venerdì,Luglio 19 2024

Patto per Reggio, in Consiglio botta e risposta (sterile) tra maggioranza e opposizione

Diverse le critiche al documento che legittima l’accordo con il governo. Gli scontri personali dominano la scena

Patto per Reggio, in Consiglio botta e risposta (sterile) tra maggioranza e opposizione

Palazzo San Giorgio non riesce a partorire nulla di condiviso. Perché quando non si è al muro contro muro, tra distinguo e prese di posizioni, si usa l’astensione per significare che a fronte della bontà di un provvedimento, utile alla città, rimane la differenza tra le parti politiche. In un contesto del genere è chiaro che il dibattito tende a scadere, occupato com’è più da interventi “per fatto personale” che per altro. Certo, non è sempre così, ma spesso e volentieri le cronache giornalistiche faticano a rintracciare veri e propri scambi sulla sostanza delle cose. Con il risultato di creare tanta confusione tra la cittadinanza che ormai non fa più distinzione tra questo o quel consigliere comunale. Le accuse di «arroganza» da una parte e di «falsità» dall’altra rimbombano nell’aula “Battaglia”, all’interno della quale la stampa viene continuamente tirata in ballo perché, dicono loro, incapace di dire le cose come stanno. La stampa, invece, sapendo di assolvere ad un delicato compito in questa città, fa il suo lavoro non guardando in faccia nessuno e provando, a volte incrociando le dita, a mettere nero su bianco i pensieri sparsi e spesso indecifrabili di chi la vorrebbe rappresentare nelle massime istituzioni.

Iatì accusa: «Arroganti e superficiali. Persa un’occasione»

Detto dell’approvazione a maggioranza (17 favorevoli) con l’astensione delle opposizioni (9), dello schema di accordo con la Presidenza del Consiglio dei ministri che sta alla base del “Patto per Reggio Calabria”, va da sé che il dibattito in aula risente degli strascichi del lavoro svolto in Commissione.

Sul punto è intervenuta Filomena Iatì (Per Reggio città Metropolitana) che ha parlato di «silenzio assordante» che ha accompagnato l’accordo tra Governo e Comune. Si dice «delusa scorata e amareggiata» per l’ennesima occasione sprecata dall’amministrazione. «La maggioranza ha dato ampia dimostrazione di essere più incline alle parole che ai fatti. Hanno invocato collaborazione di tutte le forze politiche, senza dare seguito. Il Consiglio è stato esautorato delle sue prerogative, costretto a ratificare atti preconfezionati. Poteva essere un’occasione di confronto nel rispetto dei ruoli ma così non è stato». Iatì in questo senso ha fatto l’esempio del percorso seguito nelle altre città dove, come a Napoli e Torino, l’accordo ha raggiunto l’unanimità.: «a Reggio niente di tutto ciò, a causa della nota arroganza e superficialità della maggioranza» ha detto, denunciando come l’accordo approdato in Commissione soltanto lo scorso 7 aprile ha impegnato la stessa in sole due sedute. Rimprovera ad assessori e dirigenti intervenuti di non essere entrati nel merito delle scelte politiche fatte e del rapporto instaurato con il Mef per giungere all’accordo in questione e si concentra poi sull’alienazione del patrimonio: «purtroppo dobbiamo fidarci della parola» dice ricordando l’assenza in Commissione del dirigente addensando nubi sul valore effettivo del patrimonio che secondo lei è inferiore a quanto calcolato nella relazione che accompagna il documento.

Pazzano: «Non parlate più di debito ingiusto»

Saverio Pazzano (La Strada) ha inteso ritornare sul concetto di “debito ingiusto” inaugurato dall’amministrazione Falcomatà. «Per dare discontinuità alla stagione del centrodestra bisognava fare un audit pubblico sul Bilancio, cosa che non è stata mai fatta, quindi se il debito è stato considerato del tutto esigibile, non parlate di debito ingiusto». Tornando alla questione del Patto per Reggio per l’esponente di opposizione «i regali non si rifiutano, ma va detto alla cittadinanza che non un euro di quelli che arriveranno sarà dirottato nei servizi essenziali della città che continua a mancare sul tema.  Va detto anche ai reggini che probabilmente questa estate rimarremmo ancora una volta senz’acqua visto che avete detto che non ci sono risorse per nuovi pozzi». Da qui l’invito alla maggioranza a tirare le dovute conclusioni politiche.   

Ripepi vs Sera, il duello sulla Hermes

Massimo Ripepi ha parlato nel suo intervento di «trappole e discrasie» nel documento portato in aula. Critiche sono rivolte anche all’atteggiamento della maggioranza nei lavori della Commissione che, il neo segretario provinciale di Italia al centro, chiede ufficialmente di trasmettere in streaming. «Non è possibile che mentre si parla di chi deve essere la società che farà la riscossione il capogruppo del Pd Sera ha detto testualmente “io non mi fido della Hermes per svolgere questo servizio, in caso contrario non voterò l’atto”». Ma Ripepi ne ha anche per l’assessore Gangemi che avrebbe detto “non si può dare la guida di una Ferrari ad uno che guida una cinquecento senza patente”. «Quindi – argomenta Ripepi – l’accordo con l’Agenzia delle entrate è il fallimento della vostra azione».

Interviene, quindi, “per fatto personale”, Peppe Sera che definisce Ripepi «un grande estrapolatore di frasi e manipolatore di coscienze». «Io – ha proseguito il capogruppo del Pd – ho detto quella frase alla fine di un discorso fatto con la stampa. Ho detto di avere grande stima per il presidente di Hermes e poi alla fine ho detto che ormai tutti siamo tecnici un po’ di tutto. Io non lo sono, io do un indirizzo politico».

A Sera non resta che rimproverare al centrodestra di aver deliberatamente tirato dentro la questione una società che sta crescendo. «Abbiamo fatto nascere Castore, e salvato Atam. Io ho fatto solo un paragone tecnico e null’altro. È come se mi dicessero che affidiamo il Museo del mare a Castore, io direi che non ha i mezzi tecnici. Per me da più garanzie un’Agenzia direttamente collegata al Mef che una società giovane. Interroghiamoci invece perché abbiamo più di 400 milioni di crediti di dubbia esigibilità».

“Per fatto personale” interviene anche il calendiano Carmelo Versace per specificare che Città metropolitana non finanzia né Hermes né Castore, «ma stiamo seguendo un percorso di ascolto già iniziato e stiamo provando a migliorare le condizioni della società e lo stato della nostra città metropolitana che oggi non gode più di una salute e di interventi diretti da parte dello Stato». Versace rispedisce al mittente le accuse di arroganza e sottolinea i meriti dell’amministrazione sul Decreto agosto e sugli impegni economici del Governo sulla città.

Sarà poi l’assessore Calabrò a dare qualche numero per riportare la discussione sull’ordine del giorno annunciando un recupero del disavanzo di 60 milioni rispetto al 2020 (399 mln) anche per dire che l’amministrazione non ha prodotto alcun nuovo debito ma, al contrario, ha migliorato la performance attesa, di anno in anno. La scelta di andare sulla riscossione coattiva con Agenzia delle entrate? «È per aggredire il fondo crediti di dubbia esigibilità senza pesare sulle tasche dei cittadini».

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