giovedì,Ottobre 6 2022

Reggio ultima per qualità della vita, Falcomatà la prende sportivamente: «Ancora si può fare molto»

Il sindaco sospeso vede il bicchiere mezzo pieno e difende l’operato dell’amministrazione: «Guardiamo come si era e cosa si sta facendo»

Reggio ultima per qualità della vita, Falcomatà la prende sportivamente: «Ancora si può fare molto»

Il sindaco sospeso Giuseppe Falcomatà proprio non ci sta a vedere Reggio ancora una volta in fondo alla lista dell’ennesima classifica che mette il sigillo sulla qualità della vita che, secondo il sondaggio, non sarebbe delle migliori alle nostre latitudini. E nonostante non indossi al momento la fascia di primo cittadino, Reggio la vuole difendere e parte dal minimizzare il contenuto del sondaggio stesso: «Potrei, ad esempio, dire che ci sono tanti altri sondaggi in cui la situazione era diversa, anzi davano dei dati in salita. Io personalmente, anche da sindaco, queste classifiche le ho sempre guardare in maniera sportiva senza esaltarci quando magari si era un paio di posizioni più su rispetto all’anno precedente ma senza buttarci giù quando magari, invece, avveniva l’esatto contrario».

Fuori dalle mura di palazzo Falcomatà dice di avere più tempo per dedicarsi alla politica guardando direttamente al tessuto della città e prova a difendere la sua Reggio ponendosi uno sguardo da cittadino e non da amministratore: «Molto dipende dalla prospettiva con la quale si guarda la città e molto anche rispetto a quelli che sono i dati da leggere dentro queste classifiche che non sono tutte situazioni che riguardano ovviamente la pubblica amministrazione. Ricordo ad l’esempio le classifiche di Italia Oggi e il Sole 24 Ore andavano a vedere il numero di rapine presenti sul territorio, il numero di cinema esistenti in una città, il numero di depositi bancari esistenti all’interno di un determinato territorio, insomma sono tutte situazioni che poi danno un risultato finale. Come direbbe Totò è la somma che da il risultato».

La difesa arriva fin dove la sofferenza di una città è manifesta ed è per questo che Falcomatà, pur minimizzando, ammette che tanto è ancora da fare: «Questa città ha giustamente l’ambizione di volere sempre di più ma è una città che, da quello che mi pare di capire, si confronta con la pubblica amministrazione con la consapevolezza di quella che è la strada che si è fatta finora e con la pretesa di quelle che sono le cose che si possono fare soprattutto alla luce dei grandi finanziamenti che ci sono, quindi, da un lato troviamo la memoria del male, come si era e di quello che piano piano si sta facendo, dall’altro invece il pressing alto, per usare un termine calcistico, su quello che ancora si può fare».

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