mercoledì,Novembre 25 2020

Parla Rosanna Scopelliti: «Sarò assessore a Reggio Calabria, servirò la città, non dateci tregua»

Il neo assessore: «La cosa più importante è prendermi carico dei problemi più urgenti attinenti le mie deleghe e capire come alleviare le sofferenze del momento difficile»

Parla Rosanna Scopelliti: «Sarò assessore a Reggio Calabria, servirò la città, non dateci tregua»

«Siete in molti a scrivermi in queste ore dopo aver letto la notizia che il Sindaco Falcomatà mi ha chiesto di far parte della sua giunta. Scrivo qui qualche pensiero in libertà, sull’onda dell’emozione, carica di entusiasmo e tuttavia consapevole della grande responsabilità che mi viene data». Lo scrive Rosanna Scopelliti in un post su Facebook a proposito del suo ingresso nella giunta comunale di Reggio Calabria. Un ingresso che sarà ufficializzato tra qualche minuto.

«Il primo ringraziamento che mi sento di fare è quindi al Sindaco per la stima e la fiducia che mi dimostra, ma soprattutto per l’opportunità che mi dà di mettermi al servizio della comunità cittadina di Reggio Calabria, una realtà che amo, alla quale sono legata profondamente. Lo farò con umiltà, portando il mio contributo, la mia esperienza e la mia indipendenza.

Quando ho deciso di non candidarmi alla Camera dopo l’esperienza come parlamentare ho dichiarato che non stavo lasciando la politica, perché ci sono tanti modi per fare politica; e ho detto che non avrei smesso di servire Reggio e la Calabria, perché ci sono tanti modi per mettersi al servizio. L’ho fatto in questi 30 mesi con le iniziative che abbiamo realizzato con le Fondazione intitolata a papà e l’ho fatto senza mai smettere di dire la mia sulle cose belle (e anche quelle brutte, purtroppo) che hanno caratterizzato la vita di questa città. Per questo, la possibilità di rinnovare e proseguire il mio impegno nell’amministrazione comunale è un onore e un grande privilegio.

Il secondo ringraziamento è alla mia famiglia, che mi è stata vicina da sempre e che continuerà ad accompagnarmi consigliandomi e supportandomi nonostante la distanza. Mia figlia mi ha già detto che Reggio deve diventare la città più bella del mondo.

E infine il ringraziamento più importante, quello a chi non c’è più e che mi ha sempre guidato guardandomi da lassù, colui che sento accanto in ogni istante della mia vita è che, veramente, oggi, come in tutte le tappe importanti della vita, avrei tanto voluto accanto in un abbraccio indissolubile, a posare il suo sguardo buono e rassicurante su di me, su di noi. Certo saprebbe dirmi le parole giuste per superare l’emozione immensa che provo in questo momento. E sono certa che avrebbe voluto essere qui. Gli è stato impedito, saranno trent’anni ad agosto.

Non è questo il momento di enunciare programmi: avrò modo di farlo e avremo modo di conoscerci meglio e scambiarci idee e proposte su cosa serve alla città. Per ora la cosa più importante è prendermi carico velocemente dei problemi più urgenti attinenti le mie deleghe e capire come alleviare le sofferenze del momento difficile che tutti i reggini stanno attraversando.

Mi impegno a farlo all’insegna di due termini, che cercherò di interpretare al meglio: identità e riscatto. Identità di un territorio che spesso dimentica le proprie potenzialità, la propria storia, le proprie peculiarità e tipicità, un territorio spesso vittima di stereotipi insopportabili. Identità di una città, la nostra Reggio Calabria che è bellezza a tutto tondo: è arte, cultura, filosofia, musica, storia… Reggio è tutto questo e molto altro. Ed è anche patria di donne e uomini che, col loro esempio, hanno reso grande la nostra Patria, non solo la nostra città. Anche in loro nome, consapevoli della storia di cui siamo eredi, dobbiamo tutti impegnarci per valorizzare questa nostra identità e farne lievito per un riscatto fatto innanzi tutto di concretezza.

Il riscatto di una comunità che deve saper trovare nella sua unità e coesione la forza di raccontare una storia diversa che non sia quella che ci viene troppo spesso cucita addosso, dai comportamenti di chi infanga la nostra storia e condiziona il nostro presente. A questo proposito, un primo insegnamento di mio padre, che ispirerà il mio lavoro e che in questo giorno così particolare voglio condividere con voi è questo: «La verità più vera è che nella patologia del delitto, il farmaco da privilegiare, è l’opera di prevenzione, che trova puntuale e solenne esaltazione nelle pagine della nostra Carta Costituzionale».

Quello di lavorare per l’identità e il riscatto della mia terra è il mio impegno. E prometto di farlo all’insegna di un dialogo costante con tutti voi. Non fatemi mancare le vostre critiche, quelle costruttive. Un dialogo con tutta la città e le istituzioni a cominciare dal sindaco e dai colleghi, un dialogo sempre aperto e costruttivo con tutti i consiglieri comunali, di maggioranza e opposizione, con la Città Metropolitana, con la Regione, che spero potrà vedere presto un nuovo presidente concreto, forte e leale come Jole Santelli alla quale va anche oggi, proprio oggi, il mio pensiero commosso.

Dialogo con il Governo, che dovrà tornare a guardare a questa terra con il rispetto che le si deve. Faccio solo una richiesta alla città, anzi una preghiera: siate esigenti. Non dateci tregua. Dovete essere voi ad alzare continuamente l’asticella e costringerci a superarci. Esigenti con noi amministratori, con le istituzioni, con la politica. Più voi sarete esigenti, più sarà facile per noi contribuire al riscatto di Reggio Calabria. Insieme potremo fare un ottimo lavoro e rendere la nostra città ciò che merita di essere. Un luogo bellissimo, da scegliere. Un luogo dove approdare da tutto il mondo, portando ricchezza cultura, intelligenza, passione.

Mio padre ha scritto: «È giunto il momento di cambiare. Non c’è più tempo da perdere. La salvezza può venire solo da noi stessi prima come singoli e poi come collettività, dalla nostra capacità di vigilare, dal nostro pretendere che i problemi vengano affrontati con serietà, dal nostro saper distinguere tra onesti e furfanti, tra profeti e falsi profeti».

Un altro grande uomo, anche lui condannato a morte per i propri ideali, Dietrich Bonhoeffer, in quello che è probabilmente il testo più importante che ci ha lasciato – Resistenza e resa – ha scritto: «Essendo il tempo il bene più prezioso che ci sia dato, perché il meno recuperabile, ogni volta che ci voltiamo indietro a guardare ci rende inquieti l’idea del tempo eventualmente perduto. Perduto sarebbe il tempo in cui non avessimo vissuto da uomini, non avessimo fatto esperienze, imparato, operato, goduto e sofferto. Tempo perduto e il tempo non riempito, vuoto».

In queste parole il senso del lavoro che mi appresto a compiere, con disciplina e onore. Insieme possiamo farcela».