sabato,Ottobre 24 2020

Sigfrido Ranucci: «Calabria eterna incompiuta. Klaus Davi avrebbe fatto la differenza»

Intervista esclusiva al conduttore di Report che analizza l'esclusione di Davi dal consiglio comunale di Reggio Calabria e annuncia: «Parleremo di Lombardia e 'Ndrangheta e di come essa riesca ad avere assessori nell'indifferenza»

Sigfrido Ranucci: «Calabria eterna incompiuta. Klaus Davi avrebbe fatto la differenza»

«La Calabria è un’eterna incompiuta. E in questa regione, Klaus Davi avrebbe potuto fare la differenza. Lui conosce meccanismi e famiglie della ‘Ndrangheta e sarebbe stata una risorsa fondamentale». Sigfrido Ranucci è uno dei giornalisti d’inchiesta più importanti che l’Italia possa annoverare. Dopo anni dietro le quinte a raccontare fatti e misfatti del Paese, la chiamata alla conduzione di Report, dopo gli anni di Milena Gabanelli. Una scelta che ha premiato il programma d’inchiesta della Rai che ha continuato a macinare ascolti con ottimi risultati. A lui abbiamo chiesto cosa ne pensa dell’esclusione di Klaus Davi dal Consiglio comunale di Reggio Calabria ed abbiamo strappato qualche anticipazione dell’inchiesta su ‘Ndrangheta e Lombardia che andrà in onda su RaiTre.

In questi anni lei ha avuto modo di seguire l’impegno di Klaus Davi in Calabria. Ne avete parlato anche a Report. Che idea si è fatto di questa sua impresa sicuramente contro corrente: uno svizzero in Calabria.

«Credo sia davvero un peccato che Klaus non sia entrato in Consiglio per poco. Sostanzialmente parliamo di una persona esperta in comunicazione che avrebbe potuto raccontare e portare al pubblico dominio la realtà di una città così bella e complessa. Avrebbe potuto fare solo che bene a Reggio e alla Calabria. Avrebbe potuto fare tanto anche grazie alla sua passione che mette nella lotta alla ‘Ndrangheta e alla criminalità organizzata perché, uno dei problemi che ha oggi chi entra nella pubblica amministrazione è che si ritrova di fronte un interlocutore con un cognome di cui non conosce lo spessore criminale. Mentre chi è abituato a vedere il male e chi conosce come Klaus la ramificazione delle diverse famiglie di ‘Ndrangheta avrebbe fatto la differenza. La sua conoscenza sarebbe stato un patrimonio importantissimo e visto lo spessore di chi fa politica e amministra oggi sicuramente non avrebbe fatto peggio di altri».

A Report avete parlato, nel giugno scorso, dell’impegno di Klaus Davi a San Luca e della famosa partita del cuore in merito al caso Palamara. Che impressione ha avuto delle condizioni della Calabria, visto che il tema Ndrangheta rientra spesso nelle vostre puntate?

«La Calabria mi sembra l’eterna incompiuta. Eppure, è una regione di una bellezza struggente ma che fa un contrasto ancora più amaro con la desolazione che l’accompagna e la circonda. Vedi mari e coste stupende senza un minimo di servizi, vedi montagne che avrebbero la potenzialità della Svizzera senza un minimo di rete turistica. In Calabria, vedi città che dal punto di vista infrastrutturale sono abbandonate a loro stesse. Questo continuo abbandono della bellezza è la cosa più struggente».

È ormai certa l’esclusione di Klaus Davi dal consiglio comunale. Dopo i primi comunicati alle agenzie (Agi e Ansa), la Commissione elettorale ha riferito della sua esclusione. Al netto degli eventuali ricorsi, pensa che sia una perdita per la città di Reggio Calabria?

«Klaus è sicuramente una risorsa per le sue doti e per il suo know how. Lui è un visionario della comunicazione e chi lo è lo è sempre. Basti pensare al porto di Gioia Tauro, del quale ci siamo spesso occupati, quella è una grande occasione persa. Basti pensare all’incapacità di intercettare 2 milioni di container che giornalmente gli passano sotto il naso, è la metafora più giusta per rappresentare la Calabria. Opportunità enorme che viene lasciata svanire».

Quanto può essere importante per i nostri territori una figura insediata nei mass media nazionali come Klaus Davi?

«Sarebbe stata molto importante per veicolare, tramite le sue conoscenze e il suo modo visionario di fare comunicazione, un’immagine della città diversa»

Lo considera un personaggio scomodo? Un po’ come Report?

«Diciamo che avere uno che ha l’argento vivo addosso, infaticabile e non condizionabile, insomma, qualcuno che non puoi controllare scomodo lo è. Sicuramente qualcuno non lo digerirebbe volentieri ma proprio per questo è una risorsa».

Ci parli della prossima puntata di Report su Lombardia e Ndrangheta
Abbiamo visto che la Lega ha già parlato di accanimento mediatico

«Sarà una bella puntata che farà capire come funziona un sistema che non è solo Lombardia ma che rappresenta molte parti del paese. Una continua ragnatela che viene creata da alcuni personaggi del sottobosco che riescono ad mettere in posizioni importanti i politici da far eleggere, a raccogliere i voti. E poco importa se quei voti arrivano da ambienti male odoranti l’importante è arrivare e amministrare il territorio. Una ragnatela dove ci sono tangenti e corruzione. Alla fine di un’inchiesta non puoi che provare amarezza ma hai un quadro completo di un mosaico dove ti spieghi perché certe cose funzionano in una determinata maniera o non funzionano. La ‘Ndrangheta controlla un territorio come la Calabria dove non girano tanti soldi, il denaro gira altrove e la Lombardia come il Veneto e l’Emilia sono diventati punti di interesse della ‘Ndrangheta. Racconteremo una ‘Ndrangheta che riesce ad avere come espressione degli assessori nell’indifferenza della gente, con la benedizione di un coordinatore occulto e dell’imprenditoria regionale».

Nella nuova serie vi occuperete di Calabria?

«Si, ci torneremo. Amiamo continuare a trattare i temi affrontati perchè crediamo sia importante dare memoria ai fatti. Ricostruirli, cucirli e portarli all’attualità è questa la vera missione dell’informazione».

Tornerete anche su Palamara e Csm?

«Sicuramente apriremo una finestra con delle novità».