mercoledì,Ottobre 21 2020

Elezioni comunali Reggio Calabria, le pagelle dei candidati a sindaco: Pazzano e Davi al top. Qualche lieve insufficienza

L'inaspettata resistenza di Falcomatà e l'avventura ad ostacoli di Minicuci. In mezzo l'expolit di Marcianò e l'incompreso Foti

Elezioni comunali Reggio Calabria, le pagelle dei candidati a sindaco: Pazzano e Davi al top. Qualche lieve insufficienza

È tempo di valutazioni per i candidati a sindaco di Reggio Calabria. Il ballottaggio tra Falcomatà e Minicuci è ormai certo, così come inizia a delinearsi il prossimo consiglio comunale. Così ci si può concentrare anche su un giudizio a freddo circa la campagna elettorale condotta dai candidati negli ultimi 40 giorni. E si tratta, ovviamente, di opinioni che vanno prese con la giusta dose d’ironia.

Giuseppe Falcomatà

GIUSEPPE FALCOMATÀ: VOTO 7 – Se a gennaio qualcuno gli avesse detto che se la sarebbe giocata fino all’ultimo con il candidato di centrodestra, lui avrebbe sicuramente risposto con un perentorio e infastidito «passa pa casa!». Ed invece, ringalluzzito dall’emergenza Covid dove, a dispetto del lockdown, è uscito per la prima volta dai palazzi difendendo la salute dei suoi concittadini, ha condotto una campagna elettorale sin troppo istituzionale, puntando tutto sulla contrapposizione alla Lega, sulla debolezza endemica del centrodestra e sul taglio di nastri anche di opere non ancora finite. Lui chiede il “secondo tempo”, ma per ora passa dritto ai supplementari. Meglio, però, che nessuno “chiami” il “Var”, altrimenti potrebbe scapparci il cartellino rosso.

Antonino Minicuci

ANTONINO MINICUCI: VOTO 7 – Qualcuno giura che, ad un certo punto, avesse persino iniziato a salutare ogni singola mattonella del corso Garibaldi, per tutte le passeggiate fatte con l’obiettivo di farsi riconoscere dai reggini. Catapultato in questa competizione elettorale per volere di Matteo Salvini, l’uomo del ponte ha detto “sì”. Ed ha dovuto vincere prima la diffidenza dei suoi alleati e poi quella di una città che ha mal digerito l’imposizione venuta da lontano. In poco meno di un mese è passato da una tranquilla quiescenza al confine fra Toscana e Liguria, ad una arena politica in cui era difficile distinguere chi fosse realmente suo amico. Poi la folgorazione di tutto il centrodestra che lo ha appoggiato in modo (più o meno) convinto. Ha tolto gli stretti panni del burocrate, per vestire quelli più scomodi del politico. Il recupero degli ultimi giorni è, per gran parte, merito suo. Ma fino al ballottaggio è meglio che lasci stare tagli del nastro e istituti di statistica.

Angela Marcianò

ANGELA MARCIANÒ: VOTO 7.5 – Quando, praticamente da sola, porti a casa il 14% dei voti in una città di 200mila abitanti, non rimane molto da aggiungere. Anzi, forse sì. Performance elettorale di livello, ma qualche scelta rivedibile soprattutto nella composizione delle liste. Uno scarto eccessivo quello registrato fra voti personali e di lista. Sintomo di candidati con poco appeal elettorale. Frutto di una scelta troppo procrastinata nel tempo? Può darsi. È però riuscita nell’obiettivo veramente alla sua portata: diventare essenziale per la vittoria di Minicuci o Falcomatà. Qualcuno sussurra che sia da una parte che dall’altra siano già partiti segnali di fumo. Sarà vero? Lei, intanto, sa che dovrà studiare da leader. Perché il prossimo candidato sindaco del centrodestra sarà proprio Marcianò, vero?

