venerdì,Novembre 27 2020

Coronavirus a Reggio Calabria, ecco come il Gom gestisce la terapia intensiva

A spiegare come si sta evolvendo la situazione è il responsabile dell'unità operativa Massimo Caracciolo che ha chiarito parecchi dubbi anche sulle condizioni di sicurezza in cui gli operatori sanitari stanno affrontando l'emergenza

Coronavirus a Reggio Calabria, ecco come il Gom gestisce la terapia intensiva

Al grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria l’emergenza coronavirus al momento è gestita e sotto controllo grazie all’instancabile lavoro di tutti i medici e gli operatori sanitari come ci ha spiegato il responsabile della terapia intensiva dottor Massimo Caracciolo.

La situazione attuale

«In questo momento riusciamo a controllare bene l’afflusso dei pazienti gravi che hanno necessità di essere sottoposti a ventilazione meccanica e un’assistenza intensiva. Al momento in terapia intensiva abbiamo sei pazienti ricoverati di cui quattro sono sottoposti a ventilazione meccanica e due sono in respirazione spontanea con casco Cpap. Il rischio è che nei prossimi giorni possono aumentare questi casi, che possano peggiorare le condizioni di salute dei pazienti che sono già ricoverati in Pneumologia o Malattie Infettive e che possano anche loro avere bisogno di un’assistenza intensiva».

I dispositivi di protezione

Più volte, e da diverse voci, è stata denunciata la carenza di presidi individuali di protezione. Ma come è davvero la situazione al Gom?

«I presidi li abbiamo però li stiamo anche centellinando. In particolare, nell’aria dell’ospedale non Covid, ci muoviamo con un camice monouso e con la mascherina chirurgica. Nell’area Covid invece no, li bisogna entrare con tutti i dispositivi di sicurezza, scafandrati e con una mascherina ad alta protezione. Perciò noi stiamo centellinando l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale garantendo comunque massima sicurezza per gli operatori. Periodicamente noi siamo sottoposti ai tamponi e siamo al momento tutti negativi»

Ma l’assistenza sanitaria non è solo Covid e il lavoro in trincea è adesso sotto gli occhi di tutti.

«Anche a livello nazionale ci è stato garantito che questi presidi arriveranno anche da noi. Va considerato che l’ospedale ha previsto e si sta attuando, che i casi sospetti vengano trattati come positivi e quindi con tutti i dispositivi previsti per il Covid. Finchè non abbiamo l’esito del tampone lo consideriamo come se fosse positivo per questo l’operatore deve avere la massima protezione per evitare di infettarsi e di infettare prorogando il contagio. Solo dopo l’esito del tampone si può decidere che percorso deve intraprendere il paziente. Se positivo viene introdotto nell’area Covid dedicata».

Il lavoro in terapia intensiva

«Chi entra in questo reparto – ci spiega il dottor Caracciolo – entra totalmente protetto e lavorare in queste condizioni è molto faticoso sia per la mancanza di ossigeno respirando con le mascherine, sia per il calore che si sviluppa durante il lavoro perché spesso gli operatori una volta entrati escono solo a fine turno. Per questo un plauso deve andare senza dubbio al personale infermieristico che hanno un contatto continuo e diretto con quelli che sono pazienti complessi. In tutto questo non dobbiamo dimenticare che non mancano le altre patologie e che dobbiamo continuare a garantire assistenza nell’emergenza anche di tutte le altre richieste».

La microbiologia

Il dottor Caracciolo non dimentica l’immenso lavoro svolto dal reparto di microbiologia che, svolgendo turni massacranti, sta garantendo un supporto essenziale in questo momento per gestire l’emergenza Coronavirus.