martedì,Febbraio 27 2024

Autonomia differenziata, Aloisio scrive ad Occhiuto: «Ci siamo dati la zappa sui piedi»

Il presidente di Confesercenti Reggio critica la scelta del capo dell’esecutivo calabrese di votare per il Ddl Calderoli: «Istituiamo Zone franche urbane e potenziamo le Zes»

Autonomia differenziata, Aloisio scrive ad Occhiuto: «Ci siamo dati la zappa sui piedi»

«Gentile Presidente Roberto Occhiuto, apprendo dai mezzi di informazione che durante la Conferenza delle Regioni lei, rappresentando la Calabria, ha votato a favore del progetto di Autonomia Differenziata presentato dal Ministro Calderoli. Progetto che, per inciso, in quella sede è stato approvato facendogli così compiere un ulteriore e importante passo in avanti verso la sua attuazione».

Comincia così una lunga lettera “aperta” indirizzata al presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto, da parte di Claudio Aloisio, Presidente Confesercenti di Reggio Calabria, che pubblichiamo, di seguito, integralmente:

«Le dichiarazioni che ha rilasciato per spiegare questa scelta sono spaziate da: “l’approvazione non rappresenta una cambiale in bianco” a “si dovrà superare il criterio di spesa storica” per finire con “no al Sud che scappa, affrontiamo la sfida”.

Francamente, il suo voto favorevole e le affermazioni successive mi lasciano molto perplesso.

Facciamo un brevissimo excursus storico per rinfrescarci tutti la memoria. La possibilità di richiedere forme di autonomia rafforzata da parte di Regioni a Statuto Ordinario nasce con la riforma del titolo V della Costituzione nel 2001, il cosiddetto Federalismo Fiscale.

Ora, una delle chiavi di volta che oggi si sta utilizzando per far passare l’idea dell’Autonomia Differenziata, la quale permetterà alle Regioni che ne facciano richiesta di gestire alcune materie di competenza concorrente o esclusiva dello Stato trattenendosi per far ciò il residuo fiscale in eccesso, è quella di superare il criterio di spesa storica e definire i Lep, i Livelli Essenziali di Prestazioni.

Il problema, Presidente, è che il criterio della spesa storica, quello che ha fatto sì che venisse normata un’ingiustizia clamorosa nel silenzio colpevole dei nostri rappresentati di tutti gli schieramenti, non avrebbe mai dovuto nemmeno esistere in primis perché alcuna legge o prescrizione lo ha mai previsto ma, sopratutto, perché esso è in netto contrasto con i principi stessi della riforma costituzionale del 2001.

Un criterio che ha permesso negli ultimi anni di dare di più a chi più aveva e meno ai territori maggiormente bisognosi. Un criterio che, per fare un esempio, ha giustificato a parità di popolazione una spesa pro capite per gli asili nido di 3.200 euro a Reggio Emilia contro i 59 euro di Reggio Calabria.

I Lep invece, quelli che oggi si stanno utilizzando come moneta di scambio per far passare l’Autonomia Differenziata, quelli sì che erano già previsti dalla riforma del titolo V insieme al Fondo Perequativo che avrebbe dovuto aiutare economicamente i comuni svantaggiati garantendo a tutti i cittadini gli stessi servizi minimi essenziali. Peccato però che anch’esso, come i Lep è rimasto sino ad oggi lettera morta.

Da più di vent’anni il Meridione sta subendo un vero e proprio furto continuato che potremmo definire, senza tema di smentita, una sorta di truffa di Stato. Il Federalismo, che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere cooperativo si è, di fatto, trasformato in competitivo, aumentando le già intollerabili differenze tra Nord e Sud e creando grotteschi paradossi come quello per il quale Reggio Calabria è, al contempo, la città più povera e la più tassata d’Italia.

Quindi, gentile Presidente, votare a favore di una riforma che farà rimanere alle tre regioni che l’hanno richiesta circa 190 miliardi su 750 di gettito fiscale disarticolando, peraltro e solo per citare alcune materie richieste, servizi come la scuola, i sostegni alle attività produttive, le infrastrutture logistiche quali porti, aeroporti e reti di distribuzione dell’energia, per pretendere l’attivazione dei Lep e il Fondo Perequativo che da oltre vent’anni languono inattuati, così, ad occhio, non mi sembra questa grande idea.

La mia impressione è che, per pretendere diritti già previsti, si stia facendo un ulteriore concessione che rischia di dare il definitivo colpo di grazia ad una economia asfittica e provata come quella meridionale e in particolare calabrese. Un grande azzardo per ottenere una posta che doveva essere già nostra. Nulla di più.

La verità è che se pure ottenessimo i Lep e l’attivazione del fondo perequativo, l’attuazione dell’Autonomia Differenziata continuerebbe a generare disparità perché noi ci dovremmo accontentare dei Livelli Essenziali di Prestazione mentre le regioni più ricche, gestendo immense risorse e avendo deleghe e competenze, innalzerebbero i loro con il risultato di perpetuare la disparità tra Nord e Sud.

Se davvero vogliamo procedere sulla strada federalista non basteranno certo i Lep a riequilibrare un sistema che ha saccheggiato e continua a saccheggiare il Mezzogiorno.

Iniziamo invece a chiedere, tra le tante altre cose, di poter istituire delle Zfu estese. Zone Franche Urbane che comprendano le intere aree provinciali dei territori più disagiati e consentano agli imprenditori, tramite fiscalità di vantaggio e agevolazioni concrete, di competere ad armi pari con i loro colleghi del Nord ed europei. Facciamo potenziare le Zes, le Zone Economiche Speciali, riperimetrandole e rendendole più convenienti così da far divenire veramente appetibili i nostri territori a chi volesse venire ad investire.

Gentile Presidente, qui non si tratta di scappare, le assicuro che nessuno vorrebbe farlo, né tantomeno di pretendere aiuti una tantum che non sono mai serviti a nulla se non a finanziare un’economia parassita che ha creato nei decenni danni incalcolabili invece che sviluppo. La vera battaglia è quella di smantellare il sistema attuale per permettere al Sud e alla Calabria di trasformarsi da palla al piede a volano di sviluppo per l’intero Paese. Un radicale cambio di paradigma che consentirebbe di sfruttare e valorizzare le immense potenzialità inespresse dei nostri territori.

Ma per far ciò ci vuole visione, programmazione, organizzazione, unità d’intenti e tutto questo, personalmente, non l’ho visto nel momento in cui si è scelto di approvare il Regionalismo Differenziato, anzi. Il mio parere è che, fermo restando la volontà di affrontare la sfida per far crescere la nostra terra, con questa decisione ci siamo dati, per l’ennesima volta, la zappa sui piedi il che ci porterà a sfidare i nostri ricchi competitor del Nord Italia come farebbe un pugile sconosciuto che vuole affrontare Mike Tyson sul ring con le mani legate dietro la schiena. Un’impresa impossibile e suicida».

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