mercoledì,Giugno 29 2022

Comunali Villa, si delinea il quadro tra veleni e paternità delle scelte

Calma apparente all’interno al centrodestra. I siclariani rialzano la testa, Fratelli d’Italia rinuncia a De Blasio, ma l’Udc sosterrà Giusi Caminiti. E nel Pd si registrano le prime defezioni

Comunali Villa, si delinea il quadro tra veleni e paternità delle scelte

A poche ore dalla presentazione di liste e candidati per le comunali fissate al 12 giugno, a Villa San Giovanni sembra si stia arrivando alla definizione del quadro delle candidature. Nel centrodestra, nonostante la nota sull’ufficialità del nome di Marco Santoro quale candidato a sindaco, che fa trasparire la ritrovata unità nella coalizione, non si placano gli echi dello scontro interno dei giorni scorsi.  

Dopo il confronto, anche duro tra il deputato Francesco Cannizzaro e l’ex sindaco Giovanni Siclari, tiene la linea del coordinatore provinciale e responsabile per il Sud di Forza Italia che aveva proposto il nome di Marco Santoro.  Un nome che, in principio, aveva messo d’accordo tutti, o quasi, ma che è stato anche spettatore involontario dello scontro politico venutosi a creare. Oggi, dopo la nota unitaria di Fi, Lega e FdI (che rinuncia anch’essa a correre da sola), è proprio il senatore Marco Siclari ad assumere la paternità della scelta, rialzando la testa e provando a prendere le redini della coalizione sul proprio territorio. Sui social scrive: «Ho incontrato tutti gli eletti, i dirigenti di partito e tutte le anime di centrodestra di Villa San Giovanni per tenere unita e rafforzare la coalizione convenendo su Marco Santoro come candidato Sindaco della città. Ho sempre creduto che “l’unione fa la Forza”, che la passione per la politica deve essere un valore aggiunto al servizio del territorio, che il futuro è nelle nostre mani e che dobbiamo coltivare ogni giorno con amore, per questa ragione saremo tutti uniti puntando a fare vincere la città».

Insomma al di là di retroscena più o meno velenosi, tutto è bene quel che finisce bene. Anche se non mancano gli strascichi, anche molto polemici, di altri attori sulla scena villese.

Aragona si chiama fuori

Abbiamo raccontato nei giorni scorsi di un incontro voluto da Cannizzaro con La Valle, Micari e Sandro Aragona, già presidente del Consiglio in quota Fratelli d’Italia, per stringere un accordo a sostegno proprio di Santoro. Un incontro che si sarebbe chiuso positivamente sul nome del candidato. Lo testimonia in qualche modo anche lo sfogo sui social dello stesso Aragona che, anticipando le note del centrodestra, ieri sera ha chiarito la sua posizione tirandosi fuori dall’agone politico. Usando toni di scoramento per l’evolversi della situazione politica villese.

«Per questioni di principio e correttezza verso chi mi conosce – è l’incipit del post social – tengo a comunicare che, personalmente, mi ritengo, soggettivamente, singolarmente, fuori da ogni gioco e da ogni logica politica, politica di cui mi pregio di averne fatto parte, anche se per poco tempo»

Aragona non va per il sottile: «I giochetti che continuino a farli i bambini e le bambine dell’asilo, cioè a dire, coloro i quali, coscientemente, continuano a vivere di capricci e di sete di potere».

La critica del già presidente del Consiglio va oltre gli schieramenti ma non pesca nel mucchio, anzi: «A chi dovesse ritenere e/o pensare che le persone siano burattini o sempre a servizio altrui, vita natural durante, mi permetto di dire che così non e’! E spero che queste stesse persone siano in grado di addebitarsene le vere responsabilità, con riferimento particolare al “provinciale”. Quel Provinciale, che sia esso di destra o di sinistra, che non ha inteso e compreso dove finiscono i confini di Reggio Calabria e dove iniziano quelli di Villa San Giovanni, o forse ha inteso e compreso che quegli stessi confini potessero essere stuprati arbitrariamente e senza resistenza alcuna».

Detto ciò, conclude Aragona, «si sappia, dato ufficiale, certo e sicuro, e’ che, la mia appartenenza politica e’ chiara e palese ma, prescindendo da ciò, la mia vera appartenenza politica mette al primo posto la città».

Insomma con un fragoroso «liberi tutti»  e con un altrettanto chiaro «il sottoscritto non si sottopone a nessun tipo di vendita o di svendita di candidature al fine di favorire quella o questa parte politica», Aragona assume una scelta personale che differisce dalla posizione ufficiale di Fratelli d’Italia che ha definitivamente messo nel cassetto la proposta Filippo De Blasio.

L’Udc si defila dal «fatiscente centrodestra»

Sempre nell’ambito della coalizione di centrodestra si registra poi la singolare posizione dell’Unione di centro. «A pochi giorni dalla presentazione delle liste a Villa San Giovanni l’Udc prende le distanze da un fatiscente centrodestra perché si contrappone alla posizione di chi, durante riunioni carbonare “riservate a pochi”, piuttosto che mettere insieme idee, proposte, programmi, dà spazio a rancori e personalismi a danno dell’intera collettività villese».

Parole del commissario provinciale dello scudocrociato Paolo Ferrara, che non solo si defila, ma fa una nuova scelta di campo, ritenendo che Villa abbia bisogno di un candidato sindaco che riesca a dar voce a tutte le realtà territoriali culturali, politiche e sociali. «L’Udc, dopo un confronto con l’intero direttivo provinciale, ha deciso – conclude Ferrara – di lanciare la volata per la candidatura di Giusy Caminiti. Villa San Giovanni eleggerà il suo primo sindaco Donna e sarà il sindaco di tutti».

Pd, comincia la diaspora

Cambiando l’ordine degli addendi il risultato no cambia. E infatti cambiando schieramento, anche il centrosinistra o quel che ne resta deve fare i conti con le sue ataviche grane. Come ampiamente riportato in precedenza, il nome di Filippo Bellantone, scelto dalla segreteria regionale e provinciale del Partito democratico, ha provocato musi lunghi tra i dem villesi. Tanto che si registrano le prime defezioni. Salvatore Ciccone e Lina Vilardi, consiglieri dem a Palazzo San Giovanni, si sono infatti autosospesi dal partito recapitando al segretario provinciale Antonio Morabito e agli organi cittadini le motivazioni della loro scelta.

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