lunedì,Dicembre 6 2021

Le pagelle dei politici calabresi: Minicuci “il marchese…”, Falcomatà “Oronzo” e “Forrest” Pazzano

I promossi ed i bocciati secondo "IlReggino.it" nella stagione politica del 2020. E non mancano i grandi successi.

Le pagelle dei politici calabresi: Minicuci “il marchese…”, Falcomatà “Oronzo” e “Forrest” Pazzano

Il 2020 è sicuramente un anno che non dimenticherà nessuno. A causa della pandemia da Covid 19 e per tante altre vicende gravi che hanno sconvolto Italia e Calabria. Per la politica reggina e regionale, poi, è stato un anno pieno zeppo di accadimenti e di tanti appuntamenti elettorali. Con il tradizionale pagellone di fine anno diamo un po’ i numeri, magari provando a strappare un sorriso.

Nino Minicuci. Il Marchese del Grillo. Arriva da Genova dopo aver ricostruito il ponte Morandi per fare quello sullo Stretto su mandato di Matteo Salvini al grido di “so tutto io e voi non sapete un c…”. Ormai celebre la sua strizzata ai cabbasisi che però non gli ha portato fortuna. Voto: 2.

Giuseppe Falcomatà. Oronzo Canà. Non ci credeva neanche lui di avere vinto di nuovo le elezioni. Eppure il centrodestra gli ha regalato l’unico avversario che poteva perdere contro la sua “bi-zona”. Ha garantito un cambio per il secondo tempo, ma dagli spogliatoi non è ancora uscito nessuno. Sembra a causa di un disservizio nella raccolta dei rifiuti.  Voto: n.c.

Nino Castorina. Morto che parla. L’uomo dei miracoli: è riuscito a far votare anche cittadini defunti o mai andati al seggio per essere il primo degli eletti. Quando si dice suffragio universale. Voto 47 

Nino Spirlì. Fashion president. Il governatore ff più glamour d’Italia. I suoi outfit sono invidiati in tutta Italia. Ma non parlategli nè di elezioni, nè di piano anticovid. Non sono fatti suoi. Voto 6 

Saverio Cotticelli. Er commissario. Forse era drogato o forse no ma dopo l’intervista a Titolo quinto e il bis da Giletti è entrato di diritto nei grandi classici della commedia all’italiana. Voto 9. All’interpretazione

Angela MarcianòVi mando mio marito. Doveva salvare la città dal malgoverno  con un movimento tutto suo in grado di sbaragliare la concorrenza ma non è arrivata neanche al ballottaggio. Pur di non schierarsi tra destra e sinistra al comizio finale di Minicuci manda il marito. Voto 4 

Pippo Callipo. Così tenero che si taglia con un vitalizio. Doveva rivoluzionare la Calabria su mandato del Pd che ha scelto così bene da perdere di oltre 20 punti. Callipo poi ci ha messo del suo anche sui vitalizi votando “senza leggere” la norma della vergogna. Per poi dimettersi mandando tutti a quel paese e tornando ai sui affari dopo neanche sei mesi. Un recordman. Voto 2 

Saverio Pazzano. Forrest Gump. Correndo lungo la sua Strada non si è mai fermato  e ha incontrato tutti e visitato ogni periferia prima delle elezioni. Pronto per la rivoluzione si è fermato al ballottaggio scegliendo Falcomatà che doveva mandare a casa. “Sono un po’ stanchino” la sua dichiarazione a caldo. Voto: 5-

Stefano Graziano. Tafazzi. Dopo il capolavoro della sconfitta alle ultime regionali con la scelta di Callipo e la rottura con Oliverio per le nuove elezioni il Pd non ha avuto dubbi e ha scelto di nuovo il commissario regionale per dirigere le operazioni. Quando la sconfitta diventa vocazione. Voto 4

Francesco Cannizzaro. L’uomo che sussurrava ai candidati. Ne aveva scelti almeno 3 o 4 di sindaci garantendo a tutti la certezza dell’operazione. Dalla cugina Princi fino a Lamberti. Poi ha scoperto che la partita vera la stavano giocando altri e su altri tavoli. Tra i più soddisfatti della sconfitta del centrodestra al grido di “ve l’avevo detto io”. Voto 3

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