Coronavirus a Reggio Calabria, l’odissea di una donna: «Attesa di 7 ore per traghettare, senza cibo o poter andare al bagno»

La donna è rimasta bloccata a Messina con la figlia in carrozzina dopo essere stata in ospedale. Ha tutte le autorizzazioni, ma deve attendere
La donna è rimasta bloccata a Messina con la figlia in carrozzina dopo essere stata in ospedale. Ha tutte le autorizzazioni, ma deve attendere

La riduzione delle corse dei traghetti tra Villa San Giovanni e Messina non smette di creare disagi. Dopo essere balzati agli onori della cronaca nazionale per il blocco di 72 ore di centinaia di viaggiatori in un piazzale, blocco che è costato una denuncia al sindaco di Messina Cateno De Luca, accusato dal ministro Lamorgese di vilipendio, oggi si apre un nuovo scenario.

Se è vero che il flusso dei passeggeri deve necessariamente diminuire viste le restrizioni in atto, è anche vero che molti reggini traghettano anche giornalmente in Sicilia per cure mediche. Quello che sta accadendo, adesso, è che molti pazienti costretti a traghettare in mattinata per le cure non riescono a rientrare se non dopo 7 ore di attesa. 

Lo sfogo di una donna rimasta bloccata a Messina, con la figlia in carrozzina, è un caso emblematico.

«Siamo passate a Messina questa mattina per andare al policlinico, abbiamo finito e siamo bloccate qui in mezzo al nulla, è giustamente tutto chiuso. Senza poter mangiare o andare in bagno. Non è possibile dover aspettare le 17.30. Fanno passare solo i camion. Noi che andiamo in ospedale non dobbiamo starci tutta la giornata. Questa organizzazione ci sta distruggendo. Non possiamo stare in giro e non possiamo stazionare al freddo per ora in attesa dei traghetti».

Siamo nuovamente di fronte a una situazione disumana se si considera che ricade soprattutto su persone già provate dalla malattia. La riduzione delle corse sta mettendo a dura prova il collegamento tra le due regioni e i tanti pendolari che ne stanno pagando il prezzo.

Anche la fila di autovetture cresce perché ad attendere la corsa per ore, nonostante le autorizzazioni, sono anche molte persone che viaggiano in macchina.