mercoledì,Novembre 25 2020

La “manina” di Tallini nella legge salva-vitalizi anche in caso di arresto

A maggio lo scandalo della norma (poi abrogata) che consentiva ai consiglieri di accumulare la “pensione” in qualunque circostanza fosse venuta meno la propria carica

La “manina” di Tallini nella legge salva-vitalizi anche in caso di arresto

In principio fu la “manina”. Quella di Domenico Tallini, presidente del Consiglio regionale della Calabria, arrestato questa mattina e posto ai domiciliari con l’accusa di voto di scambio con la cosca Aracri.
Quanto accadde alla fine di maggio, con Tallini primo sponsor della legge-vergogna sui vitalizi accumulabili anche a Consiglio regionale sciolto o in caso di dimissioni, insomma in qualunque circostanza in cui subentrasse la decadenza dalla carica, compreso in caso di arresto, fu il primo grande inciampo del presidente dell’Assemblea nel corso di questa incredibile e brevissima Legislatura.

Era sua, infatti, la manina che spinse la proposta di legge con cui è fu introdotta la possibilità di continuare ad accumulare la “pensione” anche in caso di dimissioni o arresto.
A firmare quel testo – come rivelò LaC News24 – fu il presidente dell’Assemblea, che il 26 aprile depositò presso la sua segreteria la proposta di legge numero 5, poi portata in aula e approvata all’unanimità esattamente un mese dopo, il 27 maggio.