Dissesto Comune, maggioranza sotto shock. Ripepi: «Falcomatà ha fallito»

Bocche cucite nel centrosinistra dopo la notifica della delibera n. 17 da parte della Corte dei Conti. Durissimo il consigliere di Fdi: «I magistrati hanno certificato il fallimento dell'Amministrazione Falcomatà»
Bocche cucite nel centrosinistra dopo la notifica della delibera n. 17 da parte della Corte dei Conti. Durissimo il consigliere di Fdi: «I magistrati hanno certificato il fallimento dell'Amministrazione Falcomatà»
Massimo Ripepi

Atmosfera spettrale a palazzo San Giorgio dopo la notifica della delibera della Corte dei Conti che spinge il Comune sull’orlo del dissesto. Le posizioni della maggioranza sono cristallizzate nelle parole dell’assessore al Bilancio Irene Calabrò che ha chiesto un intervento normativo salva Comuni da parte del governo nazionale in grado di ridurre l’extradeficit certificato in oltre 300 milioni dai magistrati contabili che hanno fatto propria l’interpretazione della Corte Costituzionale sulle anticipazioni di liquidità. Sul debito idropotabile nei confronti della Regione ci sarà invece da convincere la Corte della legittimità della transazione conclusa tra Regione e Comune per spalmare il debito su 20 anni invece che su 3.

Bocche chiuse in maggioranza

Il colpo però è stato durissimo. Tanto che ancora nessuna riunione di maggioranza è stata convocata, né si ha notizia della Commissione Bilancio nonostante la scadenza del previsionale sia fissata al 31 marzo. E le bocche degli esponenti di maggioranza sono rimaste cucite, tanto che in molti hanno anche evitato di farsi vedere a piazza Italia.

Chi non ha dubbi invece su quanto accaduto è il consigliere comunale di Fdi, e aspirante candidato sindaco, Massimo Ripepi.

«La Corte dei Conti ha certificato il fallimento politica dell’Amministrazione Falcomatà. In pratica chi ha gestito questa città negli ultimi 5 anni non è riuscito  neanche a compiere l’ordinaria amministrazione. Oggi scopriamo che il disavanzo non è 145 milioni, ma esattamente il doppio. Ciò vuol dire che il sindaco non è riuscito neanche ad incidere pur avendo i governi nazionali amici. E’ riuscito soltanto a rateizzare il debito in 30 anni, ma le soluzioni sarebbero state altre: rifinanziare il Decreto Reggio o tenere in vita la società Sati che aveva attivato convenzioni per recuperare tasse nazionali per un importo pari a 25 milioni di euro  l’anno secondo le prime stime. Falcomatà l’ha voluta chiudere solo per motivi ideologici».

Ma le responsabilità dell’ultima Amministrazione di centrosinistra, secondo Ripepi, sarebbero ancora più gravi. «Se il sindaco ha trovato il dissesto quando è stato eletto perché non lo ha dichiarato? Perché non c’era evidentemente e allora vuol dire che il sindaco non ha amministrato la Città che si ritrova con un macigno addosso e difficilmente potrà riprendersi con questo tipo di amministrazione».

Secondo il consigliere di opposizione inoltre Falcomatà avrebbe adesso il dovere di riferire ai cittadini in maniera chiara come stanno le cose.

«Le giustificazioni fin qui prodotte sono assurde. Dopo cinque anni non si può continuare a dare la colpa agli altri, mentre si annunciano  concorsi dal sapore elettorale e che non potranno mai essere svolti se le casse di trovano in queste condizioni.  La gente non ne può più – afferma ancora Ripepi – le strade sono tutte rotte e negli ultimi anni se ne sono andate 28mila persone dalla città».

Per salvare palazzo San Giorgio serve adesso l’intervento del governo. «Valuteremo le carte in Commissione quando arriveranno, ma solo un intervento dello Stato può salvarci. Il sindaco dimostri almeno di essere capace di ottenere almeno qualcosa di positivo da un governo in cui c’è il Pd».