sabato,Dicembre 5 2020

«Lesa la dignità umana nella tendopoli di Gioia Tauro»

Il comitato solidarietà migranti ribadisce come «l’unica strada percorribile è la dismissione di ogni logica concentrazionaria; va favorita l’ospitalità diffusa nei centri urbani e rurali»

«Lesa la dignità umana nella tendopoli di Gioia Tauro»

«I braccianti che alloggiano presso la tendopoli di San Ferdinando sono fondamentali per l’economia del distretto agricolo della Piana di Gioia Tauro. Eppure le condizioni di vita che offriamo loro non rasentano il più elementare livello di dignità umana».

Sono immagini che fanno riflettere quelle pubblicate dal Comitato solidarietà migranti. Un quadro inequivocabile su quelle che sono le condizioni igienico sanitarie dove sono costretti a vivere i braccianti così cari alla piana di Gioia Tauro.

Lo dice a chiare lettere il Csm «Oggi, la tendopoli di San Ferdinando, ghetto di Stato che ha sostituito la vecchia baraccopoli sgomberata a favore di telecamere da Salvini lo scorso marzo, si presenta come uno campo degli orrori e dell’indecenza».

Così la chiave politica prende forma senza celare, neanche minimamente, la contrarietà a un operazione che il Csm considera meramente mediatica considerando che, a distanza di mesi dagli annunci fatti in pompa magna, «ogni sera si registra un sovraccarico di corrente elettrica, e gli ospiti della tendopoli devono aprire il quadro elettrico mettendo mano ai contatori, in prossimità dell’acqua e spesso sotto la pioggia. Pioggia che entra, mista a fango, nelle tende bucate in cui è arduo trovare riparo d’inverno. I fili (della luce?) scoperti, sotto l’acqua torrenziale di questi giorni, rammentano vecchie tragedie ed evocano ansie e paure».

Come se non bastasse, oltre alla corrente elettrica il Csm solleva il problema “acqua calda” che, con l’inverno ormai alle porte, diventa un problema urgente.
«Ancora, l’acqua calda è un miraggio, mentre la melma nei bagni è reale.
Hanno qualcosa da dire le istituzioni competenti? È possibile una soluzione altra dalla ghettizzazione e dall’emergenza perenni? Sono queste condizioni accettabili in uno Stato di diritto che tutela la dignità delle persone e del lavoro?».

Il Csm non critica solamente ma propone e ribadisce, ancora una volta che «l’unica strada percorribile è la dismissione di ogni logica concentrazionaria; va favorita l’ospitalità diffusa nei centri urbani e rurali, mettendo questi lavoratori nelle condizioni di pagare l’affitto come ogni altra persona, sottraendoli alla precarietà e al rischio».