Saccomanno: «Il Csm si dimetta o venga sciolto o commissariato»

Il capogruppo della Lega Rosarno interviene sulla questione riguardante la magistratura e chiede che sia «credibile, autorevole, autonoma e imparziale»
Il capogruppo della Lega Rosarno interviene sulla questione riguardante la magistratura e chiede che sia «credibile, autorevole, autonoma e imparziale»

Di seguito l’intervento di Giacomo Saccomanno, capogruppo della Lega Rosarno in Consiglio comunale.

Le vicende relative agli strani intrecci tra la magistratura ed alcune forze politiche e la metodologia per la determinazione degli incarichi superiori sono esplose, in modo vigoroso, nelle ultime settimane a seguito delle intercettazioni eseguite su Luca Palamara. Non voglio entrare in quelle che sono le intollerabili modalità di scelta dei magistrati per ricoprire i maggiori ed importanti uffici della giustizia, ma mi voglio soffermare sull’importanza che la magistratura sia credibile, autorevole, autonoma ed imparziale. Le evidenti raccomandazioni ed influenze nelle indicate nomine rendono questa, agli occhi dell’opinione pubblica, non più autorevole e credibile. Quale valore morale ed etico può assumersi ad un soggetto che per essere promosso passa attraverso il condizionamento di coloro che devono determinarsi? E cosa ancora più grave, soggetto inserito in un sistema che favorisce coloro che si trovano all’interno di esso e danneggia chi, invece, per onore, onestà o altro, non ha accettato tale pianificazione.

Hanno ragione Cesare Mirabelli, già emerito presidente della Corte Costituzionale, e Vincenzo Visco, ex Ministro delle Finanze e del Tesoro, nel ritenere che oggi vi è una evidente crisi di credibilità della magistratura determinata, appunto, dalle modalità emerse nella formazione del consenso sulla nomina dei titolari di uffici direttivi da parte del Consiglio superiore, e dal peso che su queste decisioni hanno avuto gli equilibri interni delle correnti della Associazione nazionale magistrati. E cosa dire, poi, dei tanti ed ultimi procedimenti assunti nei confronti di altri magistrati per abusi, corruzione, ecc., comprovanti la permeabilità del sistema giustizia e la possibilità di ottenere decisioni pilotate?

Uno spaccato, certamente, inquietante che manifesta un sistema malato e che lascia moltissimi dubbi, nelle comunità, dell’imparzialità e autorevolezza dei magistrati. Una situazione del genere non può essere ulteriormente tollerata e lasciata nel dimenticatoio o nei ricordi per cercare di superare l’attuale momento critico e difficile. La credibilità della magistratura e di uno Stato di diritto passa sempre attraverso delle azioni dirette e tendenti ad eliminare l’avariato o, comunque, situazioni che rendono queste non più attendibili. Lasciare le cose come stanno, senza alcun intervento immediato e radicale, viene, tra l’altro, a penalizzare pesantemente quella parte della magistratura, quasi tutta, che lavora nel silenzio e nell’esclusivo interesse di tutela dell’applicazione corretta delle regole e dei diritti dei cittadini. Ecco, quindi, la indispensabile necessità che vi sia un intervento immediato e radicale. Specialmente, se si valutano le suddette condotte in modo oggettivo: se quanto accaduto fosse avvenuto all’interno di nomine riguardanti altri settori, come ad esempio l’università, si sarebbe gridato allo scandalo e si sarebbe, certamente, aperta una indagine giudiziaria da parte della magistratura nei confronti di tutti i soggetti interessati! Non sembra, allo stato, che ciò sia avvenuto nel caso in questione.

Per tali vicende, comunque, si sarebbe aspettato uno scatto di orgoglio da parte della magistratura interessata che, nella palese difficoltà del momento e della crisi di autorevolezza, avrebbe dovuto rimettere tutto in discussione con le dimissioni dei componenti del Consiglio superiore della magistratura e con un controllo dei requisiti dei soggetti che ricoprono uffici direttivi e sono inseriti nelle chat intercettate dai magistrati perugini. Ma, sino ad oggi nessuna determinazione di tal tipo sia stata avanzata e sembra voglia essere assunta.

Il Popolo italiano ha, però, il diritto di poter credere nei magistrati e nello stesso Presidente della Repubblica, che è il responsabile dell’organo dei giudici. Si comprende che la situazione è molto difficile, ma senza alcun immediato intervento si penserà che la casta vinca sempre.

Ed allora, se i componenti del Consiglio Superiore della magistratura non riescono a fare un passo indietro e coloro che ricoprono uffici direttivi non sentono il dovere morale di dimettersi per comprovare la estraneità a qualsiasi gioco delle correnti, devono intervenire gli organi preposti per rimettere in ordine un sistema devastato. Anche con leggi speciali se necessario. Molte imprese hanno rinunciato ad investire in Italia per non esserci un sistema giustizia funzionante. Oggi, dopo il terremoto di queste ultime settimane, non penso che ci saranno investitori che credono nella nostra magistratura e nella imparzialità delle decisioni.

Quindi, se non interviene un momento di ripensamento etico e morale dei soggetti che rappresentano l’attuale sistema giustizia, vi deve essere un intervento superiore che vada a commissariare o sciogliere l’organo di autogoverno dei magistrati, con verifica degli elementi e condizioni per ritenere che i soggetti che ricoprono uffici direttivi sono legittimi detentori di tale titolarità.

Solo con un’azione decisa e puntuale si può iniziare a mettere ordine nel sistema giustizia e a riprendere un percorso virtuale e di nuova credibilità dei tanti magistrati silenziosi, onesti e preparati.