lunedì,Novembre 30 2020

Coronavirus a Palmi, Ranuccio: «Speranza venga in Calabria»

Il primo cittadino sposa la proposta di Pina Picierno: «Necessario che il Governo dia dei segnali concreti di presenza sul territorio calabrese»

Coronavirus a Palmi, Ranuccio: «Speranza venga in Calabria»

«Compito della politica non può essere soltanto denunciare ciò che non funziona e non può essere rinviare ad altri livelli di responsabilità la soluzione dei problemi. Bisogna farsi carico delle questioni e affrontarle con coraggio e determinazione». Così in una nota il sindaco di Palmi Giuseppe Ranuccio.

«In questo senso, è necessario, per ciascuno di noi, mettere bene a fuoco le vicende della sanità calabrese. Vicende che impongono adesso un impegno collettivo per recuperare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni e in particolare verso il servizio sanitario regionale, oggi incapace non solo di reggere l’onda d’urto di fronte all’aggravarsi dell’emergenza coronavirus, ma anche di garantire i livelli essenziali di assistenza».

«Ecco perché, e in questo sposo pienamente la proposta dell’europarlamentare Pina Picierno lanciata in un’intervista a La Repubblica, è necessario che il Governo nazionale dia dei segnali concreti e tangibili di presenza sul territorio calabrese. Magari con un tour del ministro Speranza nei nostri ospedali per rendersi conto di persona, direttamente, senza filtri, della drammatica situazione esistente, solo per fare un esempio, nei pronto soccorso dai quali arrivano testimonianze apocalittiche».

«Più in generale, bisogna prendere atto che le gestioni commissariali si sono rivelate insufficienti e inefficaci per raggiungere il risanamento e, per quanto circolino in questi giorni nomi autorevolissimi come possibili commissari, la verità è che la Calabria ha un enorme bisogno di tornare alla normalità e, dopo un decennio di piano di rientro, programmare il futuro anche mettendo a valore l’esperienza di quei rappresentanti politici e istituzionali che hanno già dato prova di saper operare per il bene della loro terra».