lunedì,Novembre 30 2020

Riace, Trifoli: «Sono sconcertato». E i suoi legali presentano ricorso

Dopo la sentenza del tribunale di Locri il primo cittadino non ci sta: «Cancellato un mio diritto». Gli avvocati: «Decisione illegittima»

Riace, Trifoli: «Sono sconcertato». E i suoi legali presentano ricorso

«Si tratta di una decisione che presenta diversi profili di illegittimità, nella misura in cui il Tribunale non ha tenuto nella dovuta considerazione le eccezioni sollevate dalla propria difesa». Così i legali del sindaco di Riace Antonio Trifoli, Andrea Lollo e Francesco Izzo, commentano la sentenza odierna del tribunale di Locri che ne ha di fatto sancito la decadenza dalla carica di primo cittadino. Trifoli ha già dato mandato agli stessi legali di presentare ricorso in Appello.

«Vogliamo rassicurare l’elettorato e la cittadinanza riacese tutta in ordine alla continuità della carica dell’attuale sindaco Trifoli – rimarcano i legali – Infatti, la decisione del Tribunale è allo stato priva di efficacia esecutiva. Lo stesso Tribunale, nel prendere questa decisione, ha acclarato altresì l’illegittimità della delibera con cui il Comune di Riace, nella persona della stessa Spanò e del vicesindaco Giuseppe Gervasi, aveva invece concesso l’aspettativa a Trifoli dal suo impegno lavorativo proprio per ottemperare, invece, ai suoi impegni elettorali».

La vicenda circa l’ineleggibilità di Trifoli verte proprio sullo status professionale dello stesso, che è utilizzato dal Comune di Riace come lsu contrattualizzato con fondi a carico della Regione Calabria. Un rompicapo non di poco conto, che ad oggi continua a non avere soluzione. Trifoli intanto resta alla guida del suo Comune, in attesa di una nuova pagina processuale innanzi ai giudici di merito. «Ho appreso da poco la decisione del Tribunale di Locri e resto sconcertato sulle motivazioni – sostiene il sindaco riacese – Si vuole precludere il diritto all’elettorato passivo a chi dopo 20 anni è ancora precario della pubblica amministrazione»

Un diritto sancito dalla nostra costituzione che secondo Trifoli «viene cancellato con un colpo di spugna senza approfondire attentamente la vicenda. Spero col cuore che il mio caso faccia giurisprudenza, non per me, ma per tanti colleghi che in tutti questi anni hanno visto negarsi i principi essenziali della nostra Costituzione». Il sindaco di Riace dunque non ci sta, respinge le accuse e si difende. «Un precario a 900 euro al mese e un condannato per gravi reati in Italia sono messi sullo stesso piano. Il Governo e soprattutto il Parlamento prendano atto che le regole del diritto sono quantomeno da rivedere».