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Piazza De Nava a Reggio, Fondazione Mediterranea: «Sindaco e Soprintendenza rifiutano il confronto»

Fondazione e comitato civico: «Inevasa la richiesta di interlocuzione, quali interessi si celano dietro?»

Piazza De Nava a Reggio, Fondazione Mediterranea: «Sindaco e Soprintendenza rifiutano il confronto»

Sulla ristrutturazione di piazza de Nava i riflettori sono accesi. A tenere vivo l’argomento, più volte liquidato in consiglio comunale come qualcosa di già acclarato, ci pensano Fondazione Mediterranea e il Comitato Civico per la tutela di Piazza De Nava in una nota.

«Parliamo di interessi, perché il mondo si muove solo dietro interessi, perché nessuna cosa viene fatta da nessuno se a monte non vi è un interesse a farla. Questi interessi possono essere illegittimi, configurando un crimine contro persone o proprietà, oppure legittimi, non solo materiali o economici ma anche culturali o narcisistici. Comunque sia, tutto si muove solo per interessi che, pur legittimi, a volte possono collidere con il maggiore interesse della comunità. Vogliamo credere che a monte dell’ostinata determinazione a portare avanti il progetto demolitivo di piazza De Nava siano interessi di quest’ultimo tipo, a meno che il procedimento penale aperto dalla Procura reggina non dica il contrario. Ma quali potrebbero essere nel dettaglio questi interessi?

Prendiamo il caso del Sindaco f.f. Paolo Brunetti che, contro il parere sostanzialmente negativo espresso dal Consiglio Comunale del 31 gennaio 2022, è possibilista sulla demolizione di un manufatto architettonico storico in pieno centro urbano. Precisato che quando il Sindaco ha mentito alla città (affermando che la Soprintendenza in Conferenza dei Servizi aveva in parte accolto le istanze della Fondazione Mediterranea e che successivamente vi era stata un’interlocuzione) secondo noi lo ha fatto in buona fede dando maldestramente credito a ciò che gli era stato riferito, qual è il suo interesse a portare avanti questa linea di condotta?

Riteniamo possibile che, pensando di agire nell’interesse della città, abbia ceduto alle richieste della Soprintendenza per far sì che questa si impegni attivamente su piazza Garibaldi; ovvero, ritenendolo il maggiore interesse della Comunità, abbia operato una sorta di scambio: vi faccio demolire Piazza De Nava e voi sistemate Piazza Garibaldi. Quindi riteniamo che il Sindaco f.f., pur agendo in buona fede, nell’assecondare la Soprintendenza nel suo progetto demolitivo di piazza De Nava, stia commettendo un grosso sbaglio, negando la dignità di bene culturale a Piazza De Nava e disattendendo i deliberata del Consiglio Comunale.

Passando alla Soprintendenza, dobbiamo dire che in generale la sua immagine più che offuscata è decisamente compromessa, non solo culturalmente. Tanto per citare uno dei tanti casi, pensiamo solo al soprintendente Mario Pagano, ristretto nelle patrie galere perché accusato di ricettazione, e al suo assenso dato a un complesso turistico spacciato per agriturismo a ridosso dell’antica Torre Scifo sul promontorio di Capo Colonna. Lui dichiarava, mentendo, di avere le “carte a posto” rispondendo al Direttore Generale per l’Archeologia dei Beni Culturali (protocollo 5098).

Noi riteniamo che la Soprintendenza reggina, che afferma avere le “carte a posto”, una volta dichiarati i suoi legittimi interessi per fugare ogni possibile dubbio sulla condotta fin ora tenuta, abbia il dovere di sedersi a un tavolo e, spiegati i motivi che l’hanno determinata a programmare la demolizione di Piazza de Nava, ascolti i pareri negativi sul progetto da parte della Fondazione Mediterranea e del Comitato Civico. Una volta fatto ciò, a nostro avviso la Soprintendenza dovrebbe proporre le modifiche progettuali necessarie e sufficienti a rendere l’intervento di riqualificazione della piazza rispettoso della storia cittadina e della memoria collettiva e dell’identità dei luoghi, per come deliberato dal Consiglio Comunale nella sua interezza e unanimità il 31 gennaio del 2022.

Dare un servizio alla città, rispettando la mission ministeriale di tutela e restauro dei beni culturali, significa anche tenere nella giusta considerazione la sacrosanta richiesta di democratica interlocuzione da parte della cittadinanza».

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