lunedì,Ottobre 3 2022

Politiche 2022, de Magistris a Reggio: «Siamo gli unici a non volere l’Autonomia differenziata»

Incontro elettorale questa mattina in piazza Camagna. Il leader di Unione popolare a tutto campo su giustizia e sanità. Conia: Non siamo la discarica d’Italia»

Politiche 2022, de Magistris a Reggio: «Siamo gli unici a non volere l’Autonomia differenziata»

«Unione Popolare è l’unica coalizione che ha una proposta di pace per cominciare a uscire fuori dal tunnel. Gli altri sono tutti subalterni alla scelta, come se la guerra adesso fosse inevitabile, che non si può porre fine. Si è subalterni ai diktat anche della Nato e degli Stati Uniti. Noi vogliamo ritornare invece ad un’Italia più forte più autorevole con meno discriminazioni territoriali sociali ed economiche».

Luigi de Magistris coglie l’occasione della giornata mondiale della pace per ribadire la posizione di Unione popolare rispetto al conflitto in Ucraina. In piazza Camagna, sventolano non a caso le bandiere della nuova creatura dell’ex sindaco di Napoli e già candidato alla presidenza della Regione Calabria, ma anche quelle arcobaleno e della pace. Ad attenderlo, per l’appuntamento fissato alle 10 del mattino di una giornata che lo porterà in tutte le province calabresi, oltre a militanti e sostenitori, anche il sindaco di Cinquefrondi e coordinatore nazionale di deMa Michele Conia, candidato al plurinominale e all’uninominale per la Camera.

de Magistris: «Non siamo né giustizialisti né manettari. Siamo per il garantismo»

«Da uomo del Sud, radicato in Calabria come in Campania e in tutto il sud, voglio sottolineare che Unione popolare è l’unica forza che dice no all’Autonomia differenziata che vogliono un po’ tutti, e che renderebbe il sud ancora più ultimo rispetto alla situazione in cui ci troviamo». Luigi de Magistris infila il concetto in un ragionamento più ampio, che riguarda i temi della legalità e della lotta alla mafia. «In questa campagna elettorale non si è parlato proprio di lotta alla corruzione e alle mafie. Soprattutto quella parte più insidiosa che mira a gestire a controllare il denaro pubblico. Forse perché non vogliono che si sappia come non stanno ancora spendendo i soldi per il Pnrr» dice, annoverando la sua formazione politica tra quelle che possono vantare un pedigree antimafia.

E d’altra parte, rispondendo alla provocazione di Antonio Ingroia che proprio ieri aveva messo in dubbio l’autenticità della proposta di Unione popolare per la presenza in essa delle idee portate avanti da Potere al popolo, de Magistris chiarisce: «Antonio lo considero anche una persona con cui sono amico, ma adesso si è infilato in un’avventura che non ha grosse prospettive. Basta La storia mia in Calabria, che lui conosce bene perché mi è stato vicino, per capire che non abbiamo bisogno di parole di propaganda elettorale. La nostra storia è stata una storia contro la borghesia mafiosa, contro il crimine organizzato. Semmai devo dire siamo attenti invece a capire perché i ladri di polli continuano a rubare polli. Abbiamo il volto umano, vogliamo carceri per esempio più vivibili, vogliamo che i diritti siano garantiti anche ai detenuti, vogliamo che i poliziotti penitenziari lavorino in condizioni più decenti, vogliamo la parità tra accusa e difesa, quindi non siamo né giustizialisti nè manettari. Siamo per l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, per la lotta alla borghesia mafiosa, ma anche per il garantismo. Piuttosto Ingroia si guardasse attorno perché là c’è anche qualcuno che viene da storie della destra che non è in coerenza con chi si dice di sinistra».

de Magistris: «Il popolo sa per chi votare se vuole cambiare»

