sabato,Ottobre 31 2020

Emergenza rifiuti, Avr e Ase in piazza per rivendicare gli stipendi e contro ingiusti licenziamenti

In mancanza di una convocazione dell'azienda, del Comune e della prefettura si dichiarano pronti a riprogrammare ulteriori 48 ore di sciopero

Emergenza rifiuti, Avr e Ase in piazza per rivendicare gli stipendi e contro ingiusti licenziamenti

Dopo quella del 26 maggio un’altra protesta in piazza dei lavoratori di Avr e Ase a Reggio Calabria, senza stipendi da marzo 2020. Se dopo la riunione in prefettura del sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà con i sindaci della locride non si sono fermati gli impianti per i rifiuti di Siderno e Gioia Tauro, i lavoratori della città dello stretto hanno fatto sentire comunque la loro voce a piazza Italia.

«Le motivazioni seno sempre le stesse. Il motivo ricorrente non sono solo i reiterati ritardi sugli stipendi ma il fatto che non è più accettabile mantenere questo stato di cose – afferma Domenico Giordano, segretario territoriale della Fit Cisl – abbiamo fatto uno sciopero di 24 ore, circa 15 giorni fa. Nonostante la proclamazione di ulteriori 48 ore di sciopero ad oggi non abbiamo ricevuto nessuna convocazione né dall’azienda, né dall’amministrazione comunale, né dalla prefettura perché una convocazione all’ennesima azione di sciopero era d’obbligo. In mancanza di novità saremo costretti a riprogrammare ulteriori 48 ore di sciopero».

I licenziamenti

Ma alla mancanza dei pagamenti degli stipendi si aggiungono licenziamenti a detta dei sindacalisti discutibili, come spiega Giuseppe Triglia, segretario provinciale Fiadel: «Qualche settimana fa l’azienda ha licenziato persone per motivi subdoli». La situazione era risalente a qualche mese fa. «A marzo alcuni lavoratori chiedevano i dispositivi di protezione: eravamo in un momento particolare, il lockdown era iniziato solo da qualche giorno, l’azienda non aveva in sede tutti i dispositivi. A distanza di mesi da quell’episodio, su diciassette ne sono stati licenziati 5 e altri sono stati raggiunti da una sospensione per alcune giornate di lavoro. Spero che l’azienda si ravveda su queste persone che chiedevano solo di poter tutelare il diritto alla salute. Noi non ci stiamo». Gli fa eco Giuseppe Condello Uil: «L’assembramento di dipendenti era imprevisto in azienda e non eravamo preparati, una situazione paradossale che i lavoratori scontano oggi».

Ed ancora sui pagamenti aggiunge Triglia che, lo scorso anno erano arrivati a sei mesi i ritardi «Speriamo in risposte immediate e che si colmi il ritardo. Oltretutto sulla questione è intervenuta la commissione di garanzia. Tutto questo non è accettabile, dobbiamo trovare una soluzione tutti insieme».