martedì,Gennaio 25 2022

Caso Miramare, Ripepi denuncia la mancata presentazione in commissione vigilanza della dirigente Squillaci

La dirigente, tra l’altro, avrebbe dovuto rispondere sul perché il Comune non si è costituito parte civile nel processo

Caso Miramare, Ripepi denuncia la mancata presentazione in commissione vigilanza della dirigente Squillaci

Riceviamo e pubblichiamo:

Se Giuseppe Falcomatà ignora e gli viene concesso di continuare ad ignorare l’obbligo giuridico di rassegnare le dimissioni sancito dalla approvazione della delibera del Consiglio comunale n. 33 del 14-06-2016, anche la burocrazia dell’Ente, in persona dell’Avv. Fedora Squillaci, in palese violazione delle più elementari regole istituzionali, in esse comprese quelle del galateo, si sottrae alla convocazione della Commissione Controllo e Garanzia finalizzata ad acquisire notizie precise e dettagliate sulla mancata costituzione di parte civile dell’ente nel processo Miramare.

Benchè convocata, la Dirigente dell’avvocatura civica non si è presentata, ma sarà incalzata dalla Commissione di Vigilanza fino a quando non renderà esaustive risposte sui criteri in base ai quali non è avvenuta la costituzione di parte civile nel suddetto processo. In un’ottica di assoluta trasparenza alla quale ogni dirigente pubblico non può sottrarsi, anche in considerazione della vigente e stringente normativa anticorruzione, è intendimento della commissione di vigilanza acquisire presso la burocrazia comunale puntuali risposte alle seguenti domande:

Il Comune è stato individuato dalla Procura come persona offesa nel momento in cui ha chiuso le indagini del processo Miramare? Perché l’Ente non si è costituito parte civile nel processo Miramare? Se esistente, sia spiegato quale il criterio giuridico che ha orientato tale scelta.

Dal momento che il Sindaco era imputato e si trovava in una palese situazione di conflitto di interessi, a chi competeva la decisione di procedere alla costituzione di parte civile? Nella qualità di Dirigente dell’Avvocatura Civica, era titolata a decidere la costituzione di parte civile in autonomia rispetto al Sindaco?

I Dirigenti del Comune di Reggio Calabria sono giuridicamente obbligati a rispettare i precetti derivanti dalla delibera 33 del consiglio comunale che il 14 giugno 2016 ha approvato, facendolo proprio, il codice etico?

Di giorno in giorno cresce il numero delle vicende che consegnano all’opinione pubblica cittadina una opaca e personalistica gestione della cosa pubblica, sicchè è fermo ed irrinunciabile intendimento della Commissione di Vigilanza assicurare alla cittadinanza contezza dei principi ispiratori dell’agire amministrativo di una maggioranza interessata solo al potere fine a se stesso.

È un’immagine sconcertante quella che sta assumendo l’amministrazione Falcomatà. La politica dei due pesi e delle due misure, appare come la strada maggiormente battuta dal sindaco e dai suoi amministratori e questo perché, quando si tratta di puntare il dito contro gli altri eccoli pronti, tutti in piedi, a fare da concerto; quando poi si tratta di loro, allora la suonata cambia. In particolare nella costituzione di parte civile, frutto di un codice etico voluto dallo stesso Falcomatà, si era stabilito che il Comune avrebbe dovuto schierarsi ai fini di un risarcimento morale e materiale.

Il suddetto codice prevedeva, infatti, due questioni fondamentali: dimissione degli amministratori condannati in primo grado e costituzione di parte civile nei processi dove fossero implicati amministratori o dipendenti comunali. Tale regolamento è la prova schiacciante di quanto, quegli stessi zelanti che lo avevano voluto, siano poi in grado di aggirare la norma secondo il loro tornaconto. Il caso Miramare è altresì emblematico, poiché avrebbe dovuto comportare la costituzione di parte civile, essendone implicati sindaco e assessori, oltre che la dimissione dalle cariche politico-amministrative.

Ci chiediamo allora, per quale motivo sulla vicenda che ha coinvolto la polizia municipale, il Comune abbia alzato la bandiera della sdegnosità, costituendosi di fatto parte civile. Perché non applicare il codice etico in toto, anche per il processo Miramare? Forse il sindaco è un intoccabile? Si apre un vergognoso episodio di “politica della convenienza”, il doppio giochismo di questa sinistra che fa la voce grossa solo con i deboli o chi non ha alternative se non piegare la testa di fronte all’immutabilità delle cose. Il tutto suffragato persino dall’avvocatura civile. Come già detto alla data odierna, la Dirigente Avv. Fedora Squillaci, era stata convocata presso la Commissione Controllo e Garanzia, ma guarda caso ha saltato l’appuntamento senza peraltro giustificare l’assenza.

Un’assenza e un silenzio, che pesano più di un’accusa. Che motivo ci sarebbe di non parlare o di eludere la questione, sia da parte dell’avvocatura civica e sia da parte di Falcomatà, se non ci fosse un vizio di fondo in tutta la conduzione politica della sua amministrazione. Se si fosse presentata in Commissione, la dirigente avrebbe dovuto spiegare quale criterio è stato utilizzato per costituirsi parte civile in un processo, ma non nell’altro dove il sindaco è persino condannato in primo grado. Non ci è chiaro il metodo dell’amministrazione Falcomatà e vorremmo che qualcuno ce lo spiegasse mettendoci la faccia, di fronte ad una riunione pubblica e di fronte all’intera città, che attende di capire quali parametri assume la politica locale per fare il bene comune.

Non solo un problema politico, etico e morale, ormai, ma qui c’è in gioco anche un risarcimento finanziario. Il danno erariale ha un suo peso in questa vicenda, perché se l’avvocatura civica avesse avuto la creanza di costituirsi parte civile nel processo penale già sei anni addietro, oggi il giudice, per effetto della condanna in primo grado, sempre in merito al Miramare, avrebbe potuto avviare una previsionale, ovvero un inizio di risarcimento danni da parte degli amministratori colpevoli.

E questo persino se il reato penale cade in prescrizione. Ci sbalordisce il mutismo dei protagonisti; incalzato dai giornalisti il sindaco tace, e non sarebbe la prima volta che Falcomatà fa orecchie da mercante per non dare risposte puntuali. La seduta di giovedì, in cui attendiamo la dirigente Squillaci, sarà particolarmente pubblicizzata, perché aspettiamo con impazienza un atto di trasparenza, che chiarisca la posizione del sindaco e del suo operato, davanti a tutti i cittadini e ai consiglieri comunali.

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