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A Villa San Giovanni Anna Maria De Luca è Teresa, una donna d’onore – FOTO e VIDEO

Al teatro Primo applausi per lo spettacolo del Teatro del Carro scritto da Francesca Chirico e diretto da Luca Michienzi

A Villa San Giovanni Anna Maria De Luca è Teresa, una donna d’onore – FOTO e VIDEO

Una cucina diventa un cimitero e la casa un luogo progressivamente abitato da lumini e fotografie, piuttosto che da persone; un luogo dove impera una solitudine quasi inconsapevole e mai volta al pentimento.

“Teresa. un pranzo di famiglia”, produzione della compagnia Teatro del Carro, torna ad incontrare il pubblico dopo la pandemia e fa tappa anche al teatro Primo di Villa San Giovanni, prima di approdare anche in altre regioni.

Scritto da Francesca Chirico, interpretato da una magistrale e potente Anna Maria De Luca e diretto da Luca Michienzi, lo spettacolo porta in scena la storia di una donna, moglie e una madre, convintamente mafiosa.

Moglie e madre granitica

«Teresa è una donna granitica che ha preso le redini della famiglia e degli affari criminali dopo la morte del marito e l’arresto del figlio. La sua disperazione è Angela che ha tradito l’onore della famiglia, decidendo di collaborare con la giustizia. È stata una interpretazione molto complessa. Non era una realtà che conoscevo e con Francesca Chirico, autrice del testo, ho fatto un lavoro di approfondimento per entrare nel personaggio e cogliere le sfumature», ha commentato l’attrice Anna Maria De Luca.

Teresa è una donna d’onore, tutta d’un pezzo, che sposa un uomo che non ama e che di esso accetta tutto.

In quella casa lei continua ad apparecchiare la tavola per quattro anche se ormai è rimasta sola; continua a parlare con suo marito Peppe, suo figlio Ciccio e sua figlia Angela anche se ormai nessuno può prima ascoltarla.

La solitudine e l’urgenza di parlare

In casa con lei restano l’ira chi ha ucciso il marito mafioso costretto alla latitanza, il distacco dal figlio Ciccio in carcere dopo avere vendicato l’uccisione del padre.

Resta la delusione mista a rabbia verso la figlia Angela, unica in famiglia ad avere scelto di collaborare con la giustizia e di denunciare il malaffare mafioso di cui non ha voluto essere complice.

Restano un rancore e un’ira incontenibili perché la “mala razza” non è tollerabile e nulla conta più dell’onore e della famiglia. La famiglia mafiosa.

La storia di Teresa è la storia di tante donne

Una scrittura, quella di Francesca Chirico, che sapientemente indaga il ruolo, tutt’altro che di secondo piano, rivestito anche dalle donne nelle mafie. Donne che prima di questa opera, da giornalista e scrittrice, Francesca Chirico aveva raccontato dal punto di vista di chi si ribella e con la parola si libera.

«Da giornalista di cronaca nera e giudiziaria e da scrittrice mi sono sempre occupata di donne che si ribellano alle mafie e che scelgono di lasciare la casa in cui vivono. Dunque di testimoni o collaboratrici di giustizia.

Quando, però, il teatro del Carro mia ha proposto di lavorare per e con Anna Maria De Luca, mi sono sentita onorata. Ho colto subito la sfida di raccontare questa volta la storia di una donna che invece decide di restare dentro quella casa.

Ho cercato così di esplorare l’aspetto più oscuro, più nero per creare un personaggio che fosse il più possibile autentica e credibile», ha commentato Francesca Chirico, autrice del testo teatrale e anche di “Io parlo. Donne ribelli in terra di ‘ndrangheta” (Castelvecchi).

Teresa non è realmente esistita ma la sua storia è l’eco di tante storie di famiglie anche calabresi. La sua rabbia, il suo dolore sono esistiti ed esistono nella vita di tante donne calabresi.

I dialoghi con le assenze

«Le storie e le penne della nostra terra sono la nostra linfa. Ecco perché abbiamo scelto di lavorare con Francesca Chirico e perché abbiamo voluto raccontare questa storia che non è positiva ma che certamente è parte del vissuto di tante famiglie calabresi. Meritava, dunque, di essere raccontata e scandita da tanti dialoghi con le assenze, parte integrante della vita di solitudine e dolore di Teresa, della sua urgenza di dire anche se nessuno potrà ascoltare», ha spiegato il regista Luca Michienzi.

Le donne e le mafie

Il ruolo centrale della donna del malaffare mafioso è direttrice fondamentale della narrazione e dell’interpretazione. In questo microcosmo familiare si agita l’intero mondo femminile di chi ha sposato l’uomo e ne ha condiviso il progetto criminale, come la protagonista Teresa, e di chi ha rinnegato la famiglia ribellandosi, come la figlia Angela.

Uno spaccato di drammatica e profonda attualità che bene pone in luce le dinamiche patriarcali asfissianti e tossiche che tuttavia il matriarcato, nella sua peggiore espressione, è stato ed è capace di fare proprie.

Un perpetuarsi che sarà un’altra donna, la giovane Angela, a fermare con la sua scelta dirompente e coraggiosa. Nonostante sappia che per la sua scelta di libertà sarà costretta a essere morta anche da viva per la sua stessa madre, lei va avanti e affida la sua volontà di riscattarsi ad una lettera.

Morti anche da vivi

La madre Teresa la legge, di spalle al pubblico, e poi sale sul tavolo, come fosse un pulpito, e decreta il destino: «È proprio vero che nella vita non si muore soltanto sparati come tuo padre, nella vita si muore anche da vivi».  

La scenografia, curata dalla stessa attrice, è profondamente complice dell’intenso monologo di Anna Maria De Luca che con la sua gestualità, i suoi movimenti dai tratti enfatici tipici della tragedia greca, anima ogni angolo di quella cucina, tempio di morte e vendetta. Così la graduale accensione dei lumini, incede come fosse un fare rituale, culminando in una scena finale di grande effetto.

Rabbia e dolore

I dialoghi immaginari di Teresa con il marito, il figlio e la figlia, quelli con i tanti parenti che non ci sono più, sono imbevuti di rancore verso coloro che hanno tradito ma anche di nostalgia. C’è sempre un filo di rabbia misto a dolore che attraversa le sue parole, quando ricorda la sua giovinezza e l’incontro con il ragazzo che poi sarebbe diventato suo marito, avvenuto proprio in un profetico cimitero, quando racconta e ride nervosamente, quando parla con i figli, persino quando prega San Rocco, quando rinnega la figlia.

 

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