mercoledì,Novembre 25 2020

Credito, l’allarme di Battaglia: «Fuga delle banche e ritardi della politica alimentano l’usura»

Il segretario provinciale di Confartigianato Reggio Calabria mette in guardia sui rischi aumentati nel periodo Covid-19 e la mancanza d'investimenti. E indica due priorità

Credito, l’allarme di Battaglia: «Fuga delle banche e ritardi della politica alimentano l’usura»

«Il sistema bancario negli ultimi dieci anni è scappato dal territorio anche con la chiusura fisica degli sportelli. La fuga dai piccoli centri e dai quartieri delle città ha comportato un distacco sempre maggiore con l’economia rappresentata dalle piccole imprese e in particolare con l’artigianato che rappresenta ed interpreta imprenditorialmente la cultura, la tradizione e la specificità dei “luoghi”». Non ha dubbi, Demetrio Battaglia, segretario provinciale di Confartigianato Reggio Calabria. Da almeno due lustri, le banche hanno lasciato i piccoli centri, con la conseguenza di un progressivo allontanamento anche dagli artigiani.

Già parlamentare e consigliere regionale, Demetrio Battaglia da qualche tempo è tornato a dedicarsi completamente o quasi alla sua attività all’interno di Confartigianato. Pochi giorni fa ha organizzato un convegno di particolare pregio sul tema di usura ed estorsioni in un territorio di frontiera come quello di Reggio Calabria.

Battaglia, quando il Covid ha accentuato le distanze fra banche e piccole imprese tra Nord e Sud Italia?
Molto. La quantità e la qualità di liquidità immessa nel sistema dalle banche lo conferma: 20 miliardi di euro erogati alle pmi a fronte di quasi 900 mila domande. Oltre 60 miliardi erogati alle grandi aziende a fronte do 190 mila domande. In Calabria, meno di un miliardo con ripartizione sempre non equa. 460 milioni, rispetto a 27 mila istanze per gli artigiani, 532 milioni per circa 2000 aziende di medie dimensioni.

In Calabria pare che il lockdown non abbia aiutato molto.
Qui il lockdwn ha accentuato il distacco tra banche e imprese. Sia per l’atavico pregiudizio del sistema verso i “piccoli” soprattutto del sud, sia perché la chiusura degli sportelli è stato esponenziale nel nostro territorio, sia perché è stata accentuata la “burocratizzazione” bancaria e quindi la regola “dilatoria” ha prevalso rispetto alla tempestività che richiede una emergenza.

Ma perché, a suo giudizio, in Calabria esiste una problematica seria riguardo alla liquidità?
In Calabria la crisi di liquidità è aggravata dalla pubblica amministrazione che con grande ostinazione perpetua l’eterna politica di non pagare i debiti che contrae. Cosa ancora più grave gli enti non percepiscono le difficoltà del momento e non riescono a sforzarsi di mettere in campo uno straccio di azione per avviare un percorso che elimini l’ingiustizia profonda di persone che attendono da anni non un prestito ma il pagamento del dovuto.

E la politica, in tutto ciò, cosa sta facendo?
La Calabria non ha inteso utilizzare nemmeno la possibilità data a comuni, asl, regione eccetera, con il decreto convertito a giugno di attivare presso la cassa depositi e prestiti i mutui per onorari i debiti.
Eppure la politica dovrebbe conoscere un principio elementare: la liquidità, cioè i soldi legali che “girano”, fanno crescere complessivamente l’economia. Gli amministratori pubblici si comportano come normali biscazzieri che perdono e non pagano. Anzi, peggio, nel caso in specie del decreto del governo prima richiamato c’è anche la norma che di fatto paralizza la possibilità per i creditori di tutelarsi davanti ad un tribunale perché è stato previsto il blocco dei pignoramenti nei confronti di alcune pubbliche amministrazioni.

Quali sono i rischi connessi ai ritardi cui faceva cenno?
Le banche non erogano liquidità, le amministrazioni non pagano i debiti. Il rischio altissimo, consapevolmente o a loro insaputa, è che questi due pilastri del sistema alimentino il mercato dell’usura gestito da organizzazioni criminali che erogano immediatamente, dimostrando efficacia ed efficienza sia nel prestare i soldi e soprattutto anche a recuperarli.

Altro dolente capitolo calabrese sono gli investimenti. Qui le cose vanno meglio?
Il sistema degli investimenti è completamente bloccato. Le aziende per programmare e rimanere aperti hanno la necessità di ammodernare strumenti, macchinari etc.
Le banche si comportano come gli ospedali. Questi ultimi esaminano e ricoverano solo i casi urgentissimi e le malattie si accumulano sul corpo dei cittadini per esplodere in maniera irreversibile magari tra un paio di anni. Le banche si occupano di liquidità, sia pure con grandi ritardi e diffidenze, malgrado la garanzia totale del fondo centrale quindi rischio zero, hanno sbarrato le porte ai finanziamenti per investimenti con la probabile certezza che tra un paio di anni le nostre imprese, già in affanno, si troveranno obsolete e fuori mercato.

Cosa può fare, dunque, la politica per aiutare le imprese?
La politica non può rimanere inerte ed attendere che passi tutto per tornare come prima, perché niente sarà più come prima. Serve riformare il credito. Rivoluzionare la pubblica amministrazione e mettere in campo progetti con investimenti immediati e non a futura memoria, con “soldi” che escano dai documenti e arrivino sul territorio. Serve una classe politica e amministrativa che capisca che non basta scrivere leggi e trovare coperture finanziarie, ma acquisisca consapevolezza che dalla teoria si deve passare ai fatti, altrimenti rischiamo di desertificare il futuro.