltre quello che gli spettatori possono cogliere dalle semplici visite: «Far conoscere, divulgare la storia, la storia del passato, metterla a paragone col presente, come radici della nostra vita».

Conoscenze ed insegnamenti condivisi: «Ragazze e ragazzi hanno scelto degli indirizzi come preparazione delle tesi e qualcuno è venuto dalle Puglie a fare ricerche sul costume calabrese, sulla moda del passato. Questo accade perché ogni pezzo fisico è accompagnato da un pezzo di storia popolare. Perché le persone del passato erano più analfabete, non erano scolarizzate ma quello che facevano era accompagnato di saggezza e di passaparola.

Per lavorare avevano dei campioni ed attraverso questi campioni davano sviluppo alla continuità imitando e ragionando, non facevano nulla in fotocopia, ma contando di fili che formavano un pezzo di tessuto, sia in lunghezza che in larghezza che poi venivano trasformati in centimetri. Raccontavano la nascita delle fibre tessili naturali quelle che erano coltivate o le spontanee e come dalla conoscenza della materia prima veniva trasformata in prodotto da poter essere usato, venduto».

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