Saverio Pazzano

SAVERIO PAZZANO: VOTO 8 – Suvvia, siate onesti: chi – tranne coloro che lo hanno seguito sin dagli esordi – avrebbe profetizzato un risultato così lusinghiero? Nessuno o quasi, considerato che un’esperienza del genere, a Reggio Calabria, difficilmente si è vista in passato. Ed invece Saverio Pazzano, fra un comizio d’amore ed uno di De Magistris, ha coagulato intorno a sé un gruppo di candidati seri e con la passione per la politica. Ha condotto una campagna elettorale fra la gente, ma ha forse sopravvalutato l’idea di poter fare tutto da solo. Ora ha l’occasione per rimediare, a sentire quelli del centrosinistra. Ma cosa racconterà a tutti gli elettori che lo hanno votato perché contrapposto a Falcomatà? Basterà la storia della città da difendere dalla Lega?

Klaus Davi

KLAUS DAVI: VOTO 8 – Gli diedero del pazzo ed opportunista quando decise di candidarsi a sindaco di San Luca. Eppure, proprio grazie a lui, oggi il centro aspromontano ha un primo cittadino. Quando si candidò a sindaco di Reggio Calabria, gli dissero che non sarebbe mai riuscito ad andare oltre cifre da prefisso telefonico. Sta lì a giocarsi un seggio per una manciata di voti. Ha condotto una campagna elettorale consumando la suola delle scarpe ed incontrando davvero tutti. Ha fatto una proposta precisa, puntando all’immagine della città. Per il fine ultimo della sua candidatura – fornire una narrazione diversa di questa realtà – non avrebbe avuto senso cercare alleanze con i partiti. Anche lui come Marcianò: liste troppo deboli a supporto di un candidato forte. Un consiglio per il prossimo sindaco: valuti di poter affidare a Davi un incarico adatto alle sue caratteristiche. Reggio – di cui è innamorato – ne potrebbe trarre enorme beneficio.

Fabio Foti

FABIO FOTI: VOTO 6.5 – Dare una sufficienza piena ad un candidato che ha ottenuto appena il 2,41% dei voti, pur facendo parte del M5S? Sì, perché Fabio Foti, nelle poche uscite fatte, è apparso il candidato con le idee più chiare; con risposte sempre competenti e mai banali, anche per problemi complessi. Sconta un peccato originale: la mancanza di una strutturazione seria del M5S nel territorio reggino. Certo, i grillini non hanno mai ottenuto grandi risultati alle amministrative. Ma questa volta avevano scelto un candidato di valore. Quando manca tutto il resto, però, è difficile strappare persino un seggio.

Maria Laura Tortorella

MARIA LAURA TORTORELLA: VOTO 6 – Il valore della persona è fuori discussione. Ha cultura e competenza sopra la media e lo ha dimostrato in ogni sua uscita pubblica. Ma questo non basta per riuscire a sfondare anche in ambito politico, soprattutto se ci si propone come leader di un patto civico. Liste eccessivamente deboli e diversi aspetti da rivedere nella gestione della campagna elettorale. A suo merito la disponibilità di fare un passo indietro per mettere insieme una coalizione con maggiori speranze di vittoria. Ma quando si predica da soli, nel deserto, anche la voce più forte rimane inascoltata.

Fabio Putortì

FABIO PUTORTÌ: VOTO 5,5 – Il percorso che aveva costruito cavalcando il problema dell’aeroporto dello Stretto lo aveva fatto apparire come assai battagliero. Ci si aspettava qualcosa in più nel corso della campagna elettorale, in termini di grinta sui temi più caldi, oltre gli accordi con una città polacca. Le idee – anche molto buone – ci sono tutte. Ma si ha l’impressione che sia ancora un po’ presto per tentare un’avventura autonoma davvero “possibile”, anche solo per entrare in consiglio comunale. Serve pazienza per costruire un movimento radicato sul territorio. Ha certamente margini per il futuro.

Pino Siclari

GIUSEPPE SICLARI: VOTO 5,5 – Preparazione e idee non sono quelle che mancano ad un vero e proprio habitué delle elezioni comunali reggine. Ha una concezione della politica ormai lontana anni luce dall’attuale e conserva una impostazione ideologica che lo rende, a tratti, romantico. Ma se si vuole davvero provare ad andare oltre una candidatura di bandiera, occorre pur far qualcosa nel corso degli anni che lo separano dalla prossima candidatura.