lunedì,Novembre 30 2020

Per Zavettieri mentre gli industriali provano a far ripartire il porto la politica latita

Fra i punti critici evidenziati come a distanza di sei anni, non ci sia stata ancora, da parte del governo, la nomina di un nuovo presidente dell'Autorità

Per Zavettieri mentre gli industriali provano a far ripartire il porto la politica latita

«A ridosso della campagna elettorale regionale, mentre la politica si arrovella sul nome dei candidati alla presidenza, ben guardandosi dal parlare di programmi e azioni concrete a vantaggio del mezzogiorno, la Confindustria reggina ed altri importanti attori istituzionali, invece, organizzano un’importantissima iniziativa con i maggiori esperti di portualità ed i principali addetti ai lavori calabresi di questo settore».

Lo scenario inquadrato presso la sede gioiese di palazzo Fallara ha inevitabilmente riguardato il porto di Gioia ed il suo retroporto. Lo evidenzia Pierpaolo Zavettieri.

«È emerso dal dibattito un velato ottimismo scaturito prevalentemente dalla nuova gestione di TIL – MSC la quale ha invertito la tendenza al declino dello scalo che da qualche anno imperava con la vecchia gestione di MCT.

Con l’imprenditore Aponte vi è stato il progressivo assorbimento dei dipendenti che la vecchia gestione aveva penalizzato, vi è stato l’aumento del 3,6% nella movimentazione dei containers e si sta investendo in modo importante sul porto anche con l’acquisto nuove gru grandissime che consentiranno l’approdo alle navi più grandi al mondo.

Fra i punti critici invece è stato evidenziato, come a distanza di sei anni, non ci sia stata ancora, da parte del governo, la nomina di un nuovo Presidente dell’Autorità portuale, indispensabile per superare, “anche qui”, il regime di commissariamento (a conferma del fatto che siamo la regione dei commissariamenti) ed anche la mancanza di copertura economica per far “decollare” la ZES, già in parte azzoppata.

Da un punto di vista istituzionale, nell’ambito di una nuova e virtuosa visione dello sviluppo portuale e della Zona Economica Speciale, va rimarcato che mentre la Città Metropolitana, a distanza di 3 anni dal suo insediamento, sta ancora tentando di darsi forma e sostanza dotandosi di un “piano strategico”, il governo centrale dello stesso colore politico, sia di quello regionale che di quello della stessa Città, non ha inserito nel Comitato Direttivo della ZES un componente dell’ente Metropolitano, con buona pace di quanti, in questi anni, si sono riempiti la bocca con i termini: “Città Stato” e “Città Metropolitana”.

È quanto mai necessario creare una cabina di regia regionale che si occupi di portualità in modo costante, così com’è necessario far ripartire lo snodo ferroviario e dare il via all’intermodalità che dovrebbe essere parte nello sviluppo del retroporto e dovrebbe aumentare il livello attrattivo e occupazionale dell’indotto.

Sono convinto che il porto di Gioia Tauro nel breve/medio periodo debba affrontare la sfida della trasformazione in porto di servizi differenziati che produca reale occupazione. Questo eviterebbe che le grandi e voraci compagnie di navigazione lo fagocitino o continuino a farlo.

In tutto ciò spaventa la miopia politica nazionale che sviluppa ed investe nei porti del Nord e dimentica, nel Piano della Logistica Nazionale, il porto più grande d’italia (uno dei porti più grandi d’Europa per estensione) e meglio posizionato nel bacino del Mediterraneo, solo perché non si trova in Veneto o in Liguria e non ha l’influenza di quella classe politica che riesce a dettare la linea politica del Paese. Miopia nazionale che fa il paio con la totale assenza dei consiglieri regionali ad uno dei dibattiti più ricchi e pregnanti degli ultimi anni sullo sviluppo economico e la portualità calabrese.

Da ultimo rivolgo allo stesso tavolo il mio personale ed accorato invito affinché si continui questo dibattito alla presenza del governo centrale. Gioia Tauro è un punto di forza e non può essere trattato come uno di debolezza».