Il futuro del porto secondo Lembo: «Traffico pesante? Scelta infausta»

Il presidente del circolo "Reggio 70" attacca le istituzioni: «Non possiamo stare a guardare mentre si compie questo scempio».
Il presidente del circolo "Reggio 70" attacca le istituzioni: «Non possiamo stare a guardare mentre si compie questo scempio».

«I riflettori sulla vicenda porto non possono spegnersi, per poi riaccendersi ad ogni passaggio di questo iter amministrativo che sta portando la struttura reggina alla realizzazione di un infausto progetto, perché il pericolo di abbassare la guardia e ritrovarsi con la sua effettiva realizzazione è adesso davvero concreto. E il dibattito aperto in merito alla questione sul dirottamento del traffico pesante al porto di Reggio non può lasciare indifferente un gruppo come il nostro, che ha a cuore le sorti della città e che, dunque, non può esimersi dall’intervenire». E’ quanto afferma in una nota Giuseppe Lembo, presidente del circolo “Reggio 70, movimento nazionale per la sovranità”.

«È scontato – prosegue Lembo – che una tale scelta avrà sul territorio conseguenze inevitabilmente disastrose sia in termini di impatto ambientale che di congestione del traffico di una delle più importanti arterie che permettono a decina di migliaia di automezzi di accedere al cuore pulsante della città. Il viadotto dal quale dovrebbero accedere i Tir si ritroverebbe ingolfato da quel 40% di mezzi che dal porto di Villa San Giovanni verrebbe dirottato sulla struttura reggina. Chi garantisce, peraltro, che la percentuale prevista verrà effettivamente rispettata? Quali sarebbero i criteri di selezione?»

Per Lembo «È innegabile però che le stesse Istituzioni, Comune e Città Metropolitana in testa avrebbero potuto e dovuto mettere in atto ben altre attività politiche facendo pesare la loro forza istituzionale, vista anche l’innegabile vocazione turistica della città che verrebbe pesantemente minata da una mole di traffico così intenso e difficile da gestire efficacemente. Si pensi, inoltre, ai danni che una simile realizzazione andrebbe ad arrecare all’aspetto paesaggistico, idrogeologico ed ambientale del territorio, con fondali marini a rischio, inquinamento anche acustico e quant’altro».

«Ben diversa dovrebbe essere la prospettiva per una città che voglia dirsi turistica: non di traghetti e autoarticolati, quindi, si dovrebbe parlare ma, semmai, di imbarcazioni  da diporto e navi da crociera. Questa è la vocazione e l’obiettivo che il porto di Reggio dovrebbe aspirare a raggiungere, accogliere ospiti e visitatori per alimentare il settore del turismo».

Il circolo Reggio ‘70 dunque «Non può stare a guardare mentre si compie questo scempio ed è pronto a mettere in campo tutte le attività di contrasto utili a fermare questo progetto dannoso e la sua definitiva realizzazione, offendo la propria disponibilità all’individuazione di soluzioni logistiche e strutturali, anche avvalendosi delle risorse, delle professionalità e delle competenze che annovera tra i propri iscritti».