sabato,Luglio 31 2021

“Station to station”, l’arte ricongiunge le stazioni di Reggio e Messina come luoghi dell’impermanenza

Opere in transito nelle due stazioni che diventano contenitori di un progetto di arte contemporanea coordinato dalla direzione artistica di Techne Contemporary Art

“Station to station”, l’arte ricongiunge le stazioni di Reggio e Messina come luoghi dell’impermanenza

Due città condividono lo stesso braccio di mare. Messina e Reggio Calabria sono come due facce della stessa medaglia, unite da un destino comune che hanno condiviso anche nei momenti più tragici: l’una porta di accesso all’isola più grande del Mediterraneo, l’altra punto di approdo nel Continente. Due città che hanno in comune la paternità delle stazioni: quell’Angiolo Mazzoni che, durante il Ventennio, progettò numerosi edifici ferroviari lungo l’intera Italia. Due strutture inaugurate alla fine degli anni trenta con enfasi propagandistica, a voler dimostrare la potenza di un Impero che cancella trionfalisticamente le ferite lasciate aperte dal sisma del 1908; il tutto, alla soglia della devastazione della Guerra.

Oggi due di questi edifici-monumento, prodotto dell’estetica futurista influenzata dall’ideale della velocità e vittime di una damnatio memoriae che li ha visti capri espiatori dei nostri stessi comportamenti antiumani, diventano contenitori di un progetto di arte contemporanea che innesta le sue radici sulla vivifica capacità di riadattamento, di reinvenzione, di restituzione alla memoria di luoghi che non sono mai stati aperti – il Bunker della Stazione di Reggio Calabria Centrale – o che sono stati volutamente chiusi – il Salone dei Mosaici della Stazione Marittima di Messina.

Il prolungamento delle linee ortogonali semplici e dirette, tipiche dello stile architettonico futurista e metafisico di Angiolo Mazzoni che le ha progettate assecondando le esperienze del Razionalismo tedesco, ne ha valorizzato le strutture essenziali, intersecando la linea d’orizzonte dello Stretto e dilatando lo spazio reale e la sua percezione, fondendo idealmente in un unico agglomerato umano le due grandi città sorelle, nel bene e nel male, di Reggio e di Messina.

Riaperture, ricongiungimenti. Da Stazione a Stazione.

Con il patrocinio del Ministero della Cultura, Station to Station è un progetto pilota di arte contemporanea realizzato grazie alla fondamentale collaborazione del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, che si dirama tra le stazioni di Reggio Calabria Centrale e di Messina Marittima, coordinato dalla direzione artistica di una realtà culturale come Techne Contemporary Art. Artisti di passaggio. Opere in transito. Un viaggio da fermi in luoghi per antonomasia preposti al viaggio, dove ciascun artista invitato esprime il bisogno di connessione con i mondi, necessariamente al plurale, con la consapevolezza di essere immerso in un sistema di relazioni che improvvisamente si è scoperto fragile, nel quale i rapporti interpersonali sono stati messi in discussione e i metodi classici della diffusione sono stati vincolati in una gabbia di limitazioni, distanziamenti, chiusure e aperture, deboli e labili.

I linguaggi della contemporaneità, in totale aderenza con le sperimentazioni tecnologiche, trasmettono i propri codici ad alta velocità; essere connessi alla rete permette la visibilità e l’aggiornamento sulle più svariate tendenze artistiche. Parimenti la rete ferroviaria con le sue stazioni, punti di snodo e di transito, diventa metafora della trasmissione della cultura. Un luogo altro per veicolare i messaggi dell’arte in maniera capillare, per diffondere, per coinvolgere. Se è vero che l’evoluzione dei modi di comunicare ha facilitato lo scambio di esperienze, è altrettanto vero che essa ha privilegiato la virtualità rispetto alla fisicità, al contatto. Ristabiliamo un contatto. Torniamo umani. Lanciamo un messaggio, diamo un segno, e facciamolo a partire da quello che è un bisogno congenito dell’uomo: quello del viaggio.

L’arte come luogo simbolico della necessità di spostamento, terrain vague, la più grande linea di difesa dell’umanità; la stazione come suo luogo fisico per antonomasia, che – come le eterotopie di Foucault, «spazi che hanno la particolare caratteristica di essere connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l’insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano» – non sono altro che contenitori temporanei di frammenti situazionali, luoghi dell’impermanenza, pause obbligate tra un arrivo e una partenza. Intermezzi ai quali, attraverso l’arte che è il regno del simbolo, vorremmo aggiungere la dimensione del tempo liberato dalla contingenza del presente.

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