martedì,Novembre 24 2020

Il centrosinsistra a pezzi. D’Agostino non si ricandida. E con lui Nocera

Che si parli di regionali o di comunali il trend non cambia: tutti in marcia verso il centrodestra o verso il disimpegno. Dietro le mosse del re dello stocco e del consigliere comunale la regia di Peppe Bova

Il centrosinsistra a pezzi.       D’Agostino non si ricandida. E con lui Nocera

La direzione di marcia per i politici calabresi e reggini, alla vigilia dei prossimi appuntamenti elettorali, è ormai chiara. Si va dritti a destra, attenendosi rigidamente ai sondaggi e in ossequio alla solida prassi del salto sul carro del vincitore che in Calabria ha tra i migliori specialisti.

Dei passaggi, ultimati o quasi, dei consiglieri di centrosinistra Nicola Paris, Demetrio Marino e Antonino Mileto si è ampiamente detto, tanto che la vicenda è diventata un caso all’interno della maggioranza guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà.

Ma al lungo elenco delle possibili defezioni adesso si aggiungono ulteriori tasselli. Alle prossime competizioni elettorali, sia regionali che comunali, avrebbero deciso di non partecipare gli uomini che hanno fatto capo all’ex presidente del Consiglio regionale Giuseppe Bova e al suo movimento “A testa alta”. Il consigliere regionale Francesco D’Agostino, il re dello stocco di Cittanova, ha già informato i suoi più stretti collaboratori dell’intenzione di non voler partecipare alla prossima competizione elettorale. Era stato eletto in Consiglio nelle fila della “Oliverio presidente”, ricoprendo anche il ruolo di vicepresidente dell’Assemblea di palazzo Campanella.

Un disimpegno che pare allargarsi a macchia d’olio nell’aria di riferimento, tanto che anche il consigliere comunale Tonino Nocera avrebbe già comunicato al sindaco le sue titubane in ordine a una ricandidatura.

Gli interpreti malevoli vedono dietro le mosse una regia occulta di Peppe Bova che fiutata l’aria sta provando a ricavarsi un’area autonoma da cui poi poter operare al meglio. Fatto sta che la fuga dal centrosinistra non conoscere più confini e se, come pare, alle prossime regionali dovesse davvero registrarsi una sconfitta sonora per il Pd e gli alleati c’è da aspettarsi che anche la corsa per il rinnovo di palazzo San Giorgio ne sarà ampiamente condizionata.