martedì,Settembre 29 2020

Elezioni Reggio Calabria, Cersosimo: «Pazzano dà speranza per il futuro»

Sul tema delle diseguaglianze l'economista ha invitato «a non considerare il divario di reddito il vero problema: un ruolo professionale diverso giustifica, fino a un certo punto, un ritorno economico diverso»

Elezioni Reggio Calabria, Cersosimo: «Pazzano dà speranza per il futuro»

Mercoledì 9 settembre, su invito del candidato sindaco Saverio Pazzano e delle liste “La Strada” e “Riabitare Reggio”, le cittadine e i cittadini di Reggio Calabria si sono incontrate/i a Reggio Calabria, per dialogare con Salvatore Orlando (esperto di sviluppo e professore universitario, candidato con “La Strada”) e Domenico Cersosimo (economista e professore universitario) sul tema “Reggio città dei diritti e della solidarietà”.

Sin da subito, Pazzano ha chiarito che il punto centrale, nell’approccio ai temi dell’incontro, è ripartire dalle persone. La prima riflessione proposta da Salvatore Orlando parte dalla città di Reggio, un territorio non solo affacciato sul mare e costituito dal centro storico, ma anche dalle periferie e dalle aree interne, anche di montagna, che vivono quotidiani disagi legati alla precarietà dei servizi e dell’assistenza sanitaria.

I dati statistici evidenziano quanto possano essere inique le misure adottato fino ad oggi: Reggio Calabria è la città con la tassazione media più elevata d’Italia, ma nonostante ciò la spesa pubblica per i servizi sociali e la cultura è molto più bassa della media: 20 euro pro-capite a fronte dei 500 euro del Trentino e i 150 della media nazionale.

Inoltre, dal confronto tra le due Reggio d’Italia, come evidenziato di recente dalla trasmissione televisiva Report, emerge che mentre a Reggio Emilia si spendono 30 milioni di euro in cultura, da noi se ne spendono 3 milioni, mentre se guardiamo ai servizi all’infanzia, ci sono 60 asili nido pubblici a Reggio Emilia e 3 a Reggio Calabria.

È evidente che il criterio della spesa storica continuerà a svantaggiare le realtà che necessitano, invece, di nuovo slancio. Oggi si auspica il migliore utilizzo del recovery fund, che dovrebbe finanziare la ripresa dei Paesi più colpiti dalla pandemia. Il modello di sviluppo per cui i finanziamenti europei sono pensati non è certo quello del Ponte sullo Stretto, ma va verso una svolta green e smart.

Dinanzi alla domanda di maggiori fondi per i servizi sociali, gli Amministratori locali rispondono con l’assenza di fondi sul bilancio. Come uscire da questa situazione di stallo e dare priorità alla riduzione del divario sui diritti? A tal proposito, il Forum delle diseguaglianze sta tracciando dei percorsi sui quali si potrebbe progettare anche a livello locale.

Su questa sollecitazione è intervenuto Domenico Cersosimo, ospite illustre a Reggio Calabria, per sostenere la candidatura al consiglio comunale di Salvatore Orlando, con cui ha condiviso esperienze professionali in Calabria e in contesti europei, e di Pazzano. È percepibile a pelle, infatti, il sincero entusiasmo per la proposta politica di Saverio Pazzano e dei movimenti che rappresenta, e “dà speranza nel futuro” il lavoro fatto e i progetti in itinere, tra cui quello elettorale.

In un tempo in cui a candidarsi sono, soprattutto, “i portatori di voti” emerge anche la possibilità di cogliere l’occasione per scegliere chi ha dimostrato attaccamento alla città, impegno, chiarezza umana. Chi pensa e agisce per le persone.

Sul tema delle diseguaglianze il prof. Cersosimo ha invitato a non considerare il divario di reddito il vero problema: un ruolo professionale diverso giustifica, fino a un certo punto, un ritorno economico diverso. Certo, laddove vi sono disparità abissali si deve cambiare, il capitalismo si può correggere e nel tempo le situazioni possono modificarsi. La storia ci racconta di aree del Nord, del Veneto per esempio, molto povere che hanno invertito la rotta, l’importante è che il sentiero non sia unico. Quello che non è tollerabile è la disparità sui diritti di cittadinanza: il diritto di nascere con un’assistenza adeguata, il diritto alla cura, all’istruzione.

Occorre anche uscire dalla “sindrome della metrofilia” e sostituire alla metafora della locomotiva e delle carrozze che si fanno trainare, quella, presa in prestito dal ciclismo, in cui il leader non vince senza il prezioso contributo del gregario. E giunge l’invito a guardare la città dalla “metromontagna”, dalle periferie, anche quelle sociali, per creare connessioni tra centro e aree marginalizzate, riconoscendo il valore e la complementarietà di ogni territorio.

Diventa sempre più importante, prima di realizzare un’opera pubblica, chiedersi: a chi serve? L’emergenza sanitaria ce l’ha insegnato: chiusi nelle nostre gabbie familiari, piccole e grandi, con spazi esterni o meno, con famiglie serene o maltrattanti, chi ha pagato di più sono stati i poveri, non solo economicamente.

La priorità sono gli investimenti relazionali, il bisogno di comunità. L’Europa va in questa direzione, il divario non è solo Nord/Sud, ma centro/periferia. Abbiamo una domanda di crescente tranquillità, di riconnessione con la natura, di compatibilità con i cicli naturali. C’è quindi un’opportunità da cogliere ponendo attenzione a come verranno spesi i fondi in arrivo e anche qui… prima le persone!

Al termine, alle relazioni è seguito un vivace dibattito concluso poi da Saverio Pazzano che ha invitato alla “restanza irrequieta”. Sullo sfondo la statua di Biagio Camagna, vandalizzata, come i lampioni ai due lati… curiosamente fanno luce proprio quelli con i vetri rotti.