mercoledì,Novembre 25 2020

Sanità Calabria, parla Azzarà: «Indagare su ‘Ndrangheta, massoneria e connivenze a tutti i livelli»

Il segretario della Uil invoca medici ed infermieri a sufficienza e strutture adeguate: «Altrimenti la pandemia sarà un'ecatombe». E stronca i commissariamenti: «Servono professionisti capaci»

Sanità Calabria, parla Azzarà: «Indagare su ‘Ndrangheta, massoneria e  connivenze a tutti i livelli»

«Indagare a fondo su connivenze e complicità a tutti i livelli, anche politici, che hanno determinato questo enorme problema Sanità in Calabria. Portare lo Stato a poter competere con le “specializzazioni” di ‘Ndrangheta e massoneria. Avere professionisti a sufficienza, oltre che strutture adeguate, altrimenti la pandemia potrebbe produrre seri problemi». È schietto come sempre Nuccio Azzarà, segretario Uil di Reggio Calabria, da decenni impegnato in battaglie diverse per la sanità in Calabria. Con lui abbiamo affrontato diversi argomenti spinosi, partendo dalle strutture Covid.

Emergenza fuori controllo, arrivano gli ospedali da campo ma strutture ospedaliere, già dichiarare idonee, come quella di Melito Porto Salvo e Scilla restano abbandonate?

«Dobbiamo tenere conto che ormai da tanti anni assistiamo solo alla politica degli annunci. Politica che è fatta assolutamente di nulla e per questo ci ritroviamo che interi territori, nella fattispecie Melito e Scilla ma anche altri, che servono un bacino d’utenza importante (Melito serve tutta l’area grecanica che conta oltre 50mila abitanti), abbandonati. Il “Tiberio Evoli” di Melito negli anni è stato depauperato, sminuito, non messo più nelle condizioni di operare al meglio, oggi poteva essere un baluardo di sicurezza anche in questa rovinosa situazione. Invece ci ritroviamo che il sindaco di Reggio Calabria ha donato 10 lettini a marzo e fino ad oggi non è stato fatto nulla quando invece poteva diventare un centro di riferimento a sud della città di Reggio per fronteggiare una situazione che il Gom da solo non è in grado di affrontare. Invece sono strutture abbandonate a loro stesse per l’insipienza e l’incapacità delle istituzioni di dotare queste strutture di un management all’altezza della situazione. Di tutto manchiamo fuorché di strutture ed edifici che però risultano abbandonate e non messe in condizione di svolgere i compiti a cui sono preposte. Parliamo di belle strutture, tanto Melito quanto Scilla che andavano ristrutturate e mantenute».

Ma i fondi per queste strutture, come per altre, già stanziati, che fine hanno fatto?

«Come Scilla, anche Melito e Locri come ospedali erano stati oggetto di stanziamenti importanti. Ma noi qui viviamo di paradosso, l’unica cosa che non manca è il denaro, sono i fondi. Ad esempio per Scilla c’erano i soldi per ristrutturare l’ospedale, a suo tempo finanziato con i sacrifici degli Scillesi d’America, che doveva essere riconvertito in Casa della Salute, invece si ritrovano con questa pena, con la mortificazione di vedere una struttura del genere abbandonata a se stessa nonostante lo sforzo dei professionisti che ci lavorano che cercano di tirare avanti e tenerlo in vita».

Le realtà sanitarie territoriali, così come accaduto al Gom, non sono esenti dal contagio e a Melito già un reparto è stato chiuso. Cosa succede?

«Da tempo ormai denunciamo un deficit di presenza sul campo di personale qualificato e competente, ovviamente tutto ciò che consegue è drammatico sia per i cittadini che per gli operatori. Noi denunciamo apertamente che non ci sono le condizioni all’interno delle strutture sanitarie per poter operare in sicurezza, in primis per i lavoratori e in maniera consequenziale per gli utenti. Questi casi di contagio, qualora dovesse aumentare l’emergenza e avere un’onda d’urto maggiore questa pandemia, vi sarebbe il rischio di produrre una vera e propria ecatombe perché a quel punto non ci saranno più medici e operatori per assistere i malati. Tutti quelli che stanno lavorando dando il massimo sul campo non meritano di essere guidati da gente perennemente assente sia fisicamente che dal punto vista intellettuale e gestionale».

È chiaro che se il Gom attiva 12 posti letto in più in terapia intensiva, ma non vi è personale tutto va a monte. Cosa sta impedendo le assunzioni?

«Non bisogna essere dei luminari della scienza per comprendere che non si può ideare una struttura, creare nuovi posti senza pensare che poi ci vuole il personale adeguato e super specializzato. Parliamo di anestesisti, rianimatori e infermieri di area critica. E non è personale arruolabile e pronto all’utilizzo perché per assistere pazienti Covid è necessaria adeguata formazione. Con il blocco del turn over e delle assunzioni, oggi ci ritroviamo con del personale sottostimato e che non è nelle condizioni di svolgere i propri compiti per come dovrebbe».

Qui entra in gioco il ruolo dei commissari. Crede davvero che questo strumento del commissariamento sia utile?

«Credo che questo teatrino messo in onda dalle istituzioni è veramente indecente, una cosa vergognosa, e non dia una reale soluzione idonea a poter risolvere questa drammatica situazione legata anche ad anni di ritardi in Calabria. Ci vogliono uomini che abbiano oltre la competenza anche il valore umano per poter coprire questo gap che si è nel tempo raggiunto. Mi domando se è possibile che in Calabria non esista un professionista, un’eccellenza, che non sia indagato, chiacchierato, che non dica in televisione corbellerie? Io credo di sì, tanti».

Da commissario a commissari. L’Asp reggina in quest’emergenza che ruolo ha avuto? Ed è riuscita a rispondere alle richieste?

«Più che un giudizio personale voglio citare gli obiettivi che avrebbe dovuto raggiungere la triade commissariale, ovvero, la riorganizzazione dell’ente sciolto per mafia, il raggiungimento di livelli di assistenza essenziali accettabili, l’aspetto della legalità all’interno dell’azienda e il recupero della situazione legata ai bilanci mancanti dal 2013 ad oggi con un debito che ormai è diventato una voragine di oltre un miliardo di euro. Ecco, nessuno di questi obiettivi nel tempo è stato raggiunto da questa triade commissariale e questo è qualcosa di vergognoso che ci spinge ogni giorno a denunciare all’autorità giudiziaria».

Anni di denunce e battaglie sindacali. Che risposte avete ottenuto?

«Ho la certezza che la Procura della Repubblica di Reggio Calabria è guidata da un uomo di grande valore e spessore umano. Non è materia semplice da affrontare. Molto probabilmente ci vorrebbero uomini e mezzi per poter approfondire e trattare anche temi che riguardano la pubblica amministrazione e i reati commessi al suo interno. Nel tempo la ‘Ndrangheta e la massoneria hanno raggiunto livelli di specializzazione all’interno di questi settori per cui lo Stato si deve adeguare a questo livello».

Il caso sanità Calabria è ormai esploso a livello nazionale ma secondo lei cosa ancora manca per completare il quadro?

«Quello che manca ancora all’appello sono tutte le connivenze, le complicità che passano e intercorrono tra i vari settori della società, soprattutto quello che riguarda la politica che sovrintende tutti i meccanismi che sono più sensibili e strategici nei settori sociali. Mi auguro che la situazione disastrosa che stiamo vivendo possa servire a far scoppiare ed emergere tutte le cose che non vanno».