mercoledì,Giugno 16 2021

Reggio trascorre la seconda Pasqua in lockdown tra politica sospesa e incertezza per il futuro

A sei mesi dall'inizio del secondo mandato di Giuseppe Falcomatà la città arranca tra emergenza sanitaria, economica e servizi inadeguati

Reggio trascorre la seconda Pasqua in lockdown tra politica sospesa e incertezza per il futuro

Seconda Pasqua in lockdown per Reggio Calabria. E in un anno nulla sembra essere cambiato se non in peggio. La spazzatura continua ad essere per strada, le vie cittadine un colabrodo e le attività economiche strangolate da un virus che continua ad essere gestito in maniera emergenziale, come se il contagio fosse scoppiato ieri. O meglio solo una cosa ha ormai evidenza scientifica: il contagio si diffonde all’interno di bar, ristoranti, palestre e parrucchieri, ma non sui mezzi pubblici, all’interno degli uffici, delle banche, delle chiese o dei supermercati dove ci si può assembrare festosamente.

Naturalmente la Calabria è ultima per campagna di vaccinazione e Reggio si adegua al trend, mentre i cittadini esausti aspettano di capire quando si potrà tornare ad una parvenza di vita normale. O quando questa Regione potrà avere un servizio sanitario all’altezza di quello del resto d’Italia.

In questo limbo che ci troviamo ad attraversare, dunque, è difficile valutare questo avvio di secondo tempo dell’Amministrazione comunale guidata da Giuseppe Falcomatà che nello scorso ottobre ha ottenuto il secondo mandato battendo al ballottaggio il candidato del centrodestra Antonino Minicuci.

Anche le elezioni per la formazione del nuovo Consiglio Metropolitano hanno subito ritardi a causa dell’emergenza sanitaria e le deleghe sono state assegnate soltanto qualche settimana per cui alla Metrocity il secondo tempo non è neanche cominciato.

Questi primi mesi poi sono stati funestati dalla vicenda legata ai brogli elettorali che hanno portato all’arresto dell’ex capogruppo del Pd in Consiglio comunale Antonino Castorina con tutte le polemiche che ne sono seguite. E con tutti i dubbi sulla regolarità della votazione che sono sfociate anche in un ricorso al Tar dal quale dovrebbe aversi una pronuncia nel mese di maggio. Un’altra pagina oscura della storia di Reggio che Palazzo San Giorgio tende a minimizzare, ma che ha ulteriormente minato la fiducia dei cittadini nei confronti delle Istituzioni e che si è allargata nel corso dei mesi coinvolgendo presidenti di seggio e facendo finire tra gli indagati anche l’allora presidente del Consiglio comunale, oggi assessore al Welfare, Demetrio Delfino.

I sei mesi fin qui trascorsi del secondo mandato Falcomatà, insomma, sono quasi invalutabili e impercettibili. Ci si aspettava soprattutto qualche novità sul sistema di raccolta dei rifiuti e le correzioni al sistema del porta a porta annunciate in campagna elettorale e ancora ferme al palo per motivi non meglio precisati. Né si hanno notizie in ordine all’avvicendamento tra Avr e Castore che ormai da oltre un anno avrebbe dovuto subentrare nella gestione del servizio di raccolta. Il risultato finale è che la spazzatura è ancora per strada e la città sporca come non mai, specialmente nella sua periferia. Puntuali sono arrivati invece i bollettini per il pagamento della Tari che resiste al massimo delle tariffe in barba alla normativa e ai principi di ragionevolezza.

Cosa succederà da qui in avanti è tutto da capire. Di certo c’è che la giunta a palazzo San Giorgio è operativa da diversi mesi e, adesso, anche in Consiglio metropolitano tutto è pronto. Il sindaco ha uomini di fiducia ovunque con scelte che spesso hanno scontentato i partiti e, al netto delle diverse spade di Damocle pendenti all’esterno, la macchina amministrativa dovrebbe essere lanciata a pieni giri.

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