giovedì,Ottobre 6 2022

Reggio polo turistico internazionale nell’idea del progetto “Porthmos” – VIDEO

Quattrone (Confapi): «Come mai un progetto che per quell’epoca era già avveniristico, stilato nei minimi dettagli è stato lasciato chiuso in un cassetto?»

Reggio polo turistico internazionale nell’idea del progetto “Porthmos” – VIDEO

Un progetto che prevede una funivia che parte dai parcheggi del porto turistico con il rimessaggio e l’area congressi. Tanti anni sono passati. L’idea del Waterfront di Reggio neppure era all’orizzonte. Eppure il progetto Porthomos è rimasto sepolto tra le carte.

«Reggio Calabria è una città dove il sole splende per più di 300 gg all’anno e la temperatura raramente scende sotto i 10 gradi, la sua invidiabile posizione nel cuore del mediterraneo la destina ad essere meta obbligata di ogni tipo di rotta, turistica o mercantile, che in questo immenso specchio d’acqua si incrocia. Di recente qualcosa si è iniziato a muovere nella coscienza dei reggini: un desiderio di rinascita e la voglia di respirare cultura si spande nell’anima del mondo civile, mostrando grandi segni di risveglio. In questi ultimi mesi si sta parlando molto di rilancio turistico della nostra città con proposte sicuramente valide ma slegate fra di loro». Chiarisce in apertura Susanna Quattrone presidente Confapi Area metropolitana.

«Nella realtà esiste un progetto ampio, strategico con una sinergia di intenti, ma soprattutto una visione economica d’insieme, un progetto nato grazie alla grande lungimiranza di Ninetto Quattrone, l’allora presidente di Confapi Calabria ed Apindustria Calabria.

Quattrone era un grande amante del mare ed un grande velista, per innumerevoli anni si è dibattuto affinché si realizzasse un porto turistico, che si potesse definire degno di questo nome.

Fu fondatore della lega navale a Reggio Calabria e successivamente creatore della associazione Amici del Mare, sodalizio che nasceva tra l’altro con lo scopo di convogliare idee ed obiettivi per una progettazione rilevante e per lo sviluppo turistico di Reggio Calabria.

Nacque così il progetto “Porthmos”. Il progetto vide la luce negli anni ‘90 ed era frutto di un’intensa cooperazione tra varie figure quali l’associazione Amici del Mare, l’Apindustria Calabria, il C.A.L. e l’ASIT Calabria e fu realizzato da un gruppo di professionisti del territorio, per citarne alcuni gli architetti Barbera, Iannone, Zagarella e Gioffrè, il Dr. Vincenzo Calarco ed altri.

Una prima stesura del progetto ipotizzava l’eventuale conversione del molo di ponente del porto di Reggio Calabria, dell’ex scalo merci, del limitrofo quartiere Porto-Candeloro, della zona adiacente ed il lido comunale in una visione d’insieme trasformando quell’ampia area in una grande infrastruttura di servizi rivolti alla collettività, non tralasciando aspetti produttivi e di riqualificazione urbana.

Inizialmente il piano prevedeva un porto turistico con banchine per 630 posti barca, strutture collettive, centri commerciali e di servizio, un centro sportivo e di benessere con un effetto su piano lavorativo stimato in circa 250 unità occupate, oltre ad un migliaio impegnate nell’indotto.

Questa idea di progetto, a seguito di un approfondimento da parte di un gruppo di lavoro, coordinato dall’arch. Bruno Barbera, fu successivamente variato e divenne un’opera importante, con il preciso intento di cambiare radicalmente la visione futura della città di Reggio Calabria.

Di fatto, se nel pensiero iniziale prevaleva l’idea di sviluppo dell’indotto nautico, nella nuova stesura del progetto “Porthmos”, tra le tante cose, si prevedeva un Centro Congressi con una capienza di 1500 posti a sedere, una camera iperbarica, un eliporto ed un collegamento funicolare tra i forti Umbertini di Pentimele e l’Università Mediterranea.

Il 15 marzo 1994 il progetto Porthmos fu presentato al Comune di Reggio Calabria durante una manifestazione tenutasi all’hotel Miramare e fu consegnato nelle mani dell’allora Sindaco Italo Falcomatà.

Ad oggi, alcune opere previste nel progetto Porthmos sono state nel tempo realizzate, basti pensare all’attraversamento della fiumara Annunziata e quindi alla costruzione del ponte, ai parcheggi dell’area portuale.

Alla luce di quanto evidenziato, mi domando come mai un progetto di tale portata, che per quell’epoca era già avveniristico, stilato nei minimi dettagli e con un computo avanzato dei costi di realizzazione, è stato lasciato chiuso in un cassetto e non ha avuto la benché più minima considerazione, se non per alcuni aspetti poi realizzati?».

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