martedì,Maggio 21 2024

Reggio, Miriam Jaskierowicz Arman: «L’antisemitismo è odio immotivato» – VIDEO

Il messaggio dell'ambasciatrice di pace nel convegno su "Ebraismo ed epoca contemporanea: il dovere della storia e della memoria”

Reggio, Miriam Jaskierowicz Arman: «L’antisemitismo è odio immotivato» – VIDEO

«Stiamo vivendo un nuovo elemento di antisemitismo. Se chiedo a un ragazzo perché sei antisemita non ha il minimo sentore di cosa voglio dire, ma è la moda. I tedeschi che hanno fatto la shoah dicono “Noi non sapevamo”. Ma oggi noi sappiamo tutto. L’antisemitismo è odio immotivato. Se sai la verità non puoi odiare perché la tua religione viene dalla mia».

Le parole sono quelle di Miriam Jaskierowicz Arman, artista cosmopolita, pedagoga vocale che con l’Accademia dello sviluppo della voce, ebraismo, Kabakah, da lei fondata ha organizzato a palazzo San Giorgio, sede del Comune di Reggio, la conferenza dal titolo “Ebraismo ed epoca contemporanea: il dovere della storia e della memoria“. Ha moderato l’incontro, introducendo le relazioni, Lucia Lipari, vicepresidente Agape. In apertura i saluti dell’assessore comunale Lucia Anita Nucera, che ha sottolineato come «Miriam ha scelto Reggio non per il clima e per il sole, ma per le persone. Oltre ad arricchire con la sua cultura la città e a farla conoscere grazie allesue condivisioni sui social».

Ebrei a Bova

Tito Squillaci dell’Associazione ellenofona Jalò tu vus ha parlato di San Pasquale e ha relazionato su “Ebrei a Bova e nella Calabria meridionale”. «La mia generazione degli ebrei conosceva solo l’olocausto -precisa – poi un luogo ha cambiato le cose, la costruzione della superstrada e la scoperta del mosaico, a San Pasquale, danneggiato ma leggibile, che ha aperto spiragli nuovi. Due fasi ha attraversato il luogo, nel secondo e sesto secolo. I ritrovamenti ci fanno pensare che sinagoga è stara abbandonata per un attacco violento.

La presenza ebraica a Reggio

Sugli “Aspetti storici degli insegnamenti ebraici in Calabria” si sofferma invece l’avvocato Giuseppe Mazzetti, presidente del consorzio per l’università per stranieri “Dante Alighieri”. Tante le prove dell’esistenza di una comunità ebraica fin dall’antichità nella città dello stretto. E tanti gli indizi che l’avvocato mette sul piatto per ricostruire la storia. Il primis, la decima legione romana che è andata a distruggere Gerusalemme «con le conseguenze che ai legionari spettava il bottino umano oltre che di oggetti preziosi. È verosimile pensare che molti ebrei vennero ad abitare dalle nostre parti. Altri ebrei nel 70 dc fossero condotti a Reggio. Giuseppe Flavio è un ebreo che scrive in latino e racconta una storia delle antichità giudaiche e guerre. Con la fierezza dei popoli locali, “Aschenez istituì gli aschenatizi – scriveva – che ora dai greci son chiamati reggini. Anche San Girolamo fa riferimento alla stessa circostanza. E ancora, Paolo di Tarso considerato apostata si dichiara cittadino romano e chiede di essere giudicato a Roma. Si ferma a Reggio perché c’è una comunità di ebrei che voleva ascoltare ciò che succedeva in Palestina».

L’inquisizione e l’identità dell’ebreo

Miriam Jaskierowicz Arman, nel suo ruolo di ambasciatrice di pace, si sofferma sul ruolo dell’inquisizione nella storia degli ebrei. Il 26 gennaio, a palazzo San Giorgio, ci sarà la premiazione della terza edizione del concorso di poesia per la Shoah “Ricordare per non dimenticare mai”.

«Parliamo dell’Inquisizione di cui nessuno parla ma è qualcosa che serve tirare fuori. Sia per i tempi che viviamo, sia per la storia per la Shoah c’è il concorso nazionale sulla poesia della Shoah. Ma prima della premiazione, e prima di parlare di Shoah serve approfondire che influenza ha avuto l’inquisizione sul discorso dell’ebraismo. L’ inquisizione non è passata ma che è sempre esistita e nel popolo ebraico è un modus vivendi perché dall’inizio della nostra creazione, Dio ci ha dato le tavole e siamo usciti dall’Egitto divenendo un popolo per ricevere. Da questo momento il popolo ha subito e subirà per sempre perché ha un difetto, nel dna che vuole essere accettato e far parte del tutto, stare dentro la società, dimenticare chi è lui, diventare come gli altri e così perde la connessione con Dio».

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