venerdì,Novembre 27 2020

Coronavirus a Reggio Calabria, Italia Viva: «Il governo adotti altre misure per i professionisti»

Il coordinamento cittadino invoca il rinvio dei pagamenti dei contributi, le liquidazioni delle parcelle che gli avvocati vantano nei confronti dello Stato per gratuito patrocinio, o ancora la compensazione di crediti-debiti

Coronavirus a Reggio Calabria, Italia Viva: «Il governo adotti altre misure per i professionisti»

«L’emergenza che stiamo affrontando in questi giorni come cittadini e come lavoratori non è delle più rosee. Ognuno sta cercando di rispettare le limitazioni imposte sia a livello governativo che locale al fine di contenere il più possibile il contagio del COVID-19, così da ripristinare la situazione nel più breve tempo possibile e senza strascichi». Scrivono Cristina Arfuso e Antonino Nocera, del coordinamento cittadino Italia Viva per la città di Reggio Calabria.

Al contempo si sta cercando di far fronte ad un’altra emergenza connessa alla prima: quella economica. Seppur il Governo ha messo in campo  – forse in ritardo o forse no – una serie di misure, dettate mediante l’emanazione di uno e più successivi decreti,  per aiutare famiglie ed imprese colpite dal Coronavirus sembra che la crisi delle attività economiche e dell’economica dei singoli cittadini sia sempre più vicina.

Vero è che sono stati rinviati adempimenti tributari e pagamenti di contributi e mutui per gli abitanti della ex “zona rossa”, sono stati aperti gli ammortizzatori sociali a soggetti che in condizioni ordinarie non ne avrebbero beneficiato, sono state potenziate le modalità di lavoro a distanza ed è stato garantito sostegno al settore del turismo.

Queste come altre misure a sostegno. Ma tutto ciò sembra non essere sufficiente ad impedire  che la crisi (momentanea) delle attività economiche indotta dalla pandemia COVID-19 produca effetti permanenti.

Si è forse cercato di pensare a tutto in un momento in cui tutto ci si aspettava tranne che una situazione emergenziale di siffatta portata, si è tentato di garantire – forse in maniera opinabile – il giusto o sufficiente supporto economico ad ogni soggetto. Ma, purtroppo, questo non basta più.

Si pensi ai liberi professionisti – avvocati, commercialisti…- i quali stanno vivendo una situazione paradossale. Il decreto impone – come per moltissime altre categorie – la limitazione delle attività allo stretto necessario ma un successivo decreto consente che gli studi professionali rimangano aperti. A fare, a questo punto, non sappiamo esattamente cosa. Se non a continuare a pagare gli affitti, le utenze e ad affrontare le varie spese.

Come coordinamento cittadino di Italia Viva per la città di Reggio Calabria, riteniamo che il Governo debba intervenire in maniera più incisiva, attuando delle misure economiche che consentano ai cittadini, alle famiglie e alle imprese di poter continuare a svolgere una quotidianità- seppur diversa dal solito – perlomeno tranquilla da un punto di vista economico. Non si può pensare di corrispondere, ad esempio, ai titolari di Partite Iva che hanno dovuto sospendere le proprie attività un’indennità una tantum di 600,00 euro.

Cosi come, non si può – appunto – non considerare una consistente fetta dell’attività professionale condotta dai liberi professionisti. Per questi  – difatti – non viene corrisposta neppure l’indennità delle 600 euro prevista per le altre categorie, come appunto dicevamo.

Chiediamo, quindi, che vengano attuate misure più urgenti: come le liquidazioni delle parcelle che gli avvocati vantano nei confronti dello Stato a titolo di gratuito patrocinio, come la compensazione di crediti-debiti verso lo Stato o ancora un intervento a sostegno degli iscritti alla Cassa Forense, in deroga ai principi generali, per quanto riguarda gli avvocati. 

E misure analoghe, nel rispetto dei propri adempimenti, per le altre categorie. Il tutto, ovviamente, per il periodo legato alla pandemia.

Chiediamo ancora che il rinvio del pagamento dei contributi e degli adempimenti tributari in genere venga annullato e non rinviato. Va da sé che dopo mesi di attività non esercitata non si possa chiedere il pagamento di qualcosa per la quale non si ha avuto la possibilità di lavorare. 

Sebbene siamo consapevoli della misura del debito pubblico che ha il nostro Paese, non possiamo esimerci dal non riflettere sulla situazione che stiamo vivendo, fornendo – per ciò che possiamo – delle proposte dirette alla salvaguardia dell’intera macchina Paese. Con l’auspicio che le nostre considerazioni non siano vane, ci auguriamo di vedere al più presto la luce in fondo al tunnel continuando a lottare con caparbietà».