giovedì,Dicembre 3 2020

Polistena: «Postazioni di emergenza territoriale alla deriva più assoluta»

Simone (Uil) chiede il trasferimento da Palmi a Reggio della sede del Dipartimento emergenza urgenza e dei dipendenti in essa in servizio

Polistena: «Postazioni di emergenza territoriale alla deriva più assoluta»

«Si registra la deriva più assoluta in cui versano le postazioni di emergenza territoriale, le relative autoambulanze e le incongruenze determinate dalla presenza sempre più marcata del privato». Ancora una denuncia del segretario territoriale Nicola Simone (Uil) riguardante il presidio ospedaliero di Polistena. Qualche giorno fa il segretario aveva raccontato «un episodio di malcostume derivante dall’uso distorto e personalistico di un mezzo di soccorso disposto per un “interessato” trasferimento di una anziana paziente risultata parente di una dipendente amministrativa del dipartimento, dal presidio ospedaliero di Polistena ad una casa di riposo di Rizziconi».

Simone plaude all’atto di rimozione nei confronti del dirigente medico che si era reso protagonista dell’episodio e poi aggiunge «appare quale raro (di questi tempi) esempio di tempestivo intervento tendente al ripristino del rispetto delle regole, in attesa che si faccia definitiva chiarezza sull’oscuro episodio stigmatizzato formalmente financo dagli operatori in servizio (relazioni di servizio), anche, per le indebite interferenze, peraltro, immortalate, immaginiamo, dal sistema di registrazione di cui è dotata obbligatoriamente la Centrale Operativa». La Uil rimane in attesa di conoscere quali determinazioni saranno assunte per sanzionare disciplinarmente le eventuali responsabilità che emergeranno. Nel contempo, nella nuova missiva indirizzata al prefetto, al direttore sanitario, alla commissione straordinaria dell’Asp e, naturalmente alla Procura, si chiede «un impellente per una indagine interna affinché possano essere chiariti i motivi che hanno portato ad uno stato di criticità assoluta la qualità degli interventi effettuati tramite mezzi di soccorso pubblici e privati, facendo probabilmente e paradossalmente lievitare la spesa venendo meno i presupposti giuridici che consentano la corresponsione di quanto dovuto». Appare indispensabile, secondo il sindacalista, sapere «se insiste un quadro di riferimento normativo in capo all’utilizzo di quanti a vario titolo nell’ambito del privato forniscono prestazioni all’interno del SUEM, in relazione al fatto che: «è in atto in vigore una o più convenzioni che consentano la regolamentazione di tale attività, oppure si sta operando in regime di dereguletion, di proroghe o di autorizzazioni “volanti” a firma del Responsabile Deu (Dipartimento emergenza urgenza)? Ricordiamo una sola convenzione stipulata nel lontano 2011 dall’allora D.G. Squillacioti per l’impiego del volontariato- ne risultano delle altre?». E ancora:«a quale capitolato di appalto bisogna fare riferimento per conoscere le caratteristiche dei mezzi di soccorso e degli equipaggi forniti dal privato ed a fronte di quale spesa? Corrisponde al vero che il cosiddetto “quinto d’obbligo” sarebbe stato quasi completamente assorbito per l’attivazione della P.E.T. (privata) di Palizzi disposta a cura del Responsabile D.E.U.? – Quanto è il costo annuo di tale P.E.T.? Risulta effettivamente strategico e vantaggioso il rapporto costo beneficio, facendo debito riferimento al numero di interventi effettuati nell’anno? Corrisponde al vero che l’esclusivo utilizzo del “quinto d’obbligo” ha impedito un più oculato e diffuso potenziamento del SUEM ed in particolare il mancato passaggio operativo da h12 ad h24 della terza ambulanza (Riva 3) allocata presso Reggio, atteso che dei 33 mila interventi annui, circa 11 mila vengono effettuati presso la città capoluogo? Corrisponde al vero che per carenza di dipendenti pubblici con la qualifica di autisti soccorritori:) le ambulanze pubbliche rimangono ferme e il medico e l’infermiere devono prestare servizio su mezzi privati con autisti privati? B) che tali mezzi siano talmente inadeguati che si renda necessario il trasbordo (dalle ambulanze pubbliche) di tutte le apparecchiature necessarie, obbligatorie a poter far fronte in sicurezza alle emergenze – e che detto materiale a causa degli spostamenti venga esposto a inevitabili guasti? che tale improvvido ed illegittimo utilizzo di veri e propri “gusci vuoti” costi 800 euro al giorno? chi autorizza il personale pubblico a prestare servizio su tali mezzi privati? Corrisponde al vero che la ragione del ricorso al privato consisteva nello sgravare i mezzi e gli equipaggi pubblici dalle incombenze relative ai trasferimenti secondari per potersi dedicare agli interventi di emergenza e che via via tale condizione sia pressoché mutata? Corrisponde al vero che quanto appena menzionato si sarebbe concretizzato con la diretta gestione del Responsabile D.E.U.? Si è provveduto, in carenza di atti deliberanti specifici, al pagamento di prestazioni effettuate da privati? Ancorché non retribuiti si può palesare di fatto la evenienza che a seguito di illecite autorizzazioni insistano i presupposti affinché il privato possa rivalersi economicamente sul pubblico? Per quale motivazione gli uffici (con annesso personale) del Dipartimento di cui trattasi sono allocati presso locali siti in Palmi piuttosto che presso la città in cui ha sede l’Asp».
In attesa di conoscere le risposte, il sindacalista Uil chiede «di voler ripristinare con ogni immediatezza la certezza del rispetto della legge ed altresì il trasferimento della sede Deu e dei dipendenti in essa in servizio, da Palmi a Reggio Calabria». In ultima istanza la UIL chiede di verificare se il responsabile Deu. abbia posto in essere atti attraverso i quali si possa concretizzare il conferimento di mansioni superiori a personale in servizio presso la sede di cui trattasi.