domenica,Novembre 29 2020

Porto di Gioia, se la ministra pensa a parcheggiare il burocrate

Sembra questione di giorni la nomina del nuovo presidente dell'Autorità portuale e di sistema ma il cambio dalla Regione potrebbe rimescolare le carte

Porto di Gioia, se la ministra pensa a parcheggiare il burocrate

di Agostino Pantano

Proporrà una terna di nomi, oppure la ministra De Micheli imporrà alla governatrice Santelli una e una sola figura per la guida dell’Autorità portuale e di sistema di Gioia Tauro, non dandole possibilità di scelta?

È intanto questo l’interrogativo più incalzante, frutto del combinato disposto tra il passaggio al centrodestra della Regione e la promessa di una immediata nomina che la responsabile del dicastero di Porta Pia, in campagna elettorale, aveva fatto in uno dei diversi incontri tenuti in Calabria con al fianco i suoi compagni di partito del Pd.

L’ente statale guida di quello che è tornato ad essere il primo porto transhipment italiano è commissariato da 6 anni, tenuto in un limbo prima dai governi di centrosinistra e poi dall’esecutivo giallo-verde, e si capisce bene come il cambio di colore nella politica regionale – con la De Micheli che ha chiarito che è questione di giorni il passaggio ad una gestione ordinaria – stia ora definendo possibili scenari anche alternativi.

Due donne per una nomina

La legge imporrebbe “una intesa” tra la Regione e il ministero che nomina, ma quasi mai tale passaggio formale ha propiziato una compartecipazione vera nella scelta. Tanto più che la ministra, avviando la procedura di selezione, ha rallentato i tempi dimostrando di voler attendere l’esito delle elezioni regionali per farsi un’idea più completa su come miscelare la richiesta competenza in materia di porti e l’adesione ad una linea politica di gestione di una struttura ritornata strategica per gli assetti della portualità europea.

Un posto oggi ambito

Tra i 28 curriculum presentati nella manifestazione d’interesse, sembrerebbero almeno tre i nomi che per varie ragioni – tecniche o politiche – stanno ispirando la decisione della ministra che, a questo punto, non avendo più una “regione amica” non è scontato che proceda all’insegna del fair play.

In pole position potrebbe rimanere l’ammiraglio Andrea Agostinelli, l’attuale commissario che fu incaricato dall’allora ministro De Rio – emiliano e democrat come la De Micheli – di accompagnare l’ente nel delicatissimo passaggio che nel giugno scorso ha scongiurato il licenziamento di oltre 300 addetti, con il cambio al vertice del terminalista unico Mct.

L’esito della campagna elettorale calabrese, infruttuoso per il centrosinistra sebbene il Pd sia diventato il primo partito, sta facendo calare le quotazioni dell’altra figura che sembra avere chance – il docente Francesco Russo che era vicepresidente della giunta regionale rossa uscita sconfitta dalle urne – la cui nomina sarebbe in linea con la ricerca di un equilibrio tra le correnti locali del Pd, che a questo punto non sembra più in cima ai pensieri della ministra.

I pro e i contro

Peraltro, su quello che era il numero due dell’esautorato governatore Oliverio – il democrat su cui il partito romano e quello calabrese avevano posto il veto fino al punto di non ricandidarlo – pende anche l’eventuale spada di damocle dell’Autorità anticorruzione, pronta a impedire, in una procedura ministeriale dove comunque è formalmente essenziale l’intesa con la Regione, la nomina di chi “nei due anni precedenti” è stato “componente della giunta o del consiglio regionale” (art.7 DL 39 – 8 aprile 2013).

De Micheli, non avendo più il quadro correntizio locale come riferimento – tanto più che Russo in campagna elettorale ha dovuto subire la bocciatura del ministro Provenzano che non è stato tenero con la tipologia di Zona economica speciale voluta da Russo ed in qualche occasione ha continuato a farsi vedere al fianco del “suo” presidente che il partito considera ostile – nell’eventuale interlocuzione con la nuova governatrice Santelli potrebbe presentare un terzo nome che in queste ore filtra dal ministero dei Trasporti, come scelta di compromesso per non escludere del tutto l’esponente del centrodestra dalla decisione finale.

La novità del burocrate

Si tratta di Alberto Chiovelli, alto burocrate di un dicastero di cui è stato anche capodipartimento, che, pur godendo di un lungo e qualificato curriculum – 37 anni di attività nel ministero, fra l’altro – la ministra potrebbe far digerire alla comunità portuale locale e ad una parte della politica regionale, non senza frizioni però.

Se per Russo gli interrogativi sarebbero legati alla presunta inconferibilità dell’incarico, e per Agostinelli potrebbe pesare il suo essere “uomo delle istituzioni” non incline a studiare gli equilibri dei partiti per creare gradimento, per Chiovelli potrebbe rappresentare un limite la sua specializzazione nella materia della “sicurezza ferroviaria”, competenza che il rinato terminalista dei container – il gruppo Aponte che ha ricevuto garanzie precise dall’Autorità portuale circa gli investimenti annunciati per valorizzare in primis le banchine e lo specchio acqueo, e solo secondariamente il trasporto via terra – potrebbe vedere come un diversivo circa le sfide che il porto ha davanti. 

La ministra al bivio

Visti i tre curriculum diversissimi fra loro – quello del commissario (Agostinelli) che ha portato lo scalo al rilancio godendo della copertura amministrativa anche dell’allora ministro 5stelle Toninelli, quello del tecnico (Russo) postosi “fuori dai giochi” politici e a rischio incompatibilità, quello del burocrate navigato ed esperto di treni e non di porti (Chiovelli) che diventerebbe il notaio romano di uno status quo che ancora non ha portato lo scalo definitivamente fuori dalla crisi – la ministra De Micheli sembra a un bivio rispetto alla compartecipazione.

Tenterà la forzatura politica, oppure dialogherà col nuovo vertice regionale? E in questa seconda ipotesi, prevarrà l’obiettivo di dare al porto una navigazione in linea col rinnovato impulso al traffico dei container oppure la necessità della manutenzione di un organigramma ministeriale frutto anche del baratto politico storicamente trasversale ai partiti?