Reggio Futura guarda al potenziale di Reggio e rilancia proposte

La città metropolitana di Reggio Calabria ha grandi potenzialità ancora non espresse e non rivendicate. Ne hanno discusso tecnici, studiosi, politici e amministratori
La città metropolitana di Reggio Calabria ha grandi potenzialità ancora non espresse e non rivendicate. Ne hanno discusso tecnici, studiosi, politici e amministratori

Discutere e riflettere sull’importanza del ruolo della Città Metropolitana e cosa essa  rappresenta è stato il tema dell’incontro-dibattito “Reggio Calabria: 10 anni di Città Metropolitana – Tra potenzialità non espresse e prospettive future”, tenutosi presso l’Hotel Torrione organizzato da Reggio Futura e il Movimento Nazionale per la Sovranità, al quale hanno partecipato il Pasquale Amato, Storico e Docente dell’Università per Stranieri; Demetrio Arena, già Sindaco di Reggio; Giuseppe Bombino, Docente dell’Università Mediterranea; ilBruno Dapei, Direttore Generale dell’Osservatorio della Città Metropolitana di Milano; Andrea De Priamo, Capogruppo di Fratelli d’Italia di Roma Capitale; . Francesco Nucara; del Pierpaolo Zavettieri, Consigliere Metropolitano e Sindaco di Roghudi.

In apertura, l’assise ha reso omaggio al giovane vigile del fuoco reggino Antonino Candido, tragicamente perito nell’adempimento del dovere unitamente a due suoi colleghi nella tragedia di Alessandria. Successivamente, è stato proiettato il filmato della seduta della Camera dei Deputati del 23 marzo 2009 in cui, con l’approvazione delle Legge sul Federalismo fiscale, è stata sancita l’istituzione della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Gli interventi di apertura di Giuseppe Agliano, Presidente di Reggio Futura e di Ernesto Siclari, Coordinatore del Movimento Nazionale per la Sovranità, hanno ricordato come il centrosinistra abbia in tutti i modi tentato di ostacolare questa grande conquista determinata dalle sinergie delle forze del centrodestra sollecitato e supportato dalle ragioni ben esposte dal Sindaco del tempo Giuseppe Scopelliti. 

Quindi, è toccato a Bruno Dapei illustrare la relazione di base sulla quale si è sviluppato il dibattito susseguente, brillantemente condotto dal giornalista Pino Toscano.

«L’istituzione della Città Metropolitana può essere vista come l’ultimo atto di una storia iniziata nel 1970 con la Rivolta, nata spontaneamente per non vedere relegata la nostra città ad un ruolo minoritario, per poi superarla con questo riconoscimento che le  attribuisce una maggiore autonomia” – ha dichiarato nel corso del suo intervento il prof. Amato – “Ma il suo futuro dipende anche dalla capacità di saper selezionare la classe dirigente sia politica che burocratica – ha aggiunto Demi Arena – al momento, non abbiamo a Reggio una dirigenza davvero in grado di concretizzare tutte le opportunità esistenti per recuperare un sistema al momento in macerie»; «una amministrazione vera ha a cuore i problemi ed il futuro della sua città – ha detto Nucara – perché la città metropolitana ricorda nella sua struttura un piccolo Stato, con tutti gli annessi e connessi: negli anni scorsi, per esempio, diversi problemi attanaglianti ancora oggi la nostra Reggio, ce li siamo creati da soli non facendo nulla per difenderla quando tutti l’attaccavano. Ma adesso abbiamo pure un sindaco che, citando un caso tra mille, non ha saputo (o voluto) battere i piedi per salvare l’aeroporto»; Andrea De Priamo ha posto l’accento sulla successiva Legge Del Rio del 2014, la quale, invece di rilanciare le città metropolitane le ha frenate e penalizzate;  «manca la cultura delle Istituzioni – gli fa eco il sindaco Zavettieri – e per far funzionare a dovere l’Ente è necessaria l’elezione del Sindaco Metropolitano a suffragio universale»; «la funzione della città metropolitana va ben oltre il regionalismo o il subire un ruolo subalterno – ha concluso il prof. Bombino – essa concede il rango per concepire i progetti e negoziare le risorse di cui si ha bisogno, senza ridursi invece ad elemosinarle. In dieci anni non siamo riusciti però a coltivare un altro aspetto molto importante: non abbiamo saputo creare un sentimento o un simbolo identitario-culturale che unisse davvero tutta l’ex provincia di Reggio Calabria. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una deleteria frammentarietà, non solo del territorio, ma anche della sua stessa coscienza. Non ci rendiamo conto che la nostra città metropolitana è un’amministrazione come ne esistono pochissime (o forse nessuna) in tutta la Penisola italiana: una grande stratificazione in cui coesistono in perfetta armonia cultura, natura, antropologia, archeologia, folclore e tradizione. Un insieme di antico e moderno, la consapevolezza di costruire il futuro avendo ben presente la persistenza della cultura dei nostri padri, delle nostre radici».

Sono anche intervenuti nel dibattito, il senatore Renato Meduri, Francesco Ventura e Mimmo Nicito.