mercoledì,Novembre 25 2020

Coronavirus a Reggio Calabria, Palmisano: «Noi estetiste chiediamo solo di lavorare»

La titolare del centro estetico: «Non dovremmo più pagare le tasse perchè non siamo in condizione di poterlo fare, non abbiamo nessun tipo di entrata»

Coronavirus a Reggio Calabria, Palmisano: «Noi estetiste chiediamo solo di lavorare»

Non ci stanno ad abbassare le serrande gli estetisti a Reggio Calabria. Formalmente il loro codice Ateco è uguale a quello dei parrucchieri, ma mentre questi ultimi possono continuare a lavorare, gli estetisti, dopo l’entrata in vigore del nuovo dpcm e l’istituzione in Calabria della zona rossa sono costretti a chiudere, come racconta Antonella Palmisano, titolare del centro “Amami”.

Estetisti in crisi

«Durante il primo lockdown siamo stati accorpati ai parrucchieri perchè abbiamo lo stesso codice Ateco, ciò significa che abbiamo le stesse regole anticovid e dei servizi comuni che possiamo effettuare: il parrucchiere può effettuare la manicure estetica ed il pedicure estetico. Noi estetiste non possiamo darci pace perchè non possiamo capire questo decreto che ci sembra un’ingiustizia nei nostri confronti. Non ha senso quello che sta succedendo, noi chiuso e loro aperti, con tutto il rispetto per i nostri colleghi, anzi siamo ben contenti che possono lavorare.  Adesso non vogliamo ristori, come più volte ci hanno promesso, ma solo avere il nostro diritto a lavorare».

«Fortunatamente – prosegue – tra estetisti siamo tutti coesi e ci confrontiamo, ma è una situazione veramente drammatica sono vent’anni che mi occupo di estetica e non mi è mai venuto in mente di chiudere il negozio di ridurre il mio personale a cui tengo tantissimo. Ma quello che succede ci porterà a prendere provvedimenti in senso negativo, ci sarà una grossa recessione».

Gli estetisti abusivi

Per non parlare poi degli abusivi. «Roberto Papa presidente della Confestetica ha fatto delle  ricerche che hanno portato a stabilire che, in questo momento nel nostro Paese, gli abusivi sono più di 120mila, che trattano 4 o 5 persone al giorno, quindi parliamo di un milione di possibili contagi al giorno, trentamila al mese. Vogliamo veramente che questo lavoro in nero prenda ancora piede? Quando invece si chiudono i centri estetici adibiti secondo le regole per la massima sicurezza?

Ad ogni cliente che entra viene misurata la temperatura, il materiale che utilizziamo è tutto usa e getta, abbiamo le autoclavi che sono presidi medico chirurgici. Siamo molto più sicuri noi di chi lavora a casa senza i nostri strumenti di sterilizzazione e il contagio è quasi sicuro e certo».

Una situazione di disagio economico per una categoria già fortemente colpita nel primo lockdown e che solo adesso, a fatica, stava cominciando una lenta ripresa.
«Non dovremmo proprio più pagare le tasse perchè non siamo in condizione di poterlo fare: non abbiamo nessun tipo di entrata. Come paghiamo le tasse se non lavoriamo? Ma non devono neanche essere rinviate perchè per noi saranno un danno psicologico perchè saranno delle spese che si soprappongono ad altre spese e noi siamo al collasso non ce la facciamo più»