domenica,Ottobre 17 2021

L’indiscrezione: Alitalia via da Reggio? Aeroporto a rischio chiusura

Un triste destino incombe sul Tito Minniti che, a quanto pare, è pronto a subire l'ennesimo abbandono poiché
Lufthansa sarebbe pronta a cancellare, perché in perdita, le rotte da Roma e Milano per Reggio Calabria

L’indiscrezione: Alitalia via da Reggio? Aeroporto a rischio chiusura

Rotte da Roma e Milano per Reggio Calabria da cancellare perché in perdita? Questo il rischio concreto che adesso incombe sul Tito Minniti.

«É il secondo articolo che attesta la soppressione delle tratte su Reggio, entrambi fin oggi non smentiti. L’aeroporto dello Stretto non può sopravvivere senza compagnie aeree che forniscano un valido servizio di assistenza, oltre quello di trasporto, né con una sola compagnia low cost di cui oggi non se ne vede neanche l’ombra».

Il comitato pro aeroporto sullo stretto lancia un allarme gravissimo richiamando l’approfondimento del “Corriere” che mette nero su bianco una realtà che in molti temono ma che nessuno ha smentito.

«Una fonte racconta che Lufthansa prenderebbe una quota di almeno il 70% di un’Alitalia ristrutturata, ma nella compagine sociale potrebbe figurare anche Ferrovie per avere voce in capitolo nel futuro di Alitalia provando ad attenuare il rischio di una progressiva strategia di regionalizzazione della compagnia che intraprenderebbero i tedeschi. Ferrovie, a quanto risulta, potrebbe lavorare sulle compensazioni intermodali di eventuali tratte domestiche che Lufthansa per forza di cose cancellerebbe perché in perdita, come le rotte da Roma e Milano per Reggio Calabria e Trieste».

Con questa indiscrezione del “Corriere” si apre uno spiraglio drammatico sul “Tito Minniti” e il comitato stigmatizza la mancanza di una reazione da parte dei vertici che scongiuri questo crollo totale.

«Qualsiasi compagnia aerea, infatti, senza un piano di sviluppo sull’infrastruttura concentrerà i propri mezzi e le proprie risorse in altri scali, salvo che non vengano erogati finanziamenti pubblici per sopperire alla mancanza di progettualità. 
Qui non si tratta solo del futuro di un’infrastruttura ma dell’intero territorio circostante che non può vivere in perenni condizioni di precarietà – chiarisce il comitato –
É necessario un piano industriale integrato con un piano metropolitano strategico dell’area dello Stretto. Fin oggi non vi è stata alcuna concreta volontà di avviare la programmazione sinergica sopraindicata, salvo articoli sui quotidiani al sapore di propaganda. Il tempo delle parole pertanto è terminato e visto che non vi sono più i tempi per altri sterili tavoli istituzionali, le attività e le proposte del comitato convergeranno nel movimento civico (annunciato durante la manifestazione del 16 novembre) il cui fine sarà quello di ridare la rappresentanza delle sedi istituzionali locali ai cittadini, al di fuori delle logiche di partito e di organi sovraordinati che fin oggi hanno portato il degrado nel nostro territorio».

Il condizionale è ancora predominante ma le indiscrezioni bastano a far temere la chiusura, un’evenienza già paventata e mai smentita in modo concreto.

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