«Gli italiani oggi hanno una possibilità – aggiunge il leader di Up -. È vero che noi siamo appena nati, ma se continuano a votare Meloni, Letta e gli altri, non cambia niente in politica estera. Non riescono a far pagare i super ricchi perché sono legati ai super ricchi. Basta vedere i manifesti. Come se li pagano Calenda, Renzi, Conte, Salvini, Meloni. Hanno un sacco di soldi per loro, e non trovano i soldi per gli italiani. Trovano i soldi per le armi ma non trovano quelli per la gente, e allora le pagassero loro le bollette, le facessero pagare alle grandi multinazionali. Invece no, fanno ricadere sulle famiglie, sulle imprese, sulle aziende, poi vanno in televisione e fanno la retorica del cittadino quando loro stanno al governo. Noi abbiamo un altro modo di operare, siamo persone fuori dal sistema, onesti, competenti, coraggiosi, liberi e autonomi. Il popolo italiano questa volta sa per chi votare se vuole cambiare».

Da qui alcuni capisaldi. «L’Italia si è accorta della devastazione della sanità pubblica con la pandemia. Noi abbiamo fatto un calcolo: in 10 anni 45 mila medici e infermieri in meno, 180 ospedali chiusi, 850 presidi di sanità pubblica, e poi nascono però cliniche private una dietro l’altra con dentro spesso politici o loro familiari. Non abbiamo nulla contro i privati ma uno Stato deve innanzitutto garantire la sanità pubblica».

Conia: «Non siamo la discarica d’Italia»

Ma sul territorio a cosa punta Unione Popolare. Alla domanda risponde Michele Conia che ripete come un mantra che bisogna ripartire dai diritti: «Intanto, le questioni che riguardano il lavoro, il diritto, i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, tante che abbiamo messi al primo punto del nostro programma e tra le nostre proposte per esempio c’è il salario minimo ad almeno 10 euro. Noi proponiamo e lo scriviamo nero su bianco che la sanità sia unica in tutta Italia, quindi non regionalizzata, perché pensiamo che il diritto alla salute deve essere uguale per chi abita a Treviso come per chi abita a Trapani. Bisogna assolutamente partire dalle fasce deboli perché in questo periodo c’è una strage, io la definisco così. non solo di quello che una volta veniva definito il proletariato, ma ora parliamo anche dei liberi professionisti dei commercianti con delle bollette assurde. Ecco penso che bisogna partire dalla ripresa di queste categorie e per esempio anche questo lo diciamo espressamente tassando invece le super ricchezze, le multinazionali. Per quanto riguarda il caro bollette, non è una decisione dello Spirito Santo, sono le decisioni sulle quali il governo poteva e doveva intervenire».

Insomma, infrastrutture – ribadito il secco no al Ponte sullo Stretto – sanità, aiuto alle fasce deboli, costituiscono il vocabolario di Unione popolare che propone anche una “svolta ambientale” che a queste latitudini coi problemi che si ritrova la Calabria può assumere un significato importante. Conia lo sa. Da sempre è in battaglia con chi guarda a Gioia Tauro come una sorta di sfogatoio per i problemi della regione: «Lo dico con forza, assumendomi la responsabilità di sindaco e di consigliere metropolitano, di uno che è stato in tutte le lotte di questi anni che hanno interessato il nostro territorio: la devono smettere di pensare che la piana di Gioia Tauro, la provincia di Reggio Calabria, sia la discarica di Italia, ogni qualvolta che c’è da fare qualcosa – l’inceneritore, poi il raddoppio, poi il rigassificatore -.

Insomma tutto ciò che negli altri posti non si vuole, lo si propone nella provincia di Reggio Calabria come che qui ci debbano essere i sudditi che devono subire quello che gli altri non vogliono, quando invece noi pensiamo e riteniamo che bisogna molto puntare sulle energie alternative che per quanto riguarda i rifiuti bisognerebbe finanziare e bene i comuni e rilanciare con la differenziata, il riciclo e il riuso. Basta pensare che non ci sono impianti che consentono questo tipo di lavorazione del riciclo e del riuso e invece preferiamo bruciare e far respirare la diossina ai nostri cittadini».

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