martedì,Gennaio 25 2022

Sanità calabrese: «Serve un’alleanza di saperi per rimetterla insieme»

Il tema, insieme all'emergenza coronavirus, è stato affrontato in diretta streaming dal candidato sindaco Pazzano e da Rubens Curia ex direttore generale dell’Asp di Vibo Valentia e dirigente dell’area Lea

Sanità calabrese: «Serve un’alleanza di saperi per rimetterla insieme»

Si è svolto giovedì 5 marzo, esclusivamente in diretta streaming su Facebook, il nono Nodo Tematico de La Strada, il movimento che sostiene alle prossime elezioni comunali la candidatura di Saverio Pazzano.

Evento svolto senza pubblico, ma con la possibilità di intervenire online, in osservazione del recente decreto per il contrasto e il contenimento del Coronavirus che, nell’incrementare le richieste di distanziamento sociale, limita gli assembramenti in luoghi chiusi. «L’emergenza Coronavirus – ha esordito Saverio Pazzano – ha fermato la nostra socialità ordinaria, ma abbiamo ritenuto importante, utilizzando gli strumenti che la tecnologia ci offre, affrontare un tema così importante quale è la sanità e per riflettere su come un’amministrazione possa gestire un’emergenza e progettare e programmare l’ordinario».

“Per una sanità a misura di città”, questo il titolo dell’iniziativa, organizzata da La Strada insieme a DemA, con la preziosa partecipazione di Rubens Curia, medico, ex direttore generale dell’Asp di Vibo Valentia e dirigente dell’area Lea (Livelli essenziali di assistenza), e oggi portavoce di “Comunità competente”, movimento culturale che propone una riforma organizzativa e etica della sanità calabrese.

Un importante tema, che rappresenta una delle urgenze del territorio reggino soprattutto in un momento storico particolare, come quello che sta vivendo l’Italia, e non solo, in cui l’allarme Coronavirus accende un faro sulla fragilità dei sistemi sanitari del Sud, in particolar modo in Calabria.

«La sanità calabrese – ha spiegato Curia – è commissariata da 10 anni, il che nel tempo ha comportato una serie di peggioramenti. Quando nel 2009 siamo stati commissariati, i livelli essenziali di assistenza, ovvero i Lea, carne e sangue dei nostri diritti di tutela della salute, non venivano applicati. Siamo stati bocciati, per esempio, per non garantire un livello sufficiente di assistenza domiciliare integrata agli ultra 65enni, ma anche in merito agli standard sulla frattura del collo del femore degli ultra 65enni, altro diritto negato, oppure per quanto riguarda gli screening, per cui la quantità prevista negli standard era 9 e noi arrivavamo a 3».

Un sistema che è entrato in un piano di rientro, per la mancata applicazione dei Lea, al quale si aggiungeva un deficit di 253 milioni nel 2009. «Ad oggi – ha proseguito Curia -, dopo dieci anni di commissariamento i dati su quei Lea sono sempre gli stessi ed il debito nel 2018 si attestava a 205 milioni di euro». Un risparmio di 48 milioni? Ma a che prezzo? Ci si interroga.

«Non assumendo personale, con migliaia di pensionamenti ed un incremento dei tempi per le liste d’attesa», ha affermato Curia. Uno stato dei fatti che ha comportato per tante famiglie il ricorso al privato con conseguente aumento della spesa sanitaria ed una discriminazione tra chi ha le capacità economiche per curarsi e chi non le ha ed è costretto a lunghe attese. «Senza contare – ha proseguito – il sempre crescente dato sulla mobilità passiva in Calabria, anche a bassa complessità, ovvero i viaggi della speranza dei cittadini che vanno fuori per curarsi».

L’allarme Covid 19 si innesta così in questa situazione, nello scenario di una sanità che in Calabria è stata stremata. «Tutto è scaricato sugli operatori sanitari e sul cittadini, entrambi vittime di questo sistema – ha affermato Curia – Per rimettere insieme la sanità calabrese, malata di autoreferenzialità, è necessaria una grande alleanza di esperienze, saperi, passioni e tra i cittadini e una comunità competente che prenda in mano questa vicenda e si riappropri del diritto alla salute».

In questo scenario e con la richiesta di una riforma urgente della sanità calabrese, nasce “Comunità Competente”, di cui Rubens Curia è portavoce. Una riforma che valorizzi in egual misura la Medicina Territoriale e la Medicina Ospedaliera con l’istituzione delle Aziende Sanitarie Territoriali (AST) che, come scritto nel documento consegnato la scorsa estate al Presidente del Consiglio Regionale Irto, al Commissario generale Cotticelli, al delegato per la sanità Pacenza e a vari soggetti istituzionali, arresteranno l’ulteriore «desertificazione della Medicina Distrettuale trasformandola in un verde giardino» dove le Strutture Sanitarie Intermedie Territoriali (Case della salute – UCCP-AFT-Consultori – Case di Maternità etc…) svolgeranno un ruolo centrale e di filtro nei riguardi dei Presidi Ospedalieri.

«Senza contare che – ha concluso Curia -, quando parliamo di tutela della salute parliamo di una complessità importante che si può tradurre anche in crescita economica e aumento del Pil della nostra regione».

Tanti i temi emersi durante l’incontro, il cui contenuto è fruibile sulla pagina Facebook de La Strada, e tante le sollecitazioni emerse che fanno appello alla cittadinanza attiva e alla collaborazione di tutti i calabresi con l’obiettivo di ricostruire il rapporto di fiducia tra questi ed il servizio sanitario.